Arrivava prima la lanterna, poi lui. Portava una flebile fiamma che pareva ancora più invisibile alla luce di quel sole ateniese che cancella le ombre. Era inutile di giorno quella fiammella tremula. La portava innanzi gridando: “Cerco l’uomo!”. Non era pazzo, era filosofo. Diogene indagava incessantemente e aveva bisogno di una luce sua, di un suo personalissimo portato di chiarità, era una faccenda che aveva a che fare con gli altri solo in nome del fatto che aveva a che fare intimamente con lui, autenticamente con lui.
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Sull’edificio del ministero della Verità, un’enorme struttura piramidale di cemento bianco e scintillante si distingueva la scritta dai caratteri eleganti che riportava i tre slogan del Partito:
LA GUERRA È PACE
LA LIBERTÀ È SCHIAVITÙ
L’IGNORANZA È FORZA
Winston Smith, protagonista del romanzo di George Orwell “1984”, non è libero. Può ancora pensare e indagare con la mente, ma nemmeno troppo; gli schermi onnipresenti e sempre accesi del Grande Fratello non lasciano scampo e bisogna mostrare un’adesione totale al partito, annullare qualunque iniziativa privata, fosse pure l’amore. È un bombardamento costante, non solo gli schermi, ma l’obbligo di partecipare ai due minuti di odio, di guardare film spietati contro gli oppositori, di lasciare che i bambini siano nutriti dal partito, le spie, le delazioni e i figli che, snaturati, denunciano i padri. È la totale negazione della libertà, dell’umano, delle relazioni umane. Eppure, nonostante il martellamento incessante, la mente di Winston, oppressa da una realtà finta, brutta e autocelebrativa, reagisce e si permette di pensare in modo critico, alternativo. Deve stare molto attento, maniacalmente attento, a non tradirsi con una smorfia, a non fare un gesto istintivo, a non parlare nel sonno, persino una sudorazione improvvisa può renderlo un sospettato agli occhi di un agente della Polizia Mentale.
Soffoca, ha bisogno di esprimersi, così comincia a scrivere su un libricino i suoi pensieri e una regola per sopravvivere: “Libertà è la libertà di dire che due più due fa quattro. Una volta garantito ciò, tutto il resto viene di conseguenza”. È la sua rivoluzione: due più due fa quattro.
Ci prova a restare lucido, si aggrappa ai ricordi, alle testimonianze storiche, alle parole, ma il Partito le deforma senza sosta, le cancella, sa bene che ridurre le parole vuol dire ridurre anche la portata della coscienza umana. Ne introduce altre, ambigue, contraddittorie come il termine “bipensare” perché, se si vuole governare e non smettere mai, bisogna dislocare il senso della realtà e il bipensare indica proprio questo: la capacità di accogliere nella propria mente due pensieri contraddittori allo stesso tempo e di accettarli entrambi. L’intellettuale del Partito sa di dover alterare i propri ricordi in un senso ben preciso, sa, dunque, che si sta facendo beffe della realtà, ma attraverso la pratica del bipensare riesce anche a persuadersi che la realtà non sia stata violata. La storia viene rimodellata, deturpata senza ritegno in base alle esigenze del presente, quelle del Grande Fratello. Chi possiede il presente, possiede il passato.
È un ribaltamento impudente della realtà, contraddizioni che non sono casuali e non sono il risultato di una normale ipocrisia, ma sono esercizi deliberati del bipensare, poiché è solo conciliando le contraddizioni che il potere può essere mantenuto ininterrottamente. Ci vuole un clima negativo, tuttavia, di minaccia costante, di guerra perenne che autorizzi a svuotare e poi indottrinare la coscienza delle masse, ci vuole una condizione di precarietà psicologica per esercitare il potere senza intoppi e un nemico vero o supposto da demonizzare.
In questo modo il Partito persegue il potere solo ed esclusivamente a proprio vantaggio, non è interessato al bene degli altri, è interessato soltanto al potere, non alla ricchezza, né al lusso, alla longevità o alla felicità: solo il potere, il potere puro.
Scoperto ad amare e a desiderare una vita vera, Winston viene rinchiuso nel Ministero dell’Amore, nome antifrastico per un luogo di torture atroci e psicologicamente perverse, lì si trova faccia a faccia con O’Brian, capo della Polizia Mentale; l’elettroshock aumenta di tensione ogniqualvolta pensa diversamente, viene torturato finché quelle quattro dita messegli davanti cominciano a sembrargliene cinque.
Che forse allora due più due non faccia quattro? Comincia a vacillare, la sofferenza lo sta modificando dentro. “Non sarai mai nuovamente capace di provare sentimenti umani” dice O’ Brian a Wiston: “Dentro di te, tutto sarà morto. Non sarai mai più capace di provare amore, amicizia, gioia di vivere, ilarità, curiosità, coraggio o integrità. Sarai vuoto. Ti strizzeremo fino a svuotarti e poi ti riempiremo di noi stessi […] Quando saremo onnipotenti, non avremo più bisogno della scienza. Non ci sarà più distinzione tra bello e brutto. Non ci sarà curiosità né gusto per la vita. […] Noi controlliamo la vita, Winston, su tutti i livelli. Tu stai immaginando che esista una cosa chiamata natura umana, che si rivolterà contro di noi perché l’abbiamo violata con le nostre azioni. Gli umani sono infinitamente malleabili. O forse credi ancora che i proletari o gli schiavi si leveranno e ci rovesceranno. Toglitelo dalla testa. Sono inoffensivi, come gli animali. L’umanità è il Partito. Gli altri stanno fuori… non contano”.
Winston tenta ancora: “Alla fine, vi batteranno. Prima o poi vi vedranno per ciò che siete e vi faranno a pezzi. […] So che fallirete. C’è qualcosa nell’universo – non so, uno spirito, un principio- che non dominerete mai [..] Lo Spirito dell’Uomo”.
Stremato, deformato, senza denti, senza capelli, lo sfiora l’eco di antichi pensieri della cui veridicità infine non è più certo: “Non possono entrarti dentro. Se riesci a sentire che vale la pena restare umano anche se non può essere di nessuna utilità, allora li hai sconfitti”.
Come una fonte pura e irriducibile, l’anelito della nostra natura, ripulita dall’ipocrisia, dalla vanità e dal potere, nella sua essenza, resta l’unico luogo di libertà in cui gli uomini si possono ritrovare.
Fiorenza Cirillo, 3 novembre 2025
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