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Che cosa manca dal decreto sostegni

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Al di là delle tifoserie, delle convenienze e degli imbarazzanti innamoramenti per il Premier di qualche giornalista (dal loden di Monti allo standing di Draghi, passando per la pochette di Conte, il livello non accenna a crescere), il “decreto sostegni” approvato venerdì dal Consiglio dei ministri non si discosta molto dai diversi “decreti ristori” varati dal precedente Esecutivo (a parte la scontata soppressione del riferimento ai codici Ateco, richiesta da tutti i partiti e da tutte le organizzazioni economiche).

Del resto – come è stato già osservato – miracoli non può farne nessuno. Di conseguenza, ai beneficiari di volta in volta individuati nei vari provvedimenti non possono che pervenire somme molto limitate. La vera svolta – come pure hanno già detto in diversi – potrà aversi solo quando alle forze dell’economia sarà nuovamente consentito di esprimersi compiutamente, pur con le dovute precauzioni sanitarie.

Quanto all’immobiliare, il piatto piange ancora di più.

Non è stata riproposta, ad esempio, una misura che – pur se imperfetta e bisognosa di aggiustamenti – era stata unanimemente apprezzata dagli operatori e non a caso viene diffusamente richiesta: il credito d’imposta del 60% per gli affitti commerciali, a beneficio degli inquilini ma cedibile a terzi, proprietari-locatori in primis. È auspicabile che il Parlamento ponga rimedio a questa mancanza, disponendo che almeno per qualche mese del 2021 lo Stato si faccia carico di una parte dei canoni di locazione dovuti dai commercianti, dai ristoratori e da tutti coloro che svolgono la loro attività in immobili presi in locazione.

Ma ci sono almeno altre due assenze gravi che caratterizzano il primo provvedimento di aiuti del Governo Draghi.

Una è l’eliminazione della tassazione dei canoni di locazione non percepiti, attualmente prevista solo per gli affitti abitativi (con maggiore o minore complessità a seconda che il contratto sia stato stipulato prima o dopo il 1° gennaio 2020). Un intervento che il buon senso avrebbe imposto già da un anno, non appena si evidenziò il notevole aumento delle morosità, in particolare nei contratti riguardanti immobili non commerciali, ma che ancora non riesce a vedere la luce.