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Chi era Shinzo Abe, l’ex premier assassinato in Giappone

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di Andrea Gebbia

L’attentato che ha causato la morte dell’ex primo ministro giapponese, il sessantasettenne Shinzo Abe, o Abe Shinzo come dicono in Giappone (col cognome rigorosamente prima del nome), ha sicuramente scosso il mondo. Durante un comizio politico in favore di un candidato del Partito Democratico Liberale, di cui Abe è stato il leader per lungo tempo, in vista delle elezioni nazionali di domenica, l’ex primo ministro è stato assassinato con due colpi di arma da fuoco.

Conoscendo un po’ il paese del Sol Levante, gli eventi fanno ancora più paura e risultano più sconvolgenti. Nara, che fu anticamente la capitale del Giappone dal 710 al 784, è una città che racchiude in sé molte tipicità del Paese asiatico. Nel sito Unesco World Heritage (patrimonio dell’umanità) Nara compare con 8 monumenti storici, 5 templi buddisti, 2 scintoisti, un antico palazzo e una foresta preistorica. Al primo posto figura il maestoso Todai-ji (grande tempio orientale), a sua volta un complesso di vari templi buddisti, che ospita la statua di bronzo del Buddha più grande del mondo.

Questa aura di pace e serenità è confermata dalla grande quantità di cervi giapponesi che girano indisturbati senza aver paura dell’uomo in molti parchi in cui tali meraviglie architettoniche sono situate. Questi sono i simboli del Giappone: grandi metropoli ultra tecnologiche affiancate da oasi di sublime tranquillità dove il tempo sembra essersi fermato. Questa idilliaca cornice è stata drammaticamente stracciata oggi con due colpi di arma da fuoco, addirittura sparati alle spalle, da un signor nessuno, ex membro della forza marittima di auto difesa, il cui nome potrebbe ricordarci quelli dei personaggi dei cartoni animati giapponesi della nostra infanzia. Questa situazione riassume forse cinicamente la faccia odierna del Giappone: non più il leader asiatico per eccellenza ma ormai un Paese quasi tornato alla normalità e anzi trafelato nel rincorrere il progresso tecnologico di Corea del Sud e Cina in primis.

Abe, come riportato dalla agenzia online Kyodonews, iniziò la sua carriera come segretario del padre, ministro degli Esteri, prima di venir eletto alla Camera dei Rappresentanti (la camera bassa del parlamento) nel 1993. Abe divenne primo ministro nel 2006 all’età di 52 anni, il più giovane premier dalla fine della seconda guerra mondiale, come ricorda Japan News. Nel 2007 si dimise per problemi di salute. Nel dicembre 2012 divenne capo del governo per la seconda volta: il suo secondo mandato ebbe la durata record di 2822 giorni fino al settembre 2020, quando si dovette dimettere definitivamente per il peggioramento della sua colite ulcerosa cronica.

In totale Abe Shinzo ha governato 3188 giorni: questa cifra è da record in Giappone e ha contribuito ad una stabilità politica che ormai mancava da tempo. Nel suo mandato finale, con grande influenza anche all’interno del suo partito, Abe intraprese una politica economica che si potrebbe tradurre in italiano con “Abenomia” (Abe + economia), caratterizzata da un massiccio abbassamento degli interessi per facilitare i crediti, con riforme strutturali per ravvivare la stagnante economia nipponica.

Altra prerogativa di Abe è stata la sua grande attenzione nell’aumentare la sicurezza del Giappone ed innalzarne il profilo politico sul piano internazionale. Come sottolinea il Japan Times, in un periodo di forte crescita economica e militare cinese, Abe è da molti ritenuto l’architetto della cosiddetta struttura “the Quad”, un gruppo di sicurezza che include Giappone, Usa, Australia e India, che, con una diplomazia basata sui valori, vuole promuovere la democrazia, i diritti umani e il rispetto delle leggi.

Nel 2014 l’amministrazione Abe si spinse fino a reinterpretare la Costituzione per rendere possibile l’uso della legittima difesa collettiva (difendere gli Alleati anche senza un attacco diretto al Giappone) ed espanse il ruolo delle forze di autodifesa con una nuova legge sulla sicurezza nel 2016. L’aggressivo conservatore si attirò a volte persino le ire dei suoi vicini (Cina e Corea del Sud) come quando, nel 2013, visitò il santuario di Yasukuni, visto come un simbolo del passato militarismo giapponese, essendo dedicato alle anime dei soldati o civili che combatterono per l’Imperatore dal XIX secolo al secondo conflitto mondiale.

Anche in Svizzera la drammatica notizia dell’attentato ad Abe viene riportata su tutti i media. Sul Blick si dà soprattutto risalto al fatto che Abe tenne un discorso al Forum economico mondiale di Davos nel 2019 e si ricorda il suo tweet in cui sorridente viaggiava in treno dalla stazione di Zurigo fino a Davos quando fuori nevicava abbondantemente. In Svizzera i presidenti compiono regolari viaggi in Giappone. Poco prima del ricordato Forum di Davos del 2019, l’allora presidente Ueli Mauer si recò in Giappone per un summit, l’anno prima Alain Berset, anch’egli in qualità di presidente della Confederazione Elvetica (il presidente si rinnova ogni 12 mesi) era stato a Tokyo. Ignazio Cassis, l’attuale presidente rossocrociato, è stato recentemente in Aprile in visita in Giappone.

I viaggi ufficiali nel paese del Sol Levante non hanno solo carattere di cordialità. Secondo il ministero degli Esteri svizzero, il Giappone, dopo la Cina, è il partner commerciale asiatico principale per la Svizzera. Addirittura nel 2009 la Svizzera fu il primo paese del continente europeo a stipulare un trattato di libero scambio con il Giappone. Il Blick continua, molto ironicamente, che invece l’interesse commerciale dei nipponici verso la Svizzera non è cosi largamente ricambiato…