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Chi fallirà dopo i ristoranti

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Questa zuppa è rivolta a tutti coloro che oggi soffrono per la chiusura delle attività economiche dovute ai lockdown. Ogni categoria, verrebbe da dire, è infelice a modo suo.

Pensate a ristoratori e baristi di cui si è tanto parlato. Ma queste categorie sono così facilmente circoscrivibili? Il birraio di Napoli che mesceva schiume artigianali quando viene chiuso, non solo soffre per sé, ma, in una lunga catena, coinvolge la ditta di birre artigianali che lo riforniva e per «li rami» affligge anche i commercianti di materie prime. E che fine fanno i dipendenti della distribuzione cosiddetta Horeca? Oppure pensate ai poco citati organizzatori di eventi: rischiamo persino di perdere la prossima kermesse del G20. Ma quanti ne soffriranno: dagli artigiani che si occupano degli stand, agli architetti che li organizzano, alle maestranze che li costruiscono, alle hostess che aiutano i congressisti e così via. Per ogni codice Ateco (così il fisco ci considera) che viene bloccato, ci sono migliaia di professioni più o meno organizzate che ne pagheranno le conseguenze. Tutte categorie invisibili.

Ristori inutili

Ciò che vogliamo banalmente dire è che i «ristori» sono una goccia nell’oceano. O meglio servono poco a pochi. Per carità, se arrivassero subito e ingenti, potrebbe alleviare la ferita. Ma la cura non è certo l’intervento dello Stato e più passa il tempo e più il paziente è destinato a morire.

La presunzione è che l’economia sia un giocattolo costruito da un grande architetto. Così non è. Adam Smith per primo aveva ben capito che non c’è un ingegnere che possa costruire il mercato. Esso si muove con una mano fortissima e invisibile. Mai locuzione fu più felice e al tempo stesso più sbeffeggiata.

Coloro che oggi credono di dare una mano, un risarcimento, all’economia che si ferma, sono degli ignoranti. Cioè ignorano il funzionamento del mercato. Ritengono che si possa dare un piccolo ristoro, e per di più tardivo, a qualcuno, per rimettere le cose apposto. Presumono che ci sia un ordine calato dall’alto e che dall’alto dunque si possa intervenire. Quel gioiello che è il mercato è la combinazione di miliardi di scelte istantanee fatte da miliardi di individui e pensare di intervenire in esso fa solo danni.

La favola della matita

C’è una favola stupenda che consiglio ai nostri avvocati, agli esperti di diritto, a quegli economisti interventisti, scritta da Leonard Read: Io, la matita. È la genealogia di una matita di legno. È incredibile quanti padri essa abbia. Dal cedro per produrre il legno, alla ferrovia per trasportarlo, dalla grafite per colorare alla macchina che lo assembli, dalle lacche per proteggerla al cadmio per costruire il gommino.

Non c’è una persona al mondo che potrebbe partorire una matita da solo, così come non c’è una mente superiore che potrebbe pianificare a priori dalla foresta alla cartoleria l’esistenza di una matita. La matita è l’oggetto all’apparenza più semplice possibile, ma nella pratica è il più complesso che possiate immaginare. Se ne producono miliardi non grazie ad un pianificatore, ma grazie a una mano invisibile, che dalle seghe del boscaiolo ai picconi delle miniere mette magicamente tutto a sistema.

Se improvvisamente un legislatore pazzo dovesse bloccare la vendita delle matite, questo lo aggiungiamo noi, e il medesimo dovesse dare un ristoro al produttore di matite, si sarebbe comunque distrutto un mercato, o una filiera. Ecco il nostro esecutivo (e non solo quello italiano) non ha bloccato solo la produzione delle matite, ma alla stregua di cappellaio pazzo si è divertito a chiudere l’economia di dettaglio, con qualche eccezione qua è là.

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Ivar
Ivar
10 Novembre 2020 19:06

Non sono un veggente però mi domando ora come feci nel 1994 (dopo mani pulite) nel 2008 ultima crisi (tutte le aziende in cerca di ossigeno) oggi 2020 come allora penso e dico, vedrai che agli italiani verrà la voglia di impegnarsi e non continuare a lamentarsi piangendo lacrime di coccodrillo. Ad ogni crisi c’è una risalita se si è interessati a risalire la china. È VERO NON SONO SODDISFATTO DI UN GOVERNO FORMATO DA APPRENDISTI , ho quattro aziende 3 non pareggiano i conti e una è stata chiusa li scorso 30 ottobre. Non auguro a nessuno questi momenti, mi auguro che il popolo italiano non faccia una rivolta, sarebbe la guerra civile. Grazie agli ultimi vent’anni di politici competenti solo per se stessi.
IVAR

Cesare Dassena
Cesare Dassena
10 Novembre 2020 18:04

Niente di più giusto! Macchiavellico… Siamo in mano a una minoranza politoparassita mondiale che ci vuole RI-ADDOMESTICARE secondo la “nullità ” che essi stessi rappresentano… UN mondo di SFIGATI e FALLITI

BUNNIE
BUNNIE
10 Novembre 2020 17:47

Giorgio chiede come mai :” Un ristoratore di livello, anni di attività, qualche centinaia di migliaia di euro in banca ……” chiuda per una chiusura di qualche mese.
Il problema è che in quei mesi le spese si devono pagare quasi tutte; affitto, acqua, luce , dipendenti, almeno in parte, debiti che si sono fatti per gli investimenti , la propria sopravvivenza personale con tasse , contributi etc etc..
Questo per un ristoratore di livello ma non sono tutti così.Molti stentavano a sopravvivere prima del virus, tanti hanno iniziato da poco facendo debiti .
Visto da fuori sembra un mondo di “sistemati ” con il kulo al caldo ma non è così se non in rari casi .

Maurizio
Maurizio
10 Novembre 2020 14:35

Ho parlato poco fa con un dirigente di una nota casa farmaceutica il quale mi ha detto che hanno esaurito (venduto) tutte le scorte di propofol e midazolan indispensabile nelle terapie intensive. Il problema è che non hanno più le materie prime per produrle ! O pebbacco !!!

Guglielmo Stern
Guglielmo Stern
10 Novembre 2020 14:16

NOTIZIE DAL FUTURO
Roma, 2023
Gazzetta Ufficiale
“È introdotta la nuova “imposta sulla rigenerazione ed il recupero di dispositivi di protezione individuale leggera” meglio nota come tassa mascherine.
“Con questa misura il governo intende finanziare assistenza psicologica ai dipendenti del settore pubblico duramente provati dal rientro al lavoro dopo tre anni e colpire al tempo stesso quei comportamenti sconsiderati degli imprenditori italiani che due anni fa si sono riempiti le aziende di mascherine, dimostratesi dati alla mano del tutto inutili a controllare il COVID, ed ora le gettano nei cassonetti”
FCA ha protestato, avendo riconvertito i suoi impianti da produzione di auto a mascherine, ricevendo rassicurazioni dal governo di un consistente aiuto statale sulla ristrutturazione.

Franz
Franz
10 Novembre 2020 12:51

Sono socio di una società di ingegneria che ha il suo primo cliente nel settore della cantieristica. Il settore è molto importante per l’economia nazionale, anche se sembra “superfluo”. Noi abbiamo circa 20 dipendenti, tutti tecnici altamente qualificati. Le navi da crociera sono ferme da quasi un anno, non si sa quando ripartiranno, gli armatori sono alla canna del gas e saranno costretti a cancellare o posporre ordini. Quest’anno ce la siamo cavata con un -30% di fatturato, ma il nostro principale cliente ci ha fatto capire che nel 2021 e probabilmente nel 2022 gli ordinativi per i servizi di ingegneria saranno ridotti ulteriormente fino al 30% del 2019. Noi forniamo servizi, quindi non possiamo compensare a monte sugli acquisti, non possiamo licenziare, ed avevamo appena assunto 6 persone. Per formare un nostro tecnico fino ad un livello di produttività sufficiente, sono necessari almeno due anni di lerning by doing. Nonostante che siamo nel ricco avanzato nordest, la scarsità delle infrastrutture telematiche disponibili non ci consente prestazioni sufficienti a far lavorare i nostri tecnici in smart working. Abbiamo fatto cassa integrazione in primavera, alcuni nostri dipendenti hanno ricevuto gli assegni dopo 4 -5 mesi. Nel settore dell’ingegneria, per avviare nuovi clienti che compensino la perdita di volume di quest’anno occorrerebbero almeno due anni; ma il problema è che i settori… Leggi il resto »

honhil
honhil
10 Novembre 2020 12:36

Saranno in molti a fallire e la moria riguarderà tutti i settori: è già scritto a caratteri cubitali e a darne conferma sono le tante, oramai troppe, serrande abbassate. Un segnale di sconfitta, senza neppure l’onore delle armi. E sembra quasi che ognuna di esse, a nome proprio e di tutte le consorelle, volesse testimoniare, con tutta la malinconia del caso, un modo di vivere e di commerciare all’improvviso diventato arcaico. Come se dietro a tutto ciò ci fosse la voglia, con la scusa del Coronavirus, di tentare una veloce rimodulazione del mercato a favore del cooperativismo. Il sogno mai sopito di un’organizzazione che è insieme chiesa, sezione di partito e di polizia di una collettività da tenere strettamente sotto sorveglianza, al fine di poterla accompagnare verso la decrescita felice di stato tanto cara al governo in carica.

Nella
Nella
10 Novembre 2020 12:26

Vogliamo parlare del vaccino della Pfizer (90 %) Spero che BILL GATES & co. passino almeno metá della loro vita sulla TAZZA (non quella della colazione..l’altra)