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Conte ha copiato Blade Runner

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Da quando è scoppiata ho letto decine e decine di articoli comparare la pandemia (che in uno dei suoi etimi greci era anche una esclamazione: “pandemia puttana”, tutto vero leggete su qualsiasi vocabolario etimologico) a libri scritti il secolo scorso: da La peste scarlatta di London a La peste di Camus sino ai titoli più improbabili.

Eppure rileggendo uno stralcio inedito dello scrittore americano William Burroughs ho scovato dove si ispira Conte: da Blade Runner. Lo conoscete tutti, no? Il film con Harrison Ford e regia di Ridley Scott. E invece no. Ridley Scott prenderà soltanto il titolo (non il romanzo che è di Philip Dick Anche gli androidi sognano pecore elettriche?) per prestarlo al suo Blade Runner. Rileggendo questo “progetto” di Burroughs, totalmente inedito in Italia (era stato pubblicato nel 1983 da una piccolissima casa editrice e distribuito solo in Svizzera e sul mio sito che dirigo www.satisfiction.eu), ancora una volta ci imbattiamo nella geniale visionarietà dello scrittore americano.

L’autore de Il pasto nudo e La scimmia sulla schiena, immagina un futuro prossimo da apocalissi. Vicina. Imminente. Nel 1979 scriveva di “malattia fulminante” diventata “una pandemia capace di abbassare tutti i livelli delle difese immunitarie. E la pandemia ha portato sempre a un maggior controllo governativo sui privati, non sui modelli vecchio stile di oppressione e terrore degli stati polizieschi, ma in termini di lavoro, credito, alloggio, pensione e assistenza medica”.

C’era stata una crescente pressione per emanare una Legge Sanitaria Nazionale. Questa fu bloccata dalla lobby medica, con i dottori che protestavano che una simile Legge avrebbe significato in pratica la fine della professione privata e la degradazione del livello medio del servizio medico. Fu anche addotto l’argomento della gravità dello sforzo in rapporto a un’economia già precaria. Le compagnie farmaceutiche, temendo che un intervento sui prezzi avrebbe tagliato i profitti, spesero milioni per opporsi alla proposta di legge e misero annunci su intere pagine dei maggiori giornali. E soprattutto, le compagnie di assicurazione sulle strade strillarono che la Legge non era necessaria e poteva soltanto portare a un aumento di tasse per un servizio peggiore.