Il caso di Garlasco interpella, ormai da tempo, le coscienze degli italiani, se non di tutti, almeno di coloro, la più parte, che dimostrano una certa sensibilità sia nei confronti delle persone coinvolte nel caso di specie, sia nei confronti di un tema fondante la società, ossia la giustizia. Parto da quest’ultimo tema. L’Italia è uno stato di diritto, vi è una Costituzione, vi è una separazione dei poteri, vi sono diritti e doveri dei cittadini. Partendo da questi presupposti imprescindibili e attorno ai quali non si levano dubbi da parte di nessuno, è innegabile che nel caso di Garlasco qualcosa non ha funzionato come avrebbe dovuto.
Dobbiamo essere onesti, altrimenti non saremmo qui, a distanza di quasi vent’anni, a discutere sulla colpevolezza di Alberto Stasi. È vero, è stata emessa una sentenza di condanna ma questa condanna continua a sollevare dubbi e polemiche, le evidenze fanno sorgere il ragionevole sospetto che Alberto Stasi non sia colpevole. Questo sospetto è legittimo. Per questo mi auguro che le indagini possano proseguire in modo che la verità sia portata a galla: questa verità potrebbe confermare la colpevolezza di Alberto Stasi oppure sollevare il velo su nuovi scenari. La verità deve, però, emergere, contro ogni ragionevole dubbio.
Attraverso la giustizia ed il suo esercizio, vengo alle persone coinvolte. Abbiamo una ragazza uccisa nel fiore dei suoi anni, abbiamo i suoi genitori che, nel e per il dolore per la perdita della figlia, desiderano anche loro la verità. Per loro questa verità è la colpevolezza di Alberto Stasi, avranno le loro ragioni sulle quali a nessuno compete il diritto di esprimere un giudizio. Poi abbiamo Alberto Stasi, un ragazzo all’epoca dell’omicidio, un uomo oggi, in mezzo anni di carcere continuando a proclamare la sua innocenza. Con lui abbiamo i suoi genitori, il papà nel frattempo è mancato, ennesimo dolore. Ecco, io desidero condividere una riflessione. Ammettiamo pure che Alberto Stasi sia colpevole, tuttavia è innegabile che da Alberto Stasi e dalla sua famiglia noi abbiamo ricevuto una lezione di stile. Nella pervicace proclamazione della sua innocenza, Alberto Stasi non ha mai accusato altre persone, i suoi genitori lo hanno sostenuto in silenzio senza recriminazioni o commenti contro altre figure coinvolte nelle indagini o contro gli inquirenti.
Alberto Stasi si è visto accusato, condannato, oggetto di commenti sulla sua vita privata, sulla propria sessualità, su tutti gli aspetti più intimi. Il biondino dagli occhi di ghiaccio. Mafiosi arrestati per aver commesso reiterate violenze in decenni di latitanza hanno avuto da parte della stampa un trattamento migliore rispetto a quello riservato ad Alberto Stasi. Per questo io credo che tutta la nostra società deve riconoscere alla famiglia Stasi di aver ricevuto un esempio di stile e una capacità di straordinaria resilienza. Per il modo con cui la famiglia Stasi è stata trattata e per il modo con cui essa ha reagito al trattamento inferto noi dobbiamo avere il coraggio di porgere le nostre scuse e riconoscere di avere sbagliato nel trattare le vite delle persone in un modo non degno della dignità della persona stessa.
Che la vicenda di Garlasco ci lasci tre insegnamenti. Il primo: il rispetto per la vita umana ed il valore della vita. Il secondo: il valore della giustizia e del suo esercizio. Terzo: il rifiuto della gogna mediatica che umilia e condanna.
Suor Anna Monia Alfieri, 14 ottobre 2026
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