Con le chat di Palamara cade il velo delle toghe politicizzate

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La magistratura ci ha sempre raccontato che gli scontri con la politica erano un’esigenza difensiva: tutelare l’autonomia e l’indipendenza delle toghe dagli attacchi portati soprattutto da Silvio Berlusconi.

Ma dalle chat dell’inchiesta su Luca Palamara emerge uno spaccato molto diverso. L’ex capo dell’Anm spiega che dopo la sua nomina, propiziata dall’accordo tra la corrente centrista e quella di sinistra del sindacato dei giudici, “era chiaro che dovevo andare contro Berlusconi“.

E nelle conversazioni su Matteo Salvini viene fuori di peggio. I magistrati dicono di sapere che l’ex ministro aveva ragione sul blocco delle navi di migranti, ma Palamara li rimette in riga: “Dobbiamo attaccarlo lo stesso”.

A quale storia dobbiamo credere? A quella delle toghe che reagiscono alle ingerenze della politica, o a quella dei magistrati che usano la giustizia per fare politica?

Ne abbiamo parlato ieri sera a Quarta Repubblica.

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4 Commenti

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  1. Perché nessuno ha chiesto a Palamara cosa hanno fatto i giudici in cambio dell’ “appoggio” per le promozioni? È chiaro che adesso avrebbero dovuto agire contro Salvini, ma prima?

  2. Non mi meraviglio di conte, ma il presidente della Repubblica Italiana da che parte sta! Censura… salve no è nuovo pubblica

  3. Ma questo “SAL” esiste davvero? No, perché le sue uscite sono così paradossali, da sembrare una “provocazione” messa li, per tastare il polso alle reazioni del pubblico. Non posso credere che un individuo dotato di buon senso e di una minima dose di raziocinio possa guardarsi allo specchio e continuare a nutrire rispetto per se stesso, esponendo la fiera di sproloqui come quelli del presunto “Sal”…
    Dai, smettetela e ammettete che Sal é un malriuscito tentativo di robottino informatico: il suo creatore non gli ha sufficientemente chiarito la differenza che esiste fra – opinioni – e – stronzate – e lui, poverino, ha buttato nella betoniera, un po’ di queste e un bel po’ di quelle… Poverino…

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