Esteri

Chi dipinge Trump come clown non ci ha capito nulla

Mentre The Donald manovra, certa stampa italiana ci informa dei cappellini mostrati ai suoi ospiti d’eccezione

Donald Trump, presidente degli stati uniti d'America, e la sua storia in politica, tra democratico e repubblicano Immagine generata da AI tramite LeonardoAI
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È sempre curioso, quasi grottesco, constatare come i tanti giornali italiani che ogni giorno definiscono Donald Trump “rozzo”, “impreparato” o addirittura “stupido” riescano a ignorare con chirurgica precisione le sue recenti mosse diplomatiche, mentre continuano a dedicare colonne intere a dettagli folcloristici del tycoon certamente di poco conto, come la sua collezione di cappellini esposta alla Casa Bianca.

Eppure, osserviamo i fatti cercando di avere un dono assai raro tra i cronisti di oggi: l’onestà intellettuale. In pochi giorni, a seguito di un lungo braccio di ferro e anche di un evidente inasprimento di toni col suo omologo russo (dopotutto, si vis pacem para bellum…) Trump è riuscito a raggiungere con Vladimir Putin un dialogo franco, che ha riaperto la prospettiva di trattative concrete. Non un rituale formale, ma un vero atto politico che nonostante la polarizzazione promossa dagli alleati atlantici e al momento certamente poco fruttuosa, ha rimesso al centro l’importanza di giungere a una negoziazione.

Subito dopo, a bocce ferme, ha convocato i membri dell’Unione Europea insieme a Volodymyr Zelensky, suggerendo la costruzione di un tavolo comune: un gesto da vero leader e certamente da “primus Inter pares”, come peraltro suggerisce anche una delle foto ufficiali dalla Casa Bianca, in cui assume le fattezze di un professore dietro la cattedra che parla agli alunni (i leader UE) tutti seduti di fronte a lui. Insomma Trump è riuscito a ritrasformare la Casa Bianca dal centro geriatrico Biden a crocevia della diplomazia internazionale.

Ancora una volta, chi lo dipinge come un clown non ha compreso che il clown, in questo caso, recita solo per distrarre gli avversari, mentre prepara la sua strategia. E la stanza con le fattezze di un autogrill fra maglie e prodotti brandizzati Trump pare non essere altro che il dito che molti si fermano a guardare mentre indica la luna.

E così veniamo ai nostri giornali. Mentre Trump manovra, certa stampa italiana ci informa dei cappellini mostrati ai suoi ospiti d’eccezione, i leader Ue, e altre futilità che nulla hanno a che vedere con la sostanza politica. È la sindrome del provincialismo di parte che da anni attanaglia l’informazione italiana: non conta quello che succede davvero, conta titillare i propri lettori in base alle proprie specifiche simpatie o antipatie.

Il fenomeno Trump, invece, consiste proprio nel ribaltare la scenografia: egli appare sgraziato, imprevedibile, spesso volutamente irriverente. Ma dietro questa maschera, agisce con logica lucidissima.

È riuscito a imporre al dibattito europeo un ritmo diverso, più serrato, più pragmatico. Con bastone e carota è riuscito a svegliare un carrozzone che fino a qualche mese fa era allo sbando, la NATO, responsabilizzando i suoi membri sulla necessità di doversi aggiornare.
È impulsivo, caparbio, cinico, ma dopotutto non è scritto da nessuna parte che gli USA debbano essere una onlus, e se in passato ci siamo convinti di questo abbiamo commesso un errore. Sono partner strategici, non i nostri genitori tenuti a darci la paghetta.

Questo è ciò che gli intellettuali nostrani non sopportano: l’evidenza che la politica non indossi sempre il volto austero del tecnico o il sorriso smagliante di un Obama qualsiasi, ma talvolta quello camaleontico e un po’ arancione del tycoon che non teme di dire ciò che pensa. Si ride dei cappellini e nel frattempo Trump sposta gli equilibri del pianeta.

Donald Trump porta avanti l’arte di far ridere gli stolti per distrarre e poter governare sul serio. È maestro in questo: lascia che lo deridano, ma al momento opportuno si rivela un incredibile affarista. E quando la polvere delle battaglie mediatiche si poserà, resteranno i risultati: il dialogo riaperto con la Russia, gli USA di nuovo al centro del mondo, la possibilità concreta di un tavolo di pace. Dei cappellini e delle caricature, invece, non resterà che la prova dell’inconsistenza di certa stampa.

Alessandro Bonelli, 23 agosto 2025

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