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Conte vs Schlein, chi sarà leader? Il sondaggio che gela Elly

La rilevazione Eumetra parla chiaro e affonda la leader dem. A sinistra non c’è un campo largo, ma un campo di battaglia

Schlein conte Immagine generata da AI tramite DALL·E di OpenAI
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Altro che brindisi sull’Arno: per Elly Schlein la notte è arrivata presto e con una doccia gelata. Il sondaggio Eumetra per Piazzapulita firmato da Renato Mannheimer, pubblicato su Italia Oggi, è un bollettino di guerra: se il cosiddetto “campo largo” decidesse davvero di fare le primarie per la leadership, Giuseppe Conte partirebbe in testa con il 27% dei consensi. La segretaria del Pd si fermerebbe al 14%, superata persino da Pierluigi Bersani, che con il suo 15% sembra pronto a un inaspettato ritorno d’autunno. E, tanto per gradire, compare anche la sindaca di Genova Silvia Salis — il nome che fa battere il cuore a Matteo Renzi — con un sorprendente 10%.

Ma non è finita qui. Quando agli intervistati viene chiesto chi vedono come futuro premier più competitivo, il risultato è persino peggiore: Conte vola al 34%, mentre Schlein arranca al 22%. Numeri che fanno tremare le pareti del Nazareno, dove ormai non è un mistero che la segretaria fatichi a tenere in mano un partito sempre più spaccato tra riformisti, nostalgici e attivisti alla ricerca di un’identità perduta.

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Il problema, dicono in molti tra i corridoi del Pd, è che Elly è rimasta “testardamente unitaria”. Uno slogan che doveva suonare come una promessa di coesione e che invece, col tempo, è diventato quasi un boomerang politico. Si è visto alle regionali: nelle Marche ha accettato persino il veto di Conte sul candidato Matteo Ricci, sospeso per 48 ore come un imputato in attesa di verdetto. In Toscana ha tentato di silurare Eugenio Giani, colpevole — secondo i Cinque Stelle — di non piacere a “via di Campo Marzio”. E in Campania e Calabria, pur di non rompere l’alleanza, ha lasciato mano libera ai grillini in territori dove, come ripete spesso Vincenzo De Luca, “il loro peso elettorale è più simbolico che reale”.

Insomma, un’alleanza a senso unico. Perché se la segretaria dem ha offerto ponti, aperture e candidature condivise, in cambio ha ricevuto ben poco. A Roma e Bruxelles, il Movimento 5 Stelle continua a guidare la narrazione a sinistra: contro il riarmo europeo, a favore delle manifestazioni pro Palestina, e sempre pronto a distinguersi sulla guerra in Ucraina. Il Pd, intanto, resta a rimorchio, costretto a inseguire temi e parole d’ordine che non gli appartengono più.

Il segnale era già arrivato chiaro a settembre, quando alla Festa dell’Unità di Reggio Emilia l’avvocato di Volturara Appula è stato accolto come una rockstar, tra applausi e selfie nelle cucine. Qualche giorno dopo, alla Festa del Fatto Quotidiano, Schlein ha invece incassato una bordata di fischi. Due piazze diverse, stesso messaggio: la base progressista si è spostata, e non verso di lei. In fondo, la verità è che Elly Schlein non ha ancora trovato il suo partito. Gli ex renziani la osservano da lontano, i riformisti brontolano, l’ala movimentista sogna una sinistra “di piazza” e i moderati temono un’altra deriva ideologica. Tutti sotto lo stesso tetto, ma ognuno con la valigia pronta.

Franco Lodige, 14 ottobre 2025

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