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Come Grillo massacra la filosofia

beppe grillo Wittgenstein

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Beppe Grillo deve essersi preso ultimamente una fisima per i filosofi. Forse per non essere da meno a Gianroberto Casaleggio che aveva intitolato la piattaforma del Movimento Cinque Stelle al teorico per eccellenza della democrazia diretta, quel Jean Jacque Rousseau che, per un vasto filone di pensiero liberale è all’origine ideale finanche del totalitarismo novecentesco. Iniziò qualche settimana fa quando, per motivare il voto favorevole al governo Draghi, postò sul suo blog una frase che in rete circola come di Aristotele ma che qualunque studioso di filosofia antica sa che del pensatore stagirita non fu mai pronunciata.

Non solo un apocrifo e una gaffe, ma anche una spia del modo cialtronesco e superficiale con cui il comico prestato alla politica si muove in ambito culturale (solo in quello?). Questa volta, sempre sul blog, per mazziare gli “spioni”, e anche per mandare un minaccioso avvertimento, Grillo, è andato per non sbagliare sull’usato sicuro, citando la celebre conclusione del Tractatus logico-philosophicus di Ludwig Wittgenstein: “di ciò di cui non si può parlare, si deve tacere”. Ovviamente nemmeno in questo caso si è chiesto si è fatto troppe domande su quel che il pensatore viennese volesse dire con quella sua icastica affermazione. E cioè che certo non alludesse ad alcuna consegna del silenzio su un segreto da lui riposto, ma ad una comune impossibilità logica di noi umani di parlare di ciò che oltrepassa il nostro linguaggio.

Aver confuso il Nulla con una gita fuori porta, al mare e con auto blu, dei capi in testa di quello che fu il Movimento dell’“uno vale uno”, è non solo impudico ma anche patetico. In effetti, l’elemento che più stupisce è proprio l’eclettismo dei riferimenti di Grillo ai filosofi, nonché la sua concezione citazionistica e a bell’effetto del pensiero filosofico. Se dal primo punto di vista, ci si trova semplicemente di fronte a quella confusione mentale e a quell’aleatorietà ideale che ha portato il Movimento in questi anni a dire tutto e il contrario di tutto, cioè a contraddirsi sempre pur di restare al potere; dal secondo, vediamo all’opera quella “baciperuginizzazione” della cultura che ci ha trasformati tutti (politici, intellettuali, uomini di spettacolo) in venditori di fumo e non in persone serie che danno seriamente un senso alle cose che dicono e che fanno.