Repubblica scrive. West Nile, l’entomologo: “Con il caldo estremo zanzare più letali”. Un titolo del genere spaventa, è normale, è comprensibile. Con tutte le zanzare che si vedono in giro, la preoccupazione è umana. Basta una puntura e rischi grosso. Soprattutto se sono più letali. A causa del caldo estremo. Perché oh, parliamoci chiaro: fa caldo. Ogni estate fa caldo, ha sempre fatto caldo, ma questa estate fa particolarmente caldo secondo i soliti noti. Poi la dichiarazione è di Fabrizio Montarsi, responsabile del monitoraggio dell’Istituto Zooprofilattico delle Venezie. Una figura sicuramente autorevole.
Ma attenzione. Andiamo a leggere l’intervista. Siamo proprio sicuri che l’esperto abbia detto che “con il caldo estremo le zanzare sono più letali”? Più o meno. Anzi, scegliamo meno diplomazia: no, non lo dice. L’esperto ha fatto il punto sul virus West Nile, la sua prima apparizione in Italia e la sua presenza sempre più diffusa nel Paese, con tanto di esperienza personale, perché Montrsi ha trovato West Nile proprio a casa sua: “Il monitoraggio consiste nel piazzare trappole per zanzare, poi individuare i virus presenti negli insetti catturati. Avevo messo una trappola in casa e la zanzara al suo interno era positiva al West Nile. Se mi sono spaventato? Non particolarmente. In Veneto il virus c’è da anni. Probabilmente col tempo una parte della popolazione ha sviluppato gli anticorpi”.
Andiamo avanti. L’esperto ha spiegato che il virus circola di più in determinate zone (Lombardia, Veneto, Emilia-Romagna e in misura minore in Piemonte), ma anche che negli ultimi anni si è allargato, arrivano in Sicilia, Sardegna, Toscana, Campania e Lazio. E ancora: “Il numero dei casi resta in genere costante, poi ogni quattro o cinque anni registriamo un picco di contagi. È avvenuto nel 2013, un po’ nel 2018 e poi di nuovo nel 2022. Non sappiamo perché, forse dipende dalla durata degli anticorpi, e quindi dell’immunità”.
Montarsi sottolinea con chiarezza che il numero di casi è nella norma, evidenziando che il ciclo vitale degli insetti con il riscaldamento del clima tende ad allungarsi. Nel concreto: “In passato iniziavamo il monitoraggio a fine maggio. Poi ci siamo accorti che le zanzare a quel punto erano già numerose e abbiamo deciso di partire a inizio maggio. Fino all’anno scorso trovavamo i primi insetti positivi al West Nile a luglio. Quest’anno abbiamo iniziato a metà giugno”.
Il resto dell’intervista è dedicato alla trasmissione del virus, tra animali domestici, dagli animali domestici agli esseri umani, gli uccelli infetti e così via. In chiusura, una battuta su quali zanzare trasmettono il West Nile, con tanto di consigli sull’utilizzo di zanzariere e sui repellenti più efficaci. Ma torniamo al titolo. Non c’è traccia, a meno di clamorose sviste, della maggiore letalità delle zanzare in relazione al caldo estremo. Anzi. L’entomologo dice che è falso quello che invece titola Repubblica attribuendolo a lui!
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La domanda sorge spontanea: perché quel titolo così spaventoso? Lo sappiamo, l’allarmismo funziona, la paura aumenta le letture. Ma perché una parafrasi così lontana dal contenuto? Leggendo quel titolo è comune pensare a un maggiore rischio per la vita umana. Ma l’esperto si è soffermato su altri punti, entrando nel dettaglio del virus ma rimarcando che il 2025 non ha nulla di eccezionale rispetto agli altri anni, l’unica differenza è legata al ciclo vitale degli insetti.
Sia chiaro: siamo abituati ai titoloni dei giornali gridano all’apocalisse. “Caldo estremo!”, “Temperature mai viste!”, “Emergenza climatica!” ed ecco i servizi con gente che si scioglie nei bar di Milano, turisti col cappello a Roma e condizionatori che friggono come le uova al tegamino. Ogni anno ci troviamo qui a sorbirci lo stesso teatrino mediatico in cui il sole diventa il nuovo nemico pubblico numero uno. Sia altrettanto chiaro: nessuno nega che ci siano giornate torride, né che ci si debba proteggere dal caldo se si è anziani o fragili. Ma da qui a dipingere il clima estivo come una tragedia planetaria ce ne passa. E naturalmente l’uomo è la causa di tutto, è pressochè sottinteso ormai. Emblematico il caso dello studio dell’Imperial College London sui 499 morti tra Milano e Roma durante l’ondata di caldo fra il 23 giugno e il 2 luglio. Quei 499 morti segnalati non ci sono, semplicemente. Sono delle follie che servono a spaventare le persone in nome dell’integralismo verde.
Basti pensare alla moda delle temperature “percepite”. Dire “35 gradi” non fa abbastanza paura, molto meglio scrivere “percepiti 47”. Fa più scena, più click, più isteria. E poi le interviste al climatologo, all’esperto di destra e all’esperto di sinistra, la vendetta della Terra e la necessità di cambiare stile di vita. Il caldo e il cambiamento climatico sono diventati una religione, con tanto di dogmi e sacerdoti. Non puoi mettere in dubbio nulla. O quasi, perchè certi titoli si smascherano da soli…
Franco Lodige, 22 luglio 2025
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