Come Attila, ma li chiamano salvatori

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L’Italia con le sue bellezze e il suo patrimonio sta cadendo in mani straniere. Ecco la tesi del nuovo libro di Mario Giordano. Per gentile concessione dell’autore, un estratto da L’Italia non è più italiana. Così i nuovi predoni ci stanno rubando il nostro Paese, libro di Mario Giordano, uscito da poco per Mondadori. Per una settimana, tutte le sere, sul nostro sito troverete un teaser, una piccolo boccone del libro appena uscito. Ecco la terza puntata.

C’è sempre un motivo per passare il marchio made in Italy a qualche straniero. L’hotel Danieli, simbolo del lusso veneziano, era in via di fallimento totale: è stato rilevato da un fondo americano, Apollo Global Management. E un altro fondo americano, Värde Partners, ha acquistato la catena di alberghi Boscolo, che invece stavano in ottima salute. Gli hotel dei vip Ciprianidi Venezia, Spendido di Portofinoe Carusodi Ravello, nel dicembre 2018 sono passati dagli americani di Belmond ai francesi di Lvmh. E non è escluso che possano cambiare ancora nazionalità, sempre con esemplari motivazioni. Gli elettrodomestici Indesit e Merloni hanno trovato mirabili ragioni per passare agli americani della Whirlpool, la Ignis pure. La bolognese Saeco (macchine da caffè) è sensatamente del gruppo olandese Philips, così come la Costa Crociere del gruppo americano Carnivale Gardaland del gruppo inglese Merlin. Probabilmente le figurine Panini troveranno un miliardo di euro, oltre che di buoni motivi, per accettare l’offerta di qualche multinazionale americana selezionata dalla banca d’affari Lincoln International. E la Minardi di Faenza? Era arrivata a correre in Formula Uno, ma poi (sempre per buoni motivi) è stata ceduta a un australiano e da quest’ultimo alla Red Bull. Anche la De’Longhi ha trovato una ragione per vendere il suo reparto climatizzatori ai giapponesi. Così ora, caso mai aveste bisogno di rinfrescare l’aria, dovete citofonare Tokyo. A me non serve, sento già abbastanza freddo così.

Che dite? Anche a voi si è gelato il sangue nelle vene? Bene: potreste cercare un po’ di calore. Attenti però: le caldaie Riello non sono più italiane. Nemmeno loro. L’azienda di Legnago, in provincia di Verona, fondata nel 1922 da Pilade Riello, uno di quegli imprenditori eroici che hanno fatto grande l’Italia, nel dicembre 2017 è passata definitivamente alla multinazionale americana Utc. «È un addio doloroso, colpa delle banche» ha dichiarato Ettore Riello. Che prima di intonare la solita litania («Così l’azienda si è garantita un futuro»), ha ammesso: «Gli americani non potranno certo avere il legame con il territorio che ha avuto la nostra famiglia». In effetti. Se qualcuno avesse dei dubbi al proposito, può andare a chiedere ad Atessa, in provincia di Chieti. Lì c’era uno stabilimento della Piaggio (altro marchio storico) che è stato rilevato dalla multinazionale americana Honeywell. Questi signori hanno preso incentivi, finanziamenti, esenzioni, tutto quello che c’era da prendere, a man bassa, senza ritegno. E poi hanno annunciato la chiusura del sito produttivo, mandando una lettera di licenziamento ai 430 operai. «Atto ignobile», si sono lamentati i lavoratori denunciando la prepotenza dei colossi stranieri. I quali colossi stranieri, in effetti, hanno dimostrato ancora una volta di amare la nostra terra più o meno come Attila amava i fili d’erba. Ma, almeno lui, mica lo consideravano un’occasione di sviluppo.

Mario Giordano, L’Italia non è più italiana. Così i nuovi predoni ci stanno rubando il nostro Paese

(3. Segue)

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