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Cosa c’entra con la libertà chi rifiuta il vaccino - Seconda parte

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Sbagliano? Magari anche sì. Ma perché dovremmo costringere chicchessia a prendere un farmaco in cui non crede? Già l’obbligo vaccinale per i sanitari qualche retrogusto liberticida lo aveva. Già l’idea di far tornare in classe solo gli studenti protetti sa di ricatto per costringerli a ricevere il siero e non restare in Dad. Ma questo martellamento contro i non vaccinati appare una sorta di terrorismo mediatico allo scopo di mettere alla berlina i reticenti e costringerli con la gogna alla punturina. Ricordiamolo: non parliamo dei no vax in stile talebani, quelli contrari a prescindere meglio lasciarli perdere; ci riferiamo agli indecisi o ai dubbiosi che rifiutano la dose, tutti legittimamente confusi da una campagna che certo non è stata né chiara né tantomeno specchiata. Avete presente il caos su AstraZeneca o sul mix di vaccini? Ecco.

Che poi molte delle obiezioni cozzano con l’intelligenza: se costringessimo i no vax a pagarsi le cure di un’eventuale infezione da coronavirus, non dovremmo fare lo stesso con chi fuma pacchetti di sigarette e poi si becca il cancro ai polmoni? O con chi corre in auto oltre i limiti di velocità? O con chi non indossa la cintura di sicurezza? Direte: il tema stavolta è diverso. Chi fa uso di Marlboro mette a rischio solo la propria vita, mentre chi non si vaccina ha sulla coscienza anche quella degli immunodepressi che non possono ricevere il siero. Vero, giusto, giustissimo. Ma perché allora, anziché terrorizzare, non provare a “convincere”? Convincere gli indecisi a fare una scelta consapevole, libera, informata. Additare o fare la paternale serve a poco, se non a radicalizzare i contrari al vaccino.

Giuseppe De Lorenzo, 8 luglio 2021