Cultura, tv e spettacoli

Ciaone al sogno Report: Ranucci ha scelto la nuova sistemazione Rai

Il conduttore ha informato l'azienda alla scadenza dell'ultimatum: nuova avventura per Sigfrido

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Alla fine Sigfrido Ranucci ha scelto RaiNews24. Niente esilio, niente licenziamento, niente cacciata dalla televisione pubblica. L’ex conduttore di Report, dopo settimane di polemiche, ricorsi e accuse alla Rai, ha comunicato all’azienda la sua decisione: tornerà nella redazione in cui aveva lavorato dal 1999 al 2006, questa volta con il ruolo di vicedirettore e la delega agli approfondimenti. Insomma, per un giornalista che sarebbe stato vittima di una sorta di epurazione, non sembra esattamente una destinazione da gulag.

Intendiamoci. Ranucci ha tutto il diritto di contestare la decisione aziendale, difendere il proprio lavoro e considerare ingiusta la rimozione dalla conduzione di Report. Ci mancherebbe. Ma c’è un particolare che nella narrazione del giornalista perseguitato rischia di finire sistematicamente in secondo piano: la Rai non lo ha mandato a casa. Gli ha offerto tre alternative. Una posizione al Tg3, una corrispondenza dal Cairo oppure la vicedirezione di RaiNews24. Lui ha scelto quest’ultima.

Lo ha annunciato con un lungo messaggio sui social, spiegando di aver attraversato giorni difficili e di voler tornare nella testata da cui era cominciata una parte importante della sua carriera. Ha ricordato Roberto Morrione, le grandi inchieste realizzate negli anni e il successivo approdo a Report grazie a Milena Gabanelli. Ranucci rivendica vent’anni di lavoro e sostiene di aver contribuito in maniera decisiva al successo della trasmissione.

Si è arrivati qui perché il Tribunale del lavoro di Roma ha respinto il ricorso cautelare con cui il giornalista chiedeva di tornare alla guida di Report. E le motivazioni, come abbiamo ricostruito su questo sito, non sembrano lasciare molto spazio neppure quando il procedimento entrerà nel merito della questione. Al centro dello scontro che ha provocato la sua rimozione da Report, infatti, ci sarebbe una profonda frattura tra Ranucci e la sua stessa redazione. Nell’agosto scorso, 47 giornalisti sui 49 presenti avevano approvato una proposta di riorganizzazione del programma. Non chiedevano necessariamente la testa del conduttore, ma una gestione più collegiale. Ranucci aveva respinto il progetto, giudicandolo irricevibile e assimilabile a un commissariamento.

Naturalmente la partita giudiziaria non è conclusa. Il ricorso proseguirà nel merito e Ranucci ha contestato anche la sospensione disciplinare di dieci giorni decisa dalla Rai. Saranno le sedi competenti a stabilire definitivamente chi abbia ragione.

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