Ho guardato per puro caso l’intervista concessa da Nicola Gratteri a Il Cavallo e la torre di Marco Damiano. Il conduttore non poteva esimersi e per fortuna gli ha chiesto conto di quella intervista fake a Giovanni Falcone che il pm ha letto in diretta tv a Di Martedì, intervista mai esistita, ma che ha di fatto spacciato per vera. Come se ne esce, Gratteri? Con delle scuse? Macché. Dopo aver rivelato al Foglio di averla spiattellata al mondo intero (senza verifiche) perché ricevuta “da fonti autorevoli dell’informazione” (annamo bene), a Damilano spiega così quanto avvenuto. Riportiamo l’intervento integrale perché non vorremmo essere accusati di taglia e cuci.
“Allora, quel virgolettato non c’è” (bontà sua), però “leggendo l’intervista di Morvillo, cognato di Falcone, e di Spataro, amico intimo con cui hanno fondato una corrente, si spiega chiaramente che Falcone non era per la separazione delle carriere ma per la separazione delle funzioni. Però io penso che oggi noi dovremmo parlare del 2025, spiegare quali sono i veri problemi e cosa potrebbe accadere con la separazione delle carriere”.
E allora ci sovvengono solo un paio di osservazioni.
Primo: caro Gratteri, non è che “quel virgolettato non c’è”, così en passant, ma si tratta proprio di una bufala. Decisamente grossa. E forse i telespettatori meriterebbero come minimo un mea culpa, come hanno lodevolmente fatto a denti stretti anche Marco Travaglio e Peter Gomez. Invece no. C’è sempre un “ma”. In questo caso la toga tira fuori due interviste (casualmente rilasciate sempre al Fatto Quotidiano, il che fa venire il dubbio che Gratteri non tenga conto di molto altro) in cui due signori ancora vivi, per quanto vicini a Falcone, affermano che secondo loro il magistrato (morto) parlava non di separazione ma di differenziazione, roba di lana caprina che in ogni caso non spiega il bidone preso da Gratteri. Poco importa infatti l’interpretazione di Alfredo Morvillo e Armando Spataro del Falcone pensiero. Perché a cercare di portare il compianto magistrato sul campo del NO alla riforma è stato lui, non altri. E l’ha fatto utilizzando una “prova” rivelatasi infondata. Punto.
Secondo: siamo d’accordo con Gratteri nel dire che “bisogna pensare al 2025”. Con tutto il rispetto, chi se ne frega, da una parte o dall’altra, di quale potrebbe essere la posizione di Falcone e Borsellino su una Riforma arrivata 30 anni dopo la loro morte. E che segue eventi laceranti come Tangentopoli, la guerra a Berlusconi, il Sistema di Palamara, Garlasco, i governi caduti e le carriere politiche finite su indagini svanite nel nulla. Per non parlare delle sanzioni più che ridicole comminate dal Csm ai magistrati che sbagliano. Ma forse Gratteri, a “parlare del 2025” e non del 1992, poteva pensarci prima di trascinare nell’arena il collega deceduto senza prima verificare bene le fonti. No?
Ps: se mai un giorno ci querelassero per diffamazione accusandoci di non aver verificato bene le nostre fonti, speriamo di poter incardinare il processo a Napoli. Siamo certi che il dott. Gratteri sarà clemente con noi. Anche lui ora sa che a volte può capitare di fidarsi delle persone sbagliate…
Giuseppe De Lorenzo, 14 novembre 2025
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