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Floyd, ora la sorella attacca Biden

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Esattamente come Donald Trump ha sofferto l’ipoteca dei gruppi estremisti, una relazione pericolosa sfociata nei fattacci del gennaio scorso, con l’assalto al Congresso, così Joe Biden è schiacciato dalla sinistra radicale. In fondo, a quel pezzo di America infiammato dalla politica delle identità, il presidente ha promesso grandi cambiamenti. Esattamente come Barack Obama prima di lui. Ebbene, i nodi iniziano a venire al pettine.

Così, la sorella di George Floyd, l’afroamericano ucciso un anno fa durante un arresto, ha boicottato un incontro alla Casa Bianca con Biden, accusandolo di non aver mantenuto l’impegno sulla riforma della polizia. Ovviamente, il problema è che i cambiamenti chiesti dagli esponenti più radicali di Black lives matter sarebbero peggiorativi: si è visto bene a cosa porterebbe il definanziamento delle forze dell’ordine, ad esempio, nelle città funestate dalle rivolte, quando interi quartieri sono stati sottratti al controllo dello Stato.

Il risultato sono stati crimini, stupri e omicidi. E di sicuro la nazione non si pacifica facendo come la sindaca di Chicago, criticata dallo stesso Partito democratico, perché rifiuta di rispondere a domande di giornalisti bianchi. Per ora, l’unica novità per la polizia è l’obbligo di girare con una telecamera e il divieto di effettuare, durante gli arresti, prese al collo (ricordiamo che Floyd morì soffocato, con il collo schiacciato dalla gambe di un agente che è stato condannato il mese scorso e rischia fino a 40 anni di carcere).

Insomma, Biden ha parecchie gatte da pelare: se insegue l’agenda dell’estrema sinistra, sfascia il Paese e serve un assist ai Repubblicani, che hanno già buone chance di recuperare il controllo del Congresso alle elezioni di midterm del prossimo anno. Ma se ignora le pressioni che vengono dall’ala radicale del suo partito, si espone a rappresaglie simili a quella, simbolicamente molto potente, della sorella di Floyd.

Ecco cos’è diventata l’America: una nazione prigioniera degli estremismi, nei quali è scivolata grazie alla dittatura soft del politicamente corretto. Un destino simile aspetta anche l’Europa?