in

Conte si sente ormai una rockstar - Seconda parte

Invece, chi non fugge, ma rischia di essere disarcionato, è un uomo chiave del sottogoverno, Fabrizio Salini. Sulla carta, l’Ad della Rai avrebbe pieni poteri, ma è paralizzato dai partiti e dal suo stesso Cda, che non governa. Da un lato, si tormenta sul da farsi, dall’altro, non dà risposte. Per questo è stato scaricato perfino dai suoi due ex fedelissimi: il Direttore Generale Alberto Matassino, che nei corridoi di Viale Mazzini lo critica pubblicamente per un indecisionismo cronico peggiore del re tentenna, e il capo della comunicazione, Marcello Giannotti, che gli rinfaccia di non averlo difeso come avrebbe dovuto sul conflitto d’interessi dell’ufficio stampa della società MN per Fiorello a Sanremo.

Inoltre, al povero Salini, il Mef, in contrasto con il Mise, gli imputa un disastroso piano industriale, fotocopia di quello presentato anni fa da Pier Luigi Celli che raddoppiava le cariche senza alcun vantaggio per l’azienda. Con tanti e tali protagonisti dell’attuale potere e del sottopotere che, anziché mettere a regime la loro squadra, strabordano o diventano campioni di immobilismo, come potrà Mattarella continuare a far finta di nulla ora che anche Di Maio vuole staccare la spina? Ai posteri l’ardua sentenza.

Luigi Bisignani per Il Tempo, 1 dicembre 2019

Condividi questo articolo