Qui al bar sosteniamo la lotta di liberazione del popolo ucraino. Ogni tanto entra qualche putiniano, ma noi abbiamo fiducia: crediamo che l’impegno del nostro Occidente, della nostra Europa, fosse per una buona causa; che le armi inviate non contraddicano il principio della pace da tutelare; che i miliardi investiti non siano un vuoto a perdere. Volodymyr Zelensky, però, l’ha combinata sporca. Per entrare nell’Ue deve ripulire il Paese dai corrotti e invece, non appena l’autorità anticorruzione si avvicina ai suoi funzionari, tenta di sopprimerla per legge.
Persino il Kiyv Independent, il giornale che ovviamente parteggia per la nazione invasa dai russi, ora gli rimprovera di aver accentrato su di sé troppi poteri e di aver concesso troppe franchigie al capo dell’ufficio presidenziale, il fedelissimo Andrij Yermak. I cittadini si chiedono: ma è per questa gente qua che dobbiamo mandare i nostri figli a morire in trincea?
Ecco. Adesso Zelensky ha annunciato una nuova legge sull’authority, più rispondente agli standard europei. E sembra che a Bruxelles se la faranno bastare. D’altronde, hanno investito troppo sul nuovo Churchill per mollarlo adesso.
E noi? Tra un caffè e una bomba (alla crema!) ci viene il dubbio che, alla fine, con l’ex comico toccherà fare come con il Covid: dare ragione a Donald Trump. Il tycoon diceva: è un virus cinese, è scappato dal laboratorio; e tutti a dargli del coglione. Poi si è capito che non aveva torto. Il tycoon diceva: Zelensky è un dittatore; e tutti a dargli del maiale. E se ora si scoprisse che non aveva torto nemmeno su questo? Se cadesse la maschera sul nuovo Churchill, l’eroe dell’Occidente, quello che difendeva i nostri valori?
Il Barista
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