Ci mancava la predica sul Natale

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Che la Narrazione sul chiuderci oggi per liberarci a Natale sia una colossale balla, una delle tante di questo Premier che con le balle ci fa marciare i treni, che mente come respirare, che insieme al suo staff di cialtroni riesce a taroccare i vivi e i morti, i numeri, le curve, lo conferma una uscita fresca fresca, ma pazzesca.

Stato totalitario

Sostiene il Giuseppi, così carino, così azzimato, che il Natale non è una faccenda di consumi, di roba da accumulare e digerire; è un momento di raccoglimento spirituale e in mezzo a tante persone non viene bene. Vuol dire una e una sola cosa: che il Natale ce lo dobbiamo scordare. Come ripete la claque frigida dei Brusaferro, i Locatelli, i Galli, delle virologhe sexy, delle veterinarie della Florida. Siamo allo stato etico? No, siamo oltre, siamo allo stato totalitario, che entra nelle coscienze, invade il foro interno, determina la fede e il modo di viverla. Siamo allo stato assoluto che decide per noi. “Per il nostro bene”.

Vi tolgo il Natale, ve lo lascio per il nudo raccoglimento, vi limito non solo gli spostamenti ma le compagnie e le preferenze, il menu, gli svaghi. E se non vi sta bene, vi tolgo pure i social, vi chiudo fuori da internet. E fuori, per strada, non vi lascio andare, ho svuotato le città e i villaggi, ho ammazzato ogni fremito di festività, qualunque tradizione, la più struggente memoria. Oltre il vetro c’è un Natale abortito e voi lo subite sapendo che è inutile, che è folle, ma lo subite.

Abbiamo lasciato fare, ecco cosa ci resta. Poi possiamo raccontarcela come vogliamo, nasconderci dietro la nostra attitudine civile, responsabile, aggrapparci all’impotenza generale ma è sempre la storiella dei due che vedevano uno affogare e si dicevano: ah, se solo trovassi uno che viene con me, lo salverei. E quello è annegato. Stante la classe di potere che è improponibile, che perde tutti i treni e si sfinisce nel litigio perenne, nella faida, nello scaricabarile, nel trionfo dei mediocri, nella persistenza delle nullità, abbiamo una classe subintellettuale, subartistica che è indecente, che non sa opporre il benché minimo pensiero critico. Solo assuefazione, servilismo, zelo mortificante.

False rockstar bollite, che vantano sui social i tamponi multipli, che si mostrano con otto mascherine una sull’altra, comportamenti psicotici, idioti. Scrittorelli tossici che millantano la vita sfondata ma tremano come foglie al primo starnuto. Figli di un cognome, benestanti pariolini che invitano a stare tappati (tanto loro hanno magioni) e se potessero sfoggerebbero la mascherina col simbolo del Pd.

Abbiamo menestrelli contro il potere, il regime, la borghesia, il capitalismo, ribelli, antagonisti, alternativi, che sono i primi ad omogeneizzarsi, a non rompere i coglioni; però frignano, si lamentano perché nessuno li aiuta, ce l’hanno coi colleghi che han fatto i soldi e giustamente si allineano al regime che li manda alle greppie televisive, ai concerti di partito. Allora, compagni canterini, quando la facciamo la rivoluzione? Fosse stato il Salvini della Nutella, fosse stata la Meloni patriottica, sarebbero lì a latrare di fascismo, siccome è un governo di sinistra, piddino, scodinzolano melanconici, aspettano gli avanzi sotto al tavolo, buoni e accucciati. Ma leggetela, la Verità che riporta i magheggi Bombastici, “Hai parlato con Orfeo per Pino Insegno?”. E giù coi renziani di ferro, la bella politica, quella nuova, fresca, moderna, giovane che è già corrosa e ammuffita come fiori morti. Per cui si spiega il servilismo straccione dei giullari e delle marionette.

Natale, quale Natale? Ha ragione Giulio Tarro, scienziato vero, non telebuffone: ci mettono nel recinto oggi, ci lasceranno dentro domani e senza termine. Arriva il vaccinone? Sì, no, forse, mai dire mai. Sei ce ne sono in ballo, nessuna certezza, solo che in Borsa i titoli volano: finché c’è Covid c’è speranza. Ma già dicono che neppure il vaccino servirà e qui, scusate, la puzza di qualcosa che non torna si fa asfissiante, si fa mefitica: non è questione di complottismi, è proprio che se neppure l’antidoto basta, allora ditelo che ci volete tutti allo zoo nel ruolo di animali.

Dentro il recinto “spirituale”

Natale in convento, zitti e raccolti. Niente tavolate, deciso pure il menu, niente sigaretta post prandiale, bandito pure l’ammazzacaffè. Raccoglimento spirituale. Ora et collabora. I regali, pochi e selezionati dal virologo marxista, acquistati on line tramite la multinazionale globalizzata e non è incoerenza: lo chiamano entrismo leninista. Mai vista una stagione di tale conformismo mescolato al consumismo più manicomiale: bardati con mascherine e visiere, orde di dementi danno l’assalto ad una catena di prodotti economici alla conquista di un modello di scarpe orrendo, diventato obbligatorio chissà per quale volere divino. E adesso che hanno le scarpette infantili, dozzinali, cosa se ne fanno? Le sfoggiano per starci chiusi in casa? Le rivendono, come accattoni, su Ebay?

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2 Commenti

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  1. Tutto questo caos nasce da un’ambiguita’ a limite dell’ipocrisia.
    Bisogna salvare quante piu’ vite possibili o bisogna salvare l’economia?

    Le due cose sono inconciliabili e’ inutile girarci intorno e far finta che non sia cosi’.

    Nemmeno una superpotenza come gli USA potrebbe salvar capra e cavolo. Anzi fin da subito la scelta e’ stata (almeno per loro) chiara. L’economia prima di tutto. Senza ipocrisie. Si puo’ non condividere, ma si puo’ apprezzarne la chiarezza anche se spietata.

    Dato che qui invece il teatrino di ipocrisie va avanti generando solo confusione ed incertezza con il rischio concreto di non riuscire a salvare ne’ vite ne’ economia e’ necessario che ognuno di noi decida cosa vuole fare.

    Io decido di salvare vite e di rottamare l’economia (ma io posso permettermelo). Quindi per me questo Natale e festivita’ sono gia’ cancellate.

    • E comunque questo non e’ altro che l’esatto riflesso della nostra societa’ e dell’ipocrisia che ci contraddistingue come popolo.

      Vogliamo tener aperto il negozio per vendere ed incassare, andare al ristorante quando vogliamo, ma vogliamo anche che lo Stato ci garantisca sempre un posto e un medico disponibile in terapia intensiva per noi e per i nostri nonni, parenti e amici.

      E che tutto finisca sempre bene come dice il buon Gesu’.

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