Centrodestra, la federazione può essere una buona idea

Il leader della Lega rilancia dopo l’elezione di Mattarella e le liti nel centrodestra: perché può funzionare

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La proposta del leader della Lega, Matteo Salvini, di riplasmare l’offerta politica del centrodestra, conferendole una leggibilità unitaria, rappresenta un tornante politico essenziale onde evitare l’esaurimento di un’esperienza che rischia di inoltrarsi nel punto declinante della sua curva parabolica. La crepa formatasi nell’alleanza di centrodestra, diagnosticata da tutti gli osservatori e provocata dalla riconferma al Quirinale di Sergio Mattarella, può degenerare in una irreversibile scissione senza una ristrutturazione che ne rilanci l’azione politica e la doti della necessaria credibilità.

La federazione tra gli azzurri e i leghisti non può prescindere dal preliminare ingresso della Lega nel Partito popolare europeo per rendere il progetto federativo coerente sia nella condivisione di valori non negoziabili sia nell’adesione ad una piattaforma programmatica alternativa all’area progressista. Salvini, se vuole essere l’erede del patrimonio politico costruito dall’esordio della discesa in campo di Silvio Berlusconi, dovrebbe emanciparsi dall’asfissiante competizione a destra che estranea quella componente moderata e fluttuante dell’elettorato che determina l’esito di ogni competizione politica. Se manca un riferimento solido nello spazio centrale dello scacchiere politico di centrodestra, il rischio è di lasciarlo occupare dalla convergenza delle molteplici sigle centriste a vocazione trasformista.

È interesse anche di Giorgia Meloni che l’alleanza si rafforzi, scongiurando l’erosione dell’area di centro della coalizione che favorirebbe le manovre in atto nella galassia centrista ostile, peraltro, a Fratelli d’Italia. Per la Meloni è preferibile che quello spazio così anelato non venga appaltato a formazioni a lei avverse, ma recuperato e valorizzato dai suoi “co-belligeranti” nella prospettiva della sfida elettorale del 2023 che impegnerà il rinnovo del Parlamento e di molte amministrazioni locali.

Tuttavia, la federazione fra Lega e Forza Italia non deve limitarsi ad una operazione verticistica fra apparati perché per rimobilitare l’elettorato, sempre più incline a rifugiarsi nell’astensionismo, occorre prospettare il recupero di una missione da veicolare con un messaggio di partecipazione collettiva dal sostanziale contenuto politico. Matteo Salvini se vuole rendere vincente la sua idea deve munirla di visione ed equipaggiarla del capitale umano capace di declinarla in azione. Per avere visione non si può prescindere dal ritorno delle culture politiche affinché tornino ad essere il cardine del confronto democratico senza quelle scorciatoie emozionali che nell’epoca dei social diventano soverchianti sull’elaborazione progettuale, determinando istantanee e galvanizzanti ascese così come rapidi e affliggenti deperimenti. Mentre l’elaborazione, per dare forma ai contenuti della proposta politica, può diventare la bussola di orientamento di una comunità sempre più consapevole del perimetro dell’area nella quale si riconosce.

La federazione proposta da Salvini ha un senso anche perché consolida le due forze che hanno scelto di stare al governo, potendosi intestare una quota –non secondaria- di merito nella difficile opera di ricostruzione del Paese che abbiamo davanti. Un percorso complesso e anche dispendioso sul piano politico che verrebbe vanificato non promuovendo o ignorando l’iniziativa di Salvini.

Andrea Amata, 1 febbraio 2022

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