Giustizia

Corrado, Marco, Giovanni e l’allegra compagnia dei “bufalari”

Il fronte del NO alla riforma della Giustizia sta tirando fuori il peggio di sé: una narrazione artefatta, disonesta e menzognera

Gratteri Formigli Travaglio Immagine generata da AI tramite DALL·E di OpenAI
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Non avendo più nulla a cui aggrapparsi e preso atto della manifesta incapacità degli inconcludenti leader campolarghisti, gli antigovernisti d’assalto scelgono sempre più frequentemente di tentare il tutto per tutto e di cimentarsi nell’estremo esercizio di strumentalizzare le opinioni dei defunti. Una pratica giornalistica lontana anni luce dai più basilari principi deontologici, che promuove una narrazione artefatta, disonesta e menzognera che non rende onore né ai suoi interpreti né tantomeno alla memoria di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, eroi del nostro tempo tirati cinicamente in ballo dai divulgatori seriali di fake news al solo fine di avvalorare le loro strampalate tesi.

Ne sanno qualcosa i noti propagandisti protagonisti di certe sensazionalistiche campagne di disinformazione, i quali, ben consapevoli degli importanti limiti della loro fuorviante narrazione, cercano furbescamente riparo dietro le ingombranti sagome dei due magistrati siciliani. Accade così che, nell’intento di salvaguardare la purezza delle proprie tesi, i “bufalari” in questione partoriscano dal nulla partecipazioni televisive mai avvenute o attribuiscano a taluno frasi e dichiarazioni mai veramente pronunciate. L’instancabile illusionista Corrado, con il provvidenziale impulso di un abilissimo manipolatore di professione, tale Marco, riesce nella titanica impresa, proibitiva per qualunque altro mortale, di far apparire negli studi televisivi di Samarcanda l’indimenticato magistrato Paolo Borsellino, a concedere interviste mai rilasciate stracolme di espressioni surreali, inveritiere o del tutto inesistenti.

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Il mite affabulatore Giovanni fa invece ricorso al proverbiale coraggio dell’impavido Nicola, il quale, su probabile suggerimento del manipolatore di cui sopra, finisce per impreziosire le colonne del quotidiano Repubblica con ingannevoli spunti e false dichiarazioni ascritte direttamente a un altro indimenticabile magistrato, il compianto Giovanni Falcone, anch’egli utilizzato, al pari del suo amico e collega, per la becera promozione di battaglie ideologiche e interessi di parte. È la quintessenza della manipolazione. La spettacolarizzazione del dibattito pubblico inscenata ad arte al solo scopo di attribuire valore e fondamento a un complesso di tesi altamente ideologizzate e spesso e volentieri del tutto infondate, concepite in evidente chiave antigovernativa nel vano tentativo di sopperire all’immane vuoto politico originatosi da tempo nella parte sinistra dell’arco costituzionale.

Salvatore Di Bartolo, 15 novembre 2025

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