
Caro Nicola,
è letteralmente incredibile l’assassinio di Charlie Kirk, brillantissimo conduttore di un format geniale da lui inventato (affollatissimi dibattiti dal vivo nelle università americane, in un mondo in cui tutti lamentano scarso coinvolgimento dei giovani), difensore del free speech e alfiere della legittima battaglia contro l’oscurantismo da politicamente corretto che asfissia la nostra società. Ed è ancor più incredibile che, morto egli da un minuto, sia stato presentato da diversi siti d’informazione italiani come “negazionista climatico, no vax che disinformava sul Covid”. Balle. Credo che più di qualcuno debba darsi una seria calmata. E rileggere Voltaire.
Perché sul versante sinistro del mondo occidentale spira un vento caldo di conformismo violento tale che se non spargi il verbo conformista della sinistra sei automaticamente fascista, o “divisivo”, come veniva presentato ieri sera da alcune tv Charlie Kirk, appena ucciso. E, da persona che come te rischierebbe personalmente pur di salvare il diritto del peggior nostro avversario a dissentire da noi, credo che la sinistra abbia precise responsabilità culturali del clima che ha essa stessa instaurato a suon di capricci ideologici che credo esista ancora il diritto di non condividere. Vale per gli Stati Uniti, in cui sinistra mediatica e politica si sono estremizzate contro Trump e chiunque sostenga lui o il principio della libertà d’espressione, come per l’Italia, ahimè. Che ben prima di ispirare malamente l’America i cui media si sono “italianizzati”, cullò già ai tempi di Silvio Berlusconi un clima di feroce ostilità da parte della sinistra mediatica e politica che, priva di idee, puntava solo a demonizzarne la personalità, fino all’attentato in suo danno (la famosa statuetta del Duomo) che alcuni leader, sempre a sinistra, sostanzialmente giustificarono: Berlusconi tira troppo la corda e se l’è cercata.
Menomale che Pierluigi Bersani, persona seria, ci mise una pezza andando in ospedale a trovarlo, dimostrandosi leader, non cheerleader come alcuni, oggi. Apro ieri Repubblica e scopro la critica a Trump che “cavalca” l’uccisone di una ragazza ucraina per mano di un afroamericano, nella metro di Charlotte. È scandaloso secondo loro che il presidente americano si indigni sui social e invochi la pena di morte per l’assassino. Il quale ammazza una ragazza fuggita dalla guerra, ignara che l’avrebbe trovata qui da noi, la guerra. “Eh ma Trump comunica come un barbaro”, obiettavano ieri alcuni miei amici politici. Tanto per capirci: che uno, nero o meno che sia, dopo 14 arresti, venga scarcerato da un magistrato e uccida una tizia su una metro, sgozzandola del tutto gratuitamente e dicendo poi dopo, appena arrestato: “Ho ucciso la ragazza bianca”, è una cosa non tollerabile da una società colta e civile, non da una che si vuole descrivere barbara perché guidata pro tempore da Trump il quale – sottointeso – si indignerebbe secondo loro solo perché l’assassino è nero. Evoluzione non significa impunità. E la libertà non include quella di delinquere, ma quella di indignarsi sì. Quindi quando osservo certi media criticare Trump per “cavalcare il fatto”, penso che pur di fare – i media – campagna politica contro Trump, si distorca il fatto grave (una valutazione sbagliata di un magistrato americano, che a differenza dei nostri pagherà l’errore) e che il vero problema per la società di oggi siano certi media, non Trump. O certi media più di Trump.
Che, come noto, non è proprio la mia tazza di tea, ma che non ha scippato nulla a nessuno e di cui bisognerebbe analizzare errori e meriti senza gridare al dittatore. Trovo indicativo e grave che oggi in Italia cui chiunque difenda le ragioni di Israele, o bolli Hamas come organizzazione terroristica responsabile di aver scatenato un inferno, finisca sotto scorta. Se non ci si allinea al conformismo imposto a mezzo media e politica politicamente corretta, si è provocatori. Quindi, fomentatori di odio che poi non ti puoi lamentare ti colpisca. Questo è il ragionamento di alcuni commentatori americani e italiani di queste ore sull’assassinio di Kirk nello Utah. Chiunque, come Kirk, neghi che esistano 60 generi ma solo uomo e donna (liberi poi – ci mancherebbe – di sentirsi quel che si vuole) viene bollato come retrogrado omofobo. Chiunque neghi la causa antropica del climate change a cui molti vogliono impiccare nostre imprese e posti di lavoro, è un negazionista. Come chiunque sia stato a favore dei vaccini per lo stesso Covid, ma contro l’obbligo vaccinale. Anche se essere contro l’obbligo vaccinale non significa negare nulla, e negare la causa antropica del cambiamento climatico idem. Per non parlare di chi si è azzardato a fotografare il fatto che il Covid fosse un “virus cinese” perché da li proveniva: razzista..!
Tutto questo è contrario alle linee guida del pensiero unico dirigista, che ci vuole tutti sudditi disciplinati secondo la pretesa di qualche sinistro che confonde diritto di tutti e capriccio suo, e che non trova ridicolo oltre che pericoloso il fatto che a un posto di blocco in California un guidatore porga, al poliziotto che lo ferma, un collare anziché la patente perche’ si “identifica come un gatto”. Questa cappa di conformismo che deve demonizzare chiunque concorra, secondo i dittatori del politicamente corretto, a scippare alla sinistra il suo diritto naturale di governare si fonda su un doppiopesismo che ormai fa ridere il mondo ma è intriso di violenza verso chi non lo adotta. Obama tuona che stroncherà le proteste dei neri che definisce “criminali” nel 2015 a Baltimora, dopo che la polizia ha ucciso l’afroamericano Freddie Gray? Bravo Barack, legge e ordine. Cinque anni dopo, sotto la prima presidenza Trump, la polizia dello stato (democratico) del Minnesota uccide George Floyd, anche lui nero? È la polizia di Trump, e via con Black Lives Matter. Definisci quel movimento sfascista e politicizzato? Sei un razzista. Charlie Kirk era colpevole di “provocare” gli studenti (cui offriva la chance di contestarlo, in nome del free speech) chiedendo loro: “Definisci una donna” e di eccepire sulla risposta di chi sosteneva fosse “un essere che si identifichi in una donna”.
Discuteva davanti alle telecamere con dei mocciosi pro-Pal e difendeva Israele definendo Hamas “il cattivo ragazzo della situazione”. Beh, se tutto questo vale il titolo di provocatore (e sostanzialmente giustifica che gli abbiano sparato), fate voi. Ma siamo allora provocatori tutti noi che di sinistra non siamo, e che di questa sinistra massimalista e intellettualmente violenta non saremo mai. Però, siamo anche quelli che se vedessero minacciato il nostro peggior avversario, anche quello che stimiamo meno, rischierebbero personalmente pur salvarne il diritto a esprimere di non essere lui d’accordo con noi. Perché noi non dimentichiamo che, sia pur di idee diverse, siamo tutti uomini. Qualcun altro evidentemente si. È per questo che parte della sinistra mondiale mi ha rotto i coglioni. Non ne ha azzeccata mezza negli ultimi lustri, e vive di luoghi comuni, Flotillas e capricci anticapitalisti? Tornasse a studiare per tirare fuori un’idea che non ha.
I Trump (anche lui sfuggito alla morte da proiettile per un millimetro, perché reo di ostacolare l’ascesa della candidata democratica più imbarazzante di sempre) li batti con le idee, non dandogli del fascista che è chiaro non sia né possa essere, in una nazione per definizione liberale. Ti lascio con una considerazione banale: cosa si direbbe se un volto popolare della sinistra, oggetto di un profluvio di attacchi allarmistici di media e politici di destra, venisse ammazzato da un pazzo, magari di destra? Torniamo in noi, discutiamo, litighiamo, ma spieghiamo -tutti- per bene e con forza che il diritto ad esporre le proprie idee è e deve restare un diritto riservato a tutti, non appannaggio esclusivo di pochi. E che se davvero qualcuno si appassiona cosi tanto al tema del fantasma del fascismo, basta che apra l’armadio del politicamente corretto. Lo troverà li.
Andrea Ruggieri, 11 settembre 2025
Nicolaporro.it è anche su Whatsapp. È sufficiente cliccare qui per iscriversi al canale ed essere sempre aggiornati (gratis).