L’elettorato europeo appartenente alla comunità LGBTQIA+, alla luce dei recenti avvenimenti e dei proclami della dottrina islamista sempre più in crescita, sta riscrivendo la sua personale mappa politica del continente. In Francia, Germania e Regno Unito i partiti conservatori e di destra stanno diventando la prima scelta per una quota crescente di omosessuali. La ragione è elementare e la capirebbe anche un bimbo: la sicurezza personale è più tutelata nel perimetro democratico occidentale (anche se conservatore) piuttosto che nelle teocrazie e nei regimi che tanti radicalizzati musulmani persino nei nostri territori tendono a prendere come esempio di società ideale.
Secondo diversi sondaggi, in Francia il Rassemblement National di Marine Le Pen e Jordan Bardella raccoglie il 27% delle preferenze degli omosessuali in vista delle presidenziali 2027, addirittura dieci punti in più rispetto a tre anni fa. La France Insoumise di Mélenchon (la forza certamente più filoislamica) viene superata essendo al 25%, mentre le forze moderate crollano.
Ipsos spiega che il partito di Le Pen intercetta gli elettori gay di destra soddisfatti dei diritti acquisiti e attratti dal programma di sicurezza. Più in generale secondo gli analisti lo spostamento a destra si spiega con una specifica minaccia alla sicurezza legata all’immigrazione islamica.
Nel Regno Unito, Reform UK di Nigel Farage è la prima scelta per il 25% degli omosessuali, davanti a Verdi, Laburisti e Conservatori classici. In Germania Alternative für Deutschland ottiene quasi il 28% dei consensi tra i gay, contro il 20% dei Verdi. Certamente anche perché a guidare l’Afd c’è Alice Weidel, dichiaratamente omosessuale, che denuncia senza giri di parole donne con burqa e veli, uomini con coltelli che vivono di assistenza sociale.
Il fenomeno non è nuovo. Si definisce omonazionalismo: la difesa dell’identità occidentale e dei diritti civili acquisiti contro l’intolleranza religiosa importata dai flussi migratori incontrollati. L’attentato islamista al Gay Pride di Berlino (una vittima e 29 feriti) ha solo reso evidente ciò che molti già sapevano. Sotto la notizia pubblicata dai social di Al Jazeera sono tantissimi i commenti che festeggiano e si lamentano del fatto che l’attacco abbia provocato un solo morto.
Anche in Italia qualcosa si muove: a Palermo, la comunità della Gay Street ha chiesto al Comune di vietare l’ingresso alle donne in burqa per ragioni di identificazione correlate al rischio di emulazione dei fatti di Berlino. Un segnale chiaro: con certi ambienti non c’è dialogo possibile.
Eppure nel nostro paese pare che la comunità lgbt continui strenuamente a votare a sinistra, affidandosi a chi ha gestito per anni politiche migratorie disastrose e a chi ancora oggi preferisce accusare di islamofobia chi denuncia la semplice realtà.
I dati europei mostrano una crescita anche da noi, ma il grosso (forse aizzato da una minoranza rumorosa) resta ancorato a partiti e ambienti che trattano l’islamismo radicale come un partner da assecondare invece che come una minaccia esistenziale per le libertà dell’Occidente.
Eppure se appartieni a una minoranza e voti chi vorrebbe bandirti dalla società due domande dovresti fartele. Se alle urne preferisci i politici che scrivono dell’attentato parlando genericamente di omofobia guardandosi bene dal menzionare la vera matrice, il fondamentalismo islamico, dovresti guardare la realtà delle cose. Ma fra un mix di stupidità e malafede tanti continuano a votare la Sinislam.
Stupidità perché si ignora o minimizza ciò che i dati, gli attentati e le dichiarazioni pubbliche dei radicali islamici dicono da anni. In malafede perché si preferisce mantenere il monopolio ideologico sui diritti piuttosto che ammettere che la sinistra ha consegnato pezzi di città a chi l’omosessualità la considera un crimine da punire.
Alessandro Bonelli, 28 luglio 2026
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