Non c’è estate senza scandaletto e lo scandaletto è una crasi per scandalo e letto, scandalo di sesso, di corna e ricatti. Un paio d’anni fa, ricordate, la storia dei torinesi-bene, lui Massimo Segre banchiere o commercialista, comunque uno che fa girare i soldi, lei Cristina Seymandi, quello che era. Con lui che in piena festa di fidanzamento manda i video delle corna, vere o presunte e lascia la scena in modo teatrale e lei che accusa una crisi di nervi ma subito passa al contrattacco, minaccia vendette, fa il giro delle redazioni e l’immancabile libro “per ragioni morali”. Insomma si reinventa influencer, “comunicatrice”, stagionata ma non doma.
Quest’anno il livello si direbbe ulteriormente abbassato se i protagonisti sono un maturo attore italiano che impersona un prete, Raoul Bova, una poco più ventenne modella e influencer, grandi tette, il tipo di bellezza provocante, sul volgare, e non può mancare quel mestatore professionista che risponde al nome di Fabrizio Corona il quale tira fuori certi messaggi privati. E poi ci sono gli sms coperti, ma inequivocabili: “Se mi vieni incontro blocchiamo tutto. Se vuoi farmi un regalo per averti salvato. Non è il caso che venga fuori uno scandalo. Per il tuo matrimonio, il tuo lavoro. Se no altro che don Matteo”. Il matrimonio di Bova è con un’altra superbella, la spagnola, Rocio Munoz Morales, passata una volta in quella vetrina del pessimo gusto che è Sanremo e poi sparita, comunque attrice. E insomma, per farla breve, l’attor bello e maturo incornava, ma pensa, la moglie bella ma non più freschissima con la ragazzina di grandi tette e ambizioni che punta alla notorietà
Leggi anche:
Sai che sensazione, che novità. Che notizia. Ma tiene banco e su queste cose uno come Corona ci fa i soldi, ancor libero di mestare, di sputtanare dopo anni di galera scontati a singhiozzo. E la storia tiene banco, tutti i giornali ne parlano e anche noi ne parliamo, tanto più che salta fuori il lato giallistico, spionistico: i messaggi minatori partiti da un numero coperto, spagnolo, attribuiti senza prove certe, colpo di scena, a un altro di imprecisata attività, pierre? Imprenditore? Comunque un altro abbastanza giovane, dalla faccia tipica di quelli in carriera che navigano nei casini più strani e magari torbidi e stanno in ambigui rapporti con Corona ma si pongono come angeli protettori: “Martina voleva diventare famosa e io ho fatto di tutto per difenderla”. Difenderla da cosa? Da Corona o da se stessa? Comunque giura che non è stato lui. Ci mancherebbe. Ma qualcuno sarà stato a mandare certi messaggi, a meno di non incolpare l’intelligenza artificiale.
Non c’è niente, c’è lo scandaletto estivo vecchio come il mondo, come i tormentoni che non ci sono più, ma la gente si appassiona e un po’ perché ci è abituata e un po’ perché non le viene servito altro che questa sbobba morbosa e fondamentalmente fetida. Saranno affari di Bova e della sua influencer, della signora che rifiuta ogni ipotesi di separazione anche se Corona dice che sono già divisi? Ma ne parliamo anche noi, per dire di un giornalismo alla sua scomparsa, al canto del cigno che non è un cigno, è un avvoltoio. Intendiamoci, con la cronaca rosa, oggi chiamata gossip, si fanno ancora e sempre dei gran soldi, anzi è l’unico modo di fare i soldi. Ma non è più giornalismo, per quanto di bassa lega. È un sorta di intruglio in un pentolone venefico dove è impossibile distinguere la cosiddetta informazione da un ruolo di prosseneti, di complici, come accadeva con la Gintoneria, delle quali illustri colleghi dicono: una chiusa, cento aperte.
Per dire così fanno tutti e così dobbiamo fare anche noi. Gli italiani sono rapiti dai crimini e dalle corna, e quest’anno hanno entrambi. Hanno Garlasco, che è la morte del giornalismo serio, d’inchiesta, giudiziario, affidato alle croniste gossippare, risucchiato dal gossip dalle implicazioni pornografiche e allusivamente incestuose, e hanno le corna dei vip. Le tre S famigerate ma invincibili del giornalismo, sesso soldi sangue, in un alone di morte. Volendo, le S sarebbero quattro se si aggiunge quella di successo: più una tresca è vip e più fa presa nell’immaginario dei poveracci e dei drogati di social. Di queste storie si sa o si crede di sapere tutto, in una confusione babelica che non lascia niente. Sull’incredibile riapertura di Garlasco non si arriva a niente, si arricchiscono i sospettati, i loro legali, ma non si arriva a niente; sull’attore e la influencer, a tradimento della compagna sempre bella ma in disarmo, per la legge del consumo di carne che deve sempre alzare l’asticella dell’osceno e abbassare quella dell’età, viene fuori di tutto e di più, grazie a Corona, ma in un alone di improbabilità, in una nebbia di possibilità per cui alla fine non si capisce se il ricatto su whatsapp sia partito dal pierre protettore, dalla aspirante famosa, da un bot, da Lucifero in persona.
In compenso, non si sa niente su niente di ciò che conta davvero: crisi finanziarie e industriali, impatto dell’energia, accordi sui farmaci, fronti di guerra. Non si sa più niente nemmeno sull’effettivo stato di sicurezza delle città, la cronaca nera sul campo quasi scomparsa, per anni i giornali, pagati per mentire, per reggere bordone alle menzogne di potere, hanno riportato come vangelo la balla della percezione ripetuta dal sindaco di Milano Beppe Sala. Non si sa niente, vogliamo dire, fino a che le cose non sono esplose e a quel punto tutti nell’informazione pettegola corrono a spiegarti oggi perché ieri è successo quello che nessuno poteva o sapeva prevedere, raccontare. Arrivano, retrospettivamente, a spiegare l’inspiegabile dei terremoti e delle alluvioni, ma sempre a tempo scaduto e comunque mentendo: i roghi in Sardegna attribuiti all’incredibile, impossibile temperatura dei 50, 60 gradi quando tutti sanno che sono certi pastori assoldati dalla criminalità organizzata per mungere i sussidi statali e regionali.
Come si spiega questa degenerazione si direbbe irreversibile? In parte con la parabola nefasta dell’informazione dapprima controllata dalla pubblicità, poi finanziarizzata, degenerata in comunicazione che può essere tutto e il contrario di tutto, propaganda, aria fritta, merchandising, pubblicità, ma certo non informazione, non giornalismo; in parte con la scomparsa – non il declino, la scomparsa, totale, irreversibile – dei valori etici. Scomparsa condivisa dai potenti, dai politici che fanno la fila per andare a farsi coprire di merda al podcast di Fedez, loro come i giornalisti, purtroppo anche certi di comprovata preparazione e, pensavamo, serietà. Ma va così e così fan tutti e in questa terra bruciata dei valori considerati obsoleti, mentre erano solo umani e cristiani, l’unica cosa che può restare è la società dissociata e cannibalizzata del più forte o più stronzo. Non è un bel segnale, non un bel risultato se si considera l’informazione come presidio democratico, cinghia di trasmissione tra il sapere degli iniziati, dei potenti e il non sapere delle masse.
Tra Garlasco e le corna di Raoul Bova si fa largo una “mamma influencer” che ha fatto un video per raccontare a tutti che il figlio tredicenne è stato bocciato in terza media avendo “solo quattro o cinque insufficienze e qualche intemperanza”. Ce ne vuole per farsi bocciare in terza media e servirebbe un esame di coscienza genitoriale, ma può farselo una mamma influencer? Difatti dice: “È uno schifo ma adesso faranno i conti con me”. E lo dice con gli ammiccamenti, le pose da influencer. Sotto al video, piovono commenti di clamorosa trivialità, che poi è l’effetto cercato.
Max Del Papa, 29 luglio 2025
Nicolaporro.it è anche su Whatsapp. È sufficiente cliccare qui per iscriversi al canale ed essere sempre aggiornati (gratis).
Da oggi puoi aggiungere Nicolaporro.it alle tue fonti preferite su Google visitando questa pagina e spuntando la checkbox a destra


