Ha provato a giocare d’anticipo. O meglio, di ritardo. Perché Pedro Sánchez, durante le celebrazioni della Festa Nazionale spagnola del 12 ottobre, avrebbe escogitato un sistema piuttosto singolare per evitare i fischi dei suoi concittadini: restare chiuso nell’auto di servizio fino all’ultimo momento, aspettando l’arrivo della Famiglia Reale. Peccato che il piano non abbia funzionato.
Come racconta El Mundo, il premier socialista ha atteso nei pressi di piazza Cánovas del Castillo, a Madrid, fino a pochi minuti prima dell’arrivo di re Felipe VI, della regina Letizia e delle due figlie, Leonor e Sofía. L’obiettivo, secondo la ricostruzione del quotidiano spagnolo, era abbastanza semplice: confondere i fischi destinati al presidente con gli applausi riservati ai reali. Niente da fare.
Appena Sánchez è comparso, dalla folla si è levato un coro di contestazioni. «Pedro Sánchez, hijo de puta», hanno gridato alcuni manifestanti. E poi «Ceuta no se vende», ovvero «Ceuta non è in vendita», riferimento alle polemiche politiche sulla città autonoma spagnola in Nord Africa. Insomma, il premier ha provato a sottrarsi alla contestazione, ma la contestazione lo ha raggiunto comunque.
La scena è interessante soprattutto per il contrasto. Da una parte la Famiglia Reale, accolta da applausi e manifestazioni d’affetto delle migliaia di persone radunate lungo il Paseo del Prado. Dall’altra il capo del governo, bersagliato dai fischi. Una situazione che, ricorda El Mundo, accompagna Sánchez durante questa ricorrenza ormai da sei anni.
E non è tutto. Perché anche la tribuna delle autorità ha raccontato qualcosa delle divisioni politiche spagnole. Assenti diversi rappresentanti istituzionali e membri del governo, tra cui Óscar Puente, Sira Rego e Pablo Bustinduy. Presenti invece la presidente della Comunità di Madrid Isabel Díaz Ayuso, il sindaco José Luis Martínez-Almeida e il leader del Partito Popolare Alberto Núñez Feijóo.
Naturalmente i fischi non sono un sondaggio. E gli insulti personali restano insulti, anche quando sono rivolti a un presidente del governo. Ma la fotografia politica della giornata è difficile da ignorare: Sánchez ha cercato di evitare il contatto con una piazza ostile e si è ritrovato ugualmente al centro della contestazione. Il tutto mentre la Spagna si prepara alle elezioni anticipate del 29 novembre e il confronto politico si fa sempre più acceso, con i sondaggi (quelli veri) che danno il Psoe in svantaggio nonostante le mobilitazioni per le proteste per la casa dopo la morte di Maricarmen Abascal.
Alla fine, la strategia dell’ultimo minuto non è bastata. Perché puoi decidere quando scendere dall’auto. Un po’ più difficile decidere come ti accoglieranno quelli che stanno dall’altra parte delle transenne.
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