Cronaca

C’era un altro cuore per Domenico? La scoperta che riapre il caso

Il bambino era stato sospeso dai trapiantabili poche ore prima della segnalazione di un organo compatibile. Due giorni dopo la richiesta di reinserimento in lista

bambino cuore bruciato
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Nuovi elementi documentali alimentano il dibattito sulla vicenda di Domenico Caliendo, il bambino ricoverato all’ospedale Monaldi di Napoli e deceduto dopo una complessa vicenda clinica legata a un trapianto cardiaco. Secondo quanto ricostruito dal Messaggero, emergono ora interrogativi riguardo alle decisioni assunte nei primi giorni di febbraio in merito alla permanenza del piccolo nella lista d’attesa per un nuovo trapianto.

Al centro dell’attenzione vi sono alcune comunicazioni intercorse tra il Monaldi e il sistema trapianti nazionale. Il 2 febbraio, infatti, una mail firmata dalla cardiochirurga Gabriella Farina avrebbe richiesto la sospensione temporanea del bambino dalla lista per il retrapianto cardiaco pediatrico. Nel documento si legge: “Le condizioni cliniche del piccolo C.D., in lista per un retrapianto cardiaco pediatrico, sono peggiorate. Si configura pertanto un quadro di multiorgan failure e si chiede la sospensione temporanea dalla lista di attesa per retrapianto cardiaco”. La richiesta sarebbe stata motivata dal peggioramento del quadro clinico del paziente. Le valutazioni sarebbero state effettuate dagli specialisti coinvolti nel percorso di cura, tra cui la stessa Farina e il primario Guido Oppido. Da parte dei medici, è stato sempre sostenuto che ogni decisione sia stata assunta sulla base di criteri clinici e scientifici e nel rispetto delle procedure previste.

A suscitare interrogativi è tuttavia la successione temporale degli eventi. Due giorni dopo la sospensione, il 4 febbraio, sarebbe stata inoltrata una nuova comunicazione con oggetto “Richiesta di reinserimento in lista”. Una circostanza che ha portato i legali della famiglia a chiedersi quali elementi abbiano determinato il cambio di valutazione in un arco di tempo così ristretto. Nel frattempo, nei giorni successivi, era stata segnalata la disponibilità di un organo compatibile proveniente da un donatore pediatrico. La notizia aveva riacceso le speranze della famiglia, ma il cuore non venne destinato a Domenico. Secondo quanto ricostruito, le condizioni del bambino sarebbero state ritenute incompatibili con un nuovo intervento e l’organo sarebbe stato successivamente trapiantato a un altro piccolo paziente.

L’avvocato Francesco Petruzzi, che assiste la famiglia Caliendo, parla di una “strana trapiantabilità a intermittenza”. Il legale ha spiegato: “Lo scorso 2 febbraio da Bologna si era reso disponibile un cuore per Domenico che il giorno stesso, su istanza dei cardiochirurghi di Napoli, era stato cancellato dalla lista del Centro Regionale Trapianti salvo rientrarci, il 4 febbraio, quando l’organo era già stato consegnato a un altro ricevente”.

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Nei giorni scorsi, nell’ambito dell’inchiesta per omicidio colposo che coinvolge sette medici del Monaldi, la difesa della famiglia ha acquisito ulteriore documentazione. Secondo Petruzzi, dagli atti emergerebbe che il bambino fu escluso dalla lista dei trapiantabili poche ore prima della comunicazione relativa alla disponibilità di un cuore compatibile. “Secondo quanto emerge dagli atti in nostro possesso – spiega il legale – Domenico, a causa dei danni rilevati a diversi organi, venne escluso dalla lista dei trapiantabili poche ore prima che da Bologna giungesse la notizia della disponibilità di un organo da un donatore pediatrico compatibile. In quella lista ci ritornerà, miracolosamente, il 4 febbraio, quando quel cuore era stato già assegnato. Una coincidenza inquietante e meritevole di approfondimenti”. Anche la madre del bambino, Patrizia Mercolino, ha commentato gli ultimi sviluppi della vicenda: “Stanno venendo fuori altre circostanze che mi sono state tenute nascoste, non è la prima volta, forse non sarà l’ultima. Voglio giustizia per mio figlio”.

L’accertamento dei fatti è ora affidato alle indagini in corso, che dovranno chiarire le ragioni delle decisioni assunte in quei giorni e verificare l’intera sequenza degli eventi legati alla gestione della lista d’attesa per il retrapianto.

Massimo Balsamo, 23 giugno 2026

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