È iniziata nel peggiore dei modi possibili l’esperienza di Simone Leoni alla guida della segreteria nazionale di Forza Italia Giovani. Nel corso del suo discorso di insediamento, pronunciato lo scorso 31 maggio a margine del congresso nazionale dei giovani forzisti, il 25enne è riuscito nella non semplice impresa di sbagliare tutto ciò che era umanamente possibile sbagliare.
Intanto, la sensazione (peraltro alquanto sgradevole) che si è avuta ascoltando il panegirico del neo segretario giovanile forzista è stata quella di udire un groviglio di slogan e frasi fatte scritte ad arte, un infausto spettacolo in cui l’ingenuo Leoni si è semplicemente limitato a fornire volto, abiti e voce. Nulla di più. Sicuramente non il massimo per chi si propone di amministrare il potere, sebbene (e almeno su questo aspetto è doveroso spezzare una lancia in favore di Leoni) oggigiorno il variegato sottobosco della politica sia frequentato prevalentemente da pupi, e quasi mai da pupari.
Dopodiché, tornando al contenuto dell’inopportuno discorso interpretato per l’occasione da Simone Leoni, non può certo passare inosservato l’improvvido attacco sferrato dal giovane segretario forzista all’indirizzo del generale Vannacci e, di conseguenza, nei confronti dell’alleato leghista. Ma, prima di riprenderlo, partiamo da una semplicissima considerazione: lo spazio congressuale dovrebbe rappresentare un momento di dialogo, confronto, libero scambio di idee e opinioni, piuttosto che essere utilizzato per attaccare avversari, o peggio, alleati politici con la fattiva collaborazione di influencer, circensi ed equilibristi di vario genere e specie. Anche perché, diciamolo pure chiaramente, risulta alquanto surreale vedere un giovane di appena venticinque anni dare del codardo a un generale pluridecorato, con un curriculum militare colmo di missioni nei maggiori teatri di guerra, dalla Somalia all’Iraq, dalla Libia all’Afghanistan. E questo è indubbiamente un dato di fatto che prescinde dalla condivisione o meno delle opinabilissime idee del generale.
Di peggio, c’è inoltre da segnalare la superba assertività adoperata nel suo sermone dal neo leader dei giovani forzisti, la semplicità con la quale egli si è più volte prodigato nel dispensare al prossimo lezioncine di etica e moralismo accompagnati da un mucchio di buoni consigli (manco fosse Gesù nel tempio), l’indignazione da costui palesata nel sollevare un irritantissimo grido di “vergogna” contro un suo stesso alleato di governo. Un po’ come farebbe un post-comunista, perdendosi nel vano giuoco di decantare la propria (presunta) superiorità morale, oppure un qualunque grillino, nell’intonare a gran voce il grido “onestà, onestà”. Eppure, quello andato in scena all’Eur era il congresso nazionale della componente giovanile del partito fondato da Silvio Berlusconi, mica quello del Pci di berlingueriana memoria.
Assurdo. Come assurde, del resto, sono state le varie invettive lanciate con sdegnosa alterigia dal neo segretario dei giovani all’indirizzo di Roberto Vannacci, che, piaccia o meno al buon Leoni (o a chi per lui), è pur sempre il vicesegretario federale di quella Lega, oggi, e fino a prova contraria, alleato di coalizione di Forza Italia.
Le dichiarazioni rese dal giovane dirigente forzista dal palco congressuale rappresentano, pertanto, una clamorosa e inaspettata uscita a vuoto, una rovinosa caduta di stile per nulla degna della storia e del complesso di valori incarnati in quest’ultimo trentennio dalla creatura di Silvio Berlusconi. Per tutte queste ragioni, Simone Leoni farebbe bene a porre frettolosamente la sua persona giù dal palcoscenico, scrollandosi così di dosso l’inebriante luce dei riflettori, e a seguire fedelmente le orme di un altro Leoni, il verduraio provocatoriamente evocato da Vannacci (proprio in risposta alle accuse lanciate dal giovane forzista), “un lavoratore che si alzava alle tre e mezzo del mattino per aprire bottega”. Perché la politica, sia chiaro, è impegno, servizio, lavoro, responsabilità, e non certo quello che fa Fedez o qualche mancato influencer tragicamente prestato all’attività politica.
Ed è questo quello che i giovani (forzisti e non) dovrebbero innanzitutto comprendere, che non basta un palcoscenico illuminato a festa da cui simulare qualche timido e inoffensivo ruggito ispirato da altri per diventare realmente Leoni.
Salvatore Di Bartolo, 4 giugno 2025
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