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Ci hanno Traviati: che orrore Verdi coi frustini sadomaso

Al Ponchielli di Cremona va in scena “La Traviata” in versione arcobaleno. Ma dal pubblico è raffica di “buu”

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Ci mancava solo Giuseppe Verdi in versione Lgbt ed arcobaleno. Questa volta, protagonista dell’opera politicamente corretta è il regista Luca Baracchini, che ha “rimodellato” La Traviata del grande Verdi in una sorta di spettacolo transgender. Violetta Valery vive nel dubbio della sua identità di genere, specchiandosi costantemente e non riconoscendosi nel proprio sesso. Accanto a lei, tutti gli altri personaggi sono vestiti e truccati da drag queen. Il tutto culminato con il coro di zingarelle e mattadori trasformato in un festino a base di frustini, avance fra uomini e bondage con tanto di maschera con le corna.

Insomma, è il tentativo di utilizzare i maestri del passato nella propaganda politica, di catapultarli nella realtà dei nostri giorni, sempre con un colore conforme al mondo del progressismo e della sinistra, quella vera, a tutela dei diritti delle minoranze. Un risultato, però, che non ha ottenuto l’obiettivo sperato. Dalla platea del Ponchielli, il principale teatro di Cremona, si è levato uno scudo di fischi, “Buu” e “vergogna”, che sono costati la bocciatura del regista e della sua nuova opera in salsa politically correct.

Ma non si tratta della prima opera revisionata e storpiata. Pochi mesi fa, infatti, La Tempesta, il capolavoro del drammaturgo William Shakespeare, è stata rimodellata secondo i canoni progressisti perché poteva essere interpretata in una lettura discriminatoria nei confronti delle minoranze. E ancora, tanto per rimanere in tema di revisionismo storico, proprio nella manifestazione “Cremona Pride” dello scorso giugno, ha accompagnato per tutto il corteo una Madonna in versione Lgbt, senza che nessuno dei partecipanti battesse ciglio.

Insomma, se ci fosse stata una medesima scena contro Allah (magari anche derivante da una piazza di destra), probabilmente il trattamento non sarebbe stato lo stesso. Inutile dire che cosa avremmo letto sulla stampa nazionale: si sarebbero levati gli scudi del razzismo, della xenofobia e dell’intolleranza. Narrazioni che, puntualmente, non si sono verificate a sinistra.

Eppure, tanto per non farci mancare nulla, il regista non indietreggia e continua a difendere la versione Lgbt de La Traviata. Anzi, la rimarca senza mezzi termini: “Verdi si sente profondamente italiano, ma è anche un anti-italiano che mette in evidenza le contraddizioni e le ipocrisie della società del suo tempo, in particolare della borghesia molto bigotta. Allo stesso modo, questa Traviata racconta la realtà e la società contemporanea, una realtà e una società con cui vale la pena confrontarsi perché è in questa società e in questa realtà che tutti noi viviamo”.

Eppure, pare che gli spettatori abbiano cassato senza mezzi termini questa versione politicamente corretta contemporanea. Vorreste vedere le vere (e splendide) opere di Giuseppe Verdi o una loro rimodulazione in salsa Lgbt? Vorreste leggere la vera (e splendida) Divina Commedia di Dante, o lo straordinario Decameron di Boccaccio, nella loto versione originale oppure con un taglio arcobaleno? Noi abbiamo le idee chiare, ma forse siamo solo dei pericolosi tradizionalisti…

Matteo Milanesi, 5 dicembre 2022