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Comunità ebraiche a rischio. Il caso belga

Togliere la sorveglianza alle istituzioni ebraiche è il modo più disonorevole per lasciarle in balia del rischio attentati

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Per le comunità ebraiche l’Europa non è mai stata un posto tranquillo, la storia, quella vera, lo insegna. Questo, e vale la pena sottolinearlo, a prescindere da Israele e dalle sue politiche. Israele ha dichiarato la sua indipendenza solo il 13 maggio del 1948, mentre le persecuzioni contro gli ebrei, con contorno di antisemitismo feroce condito da calunnie e menzogne, che è sempre arrivato in maniera trasversale da parte di quasi tutti i colori politici e dottrine varie, sono molto più vecchie, ma che dico vecchie, antiche. Per cui chi oggi giustifica decine di attentati che negli ultimi decenni sono stati portati a termine contro le istituzioni ebraiche, attentati che hanno lasciato dietro di loro una lunga scia di morti e feriti, ricercandone il motivo scatenante nella politica del governo israeliano, cerca di fare ammuina non rendendosi probabilmente conto, o peggio nascondendo colpevolmente, la gravità di ciò che è successo o del pericolo di quello che potrebbe accadere.

Chi ancora cerca di giustificare, o peggio sdoganare il terrorismo, è solo un illusionista che fa il gioco delle tre carte nascondendo l’asso di cuori in una cortina fumogena intrisa nelle calunnie e menzogne di cui sopra. Calunnie e menzogne che anche se in molti casi sono già state smascherate, quasi per incanto, dopo un periodo di decantazione e dopo una bella lucidata, vengono riesumate e mandate nuovamente allo sbaraglio perché, come diceva Joseph Goebbels “Una menzogna ripetuta alla fine diventa una verità”. In quegli attentati, purtroppo e troppo spesso, ci sono stati morti e feriti, feriti che in molti casi sono poi diventati invalidi che ogni giorno vivono la loro esistenza nel rimpianto di una vita che non sarà mai vissuta a pieno perché caduta nel baratro della disperazione solo per essersi trovati nel posto sbagliato al momento sbagliato. Persone che se quel giorno fossero uscite di casa un minuto prima, o uno dopo, avrebbero potuto vivere felici o, almeno, con la speranza di una felicità ormai irraggiungibile.

Persone alle quali è stata tolta anche la speranza di una felicità possibile per il solo fatto di essere ebree, perché i loro figli frequentavano una scuola ebraica o perché si voleva pregare in una sinagoga, o perché si voleva presenziare a un qualsiasi momento di vita o a un evento della tradizione ebraica. Chi credeva che dopo la seconda guerra mondiale tutto sarebbe cambiato sbagliava, perché quella che soffia in Europa per le comunità ebraiche è, una volta ancora e da molti anni a questa parte, una brutta aria e di esempi, purtroppo, ne esiste un elenco intero. L’ultima voce di questo elenco arriva dal Belgio dove il governo ha fatto sapere che dal prossimo settembre verrà rimossa la protezione delle forze dell’ordine, in questo caso si trattava di militari dell’esercito regolare, alle Sinagoghe di Anversa.

Le truppe belghe erano state inviate a guardia delle istituzioni ebraiche della città fiamminga nel maggio 2014, dopo che un islamista aveva ucciso quattro persone in una sparatoria terroristica al Museo ebraico di Bruxelles. Fra tutte le città belghe Anversa è quella che ha nella sua popolazione residente la più alta percentuale di islamici, ma non solo, la città ospita circa cento istituzioni ebraiche al servizio di una popolazione di 18.000 persone. Anche se le autorità giustificano la decisione indicando problemi di budget, legati alla crisi del Covid-19, si è levata forte la protesta da parte del Forum delle Comunità Ebraiche Fiamminghe che ha dichiarato che in questi tempi difficili, proprio in questo periodo, gli ebrei hanno bisogno di più protezione.

Togliere la sorveglianza alle istituzioni ebraiche è, di fatto, il modo più disonorevole per lasciarle in balia della furia che, fomentata dagli estremismi, non tarderà ad alzarsi e a far sentire il suo ruggito nell’andare a colpire, come già fatto decine di volte in passato e in tutto il mondo, il ventre molle, e ora indifeso, dell’ebraismo europeo. Il governo belga giustifica la sua decisione con la mancanza di budget, come giustificherà i morti e i feriti di un attacco contro una qualsiasi di quelle cento istituzioni ebraiche che dal primo settembre, proprio alla vigilia delle più importanti festività del calendario ebraico, saranno lasciate senza protezione? Speriamo che questa mia previsione sia assolutamente errata, ma la richiesta di copertura da parte dei vertici delle comunità belghe a società private specializzate proprio nel settore sicurezza è un campanello d’allarme di tutto rispetto.

In Israele gli osservatori non escludono che il togliere la protezione alle istituzioni ebraiche sia un segnale, di fatto un ricatto, a Israele in vista dell’annessione di parte della Cisgiordania come previsto dal piano di pace del Presidente Trump. Una sorta di ricatto non scritto e non palese, ma non per questo meno minaccioso, che mette in pericolo famiglie e anche minori che potrebbero rimanere coinvolti, come già lo sono stati in passato. Un ricatto che potrebbe estendersi al resto d’Europa o a parte di essa, mettendo altre comunità ebraiche più in pericolo di quanto già non lo siano. Un ricatto che potrebbe colpire ancora più a fondo la parte debole dell’ebraismo europeo trattandolo da ostaggio, e se questa valutazione dovesse poi risultare giusta le conseguenze, sia politiche che di altro genere, potrebbero essere imprevedibili per il semplice motivo che Israele non si lascerebbe comunque condizionare perché la sua sicurezza è condizione assoluta e necessaria.

Un ricatto che con ciò che sta succedendo in Francia dove gli atti antisemitismo stanno crescendo esponenzialmente, in Germania, in Olanda e in Norvegia dove i governi consigliano agli ebrei di non esporre in pubblico simboli religiosi, o in Svezia dove il sindaco di Malmö ha consigliato alla comunità ebraica locale di trasferirsi a Stoccolma perché non può più garantire la sicurezza delle istituzioni ebraiche cittadine, dovrebbe aumentare i decibel della sirena dall’allarme che da troppi anni è inascoltata, come è volutamente ignorato, sempre da troppi anni, che le comunità ebraiche europee, lentamente ma costantemente, si stanno assottigliando.