Il tennista italiano Jannik Sinner continua a vincere e a dominare il tennis mondiale, diventando mese dopo mese uno splendido esempio di correttezza umana e sportiva. Sempre elegante, educato e mai sopra le righe. Eppure alcuni suoi connazionali non possono fare a meno di criticarlo.
Ovviamente non per i suoi colpi o per i trofei (quello sarebbe troppo per chiunque), ma per i soldi che guadagna e per la sua residenza fiscale a Montecarlo.
Gli ultimi a puntare il dito, con toni particolarmente accesi, sono stati due giornalisti: Giovanna Botteri e Luca Sommi. Il simpatico tandem ha infatti deciso di fare i conti in tasca al numero uno del tennis mondiale durante una conferenza. Un penoso esercizio di populismo acchiappa-applausi che rivela più quanto sia agghiacciante il loro modo di pensare che le presunte défaillance del nostro amato tennista.
Partiamo dai fatti. Come tutti i tennisti professionisti, Sinner paga le tasse sui premi nei Paesi in cui li conquista. Non è un escamotage, è il meccanismo previsto dalle norme internazionali per questo sport. Il resto del reddito (sponsor, contratti, diritti d’immagine, insomma tantissimi soldi nel caso di Sinner) viene gestito secondo la legislazione del luogo di residenza.
E Montecarlo, la nazione dove Jannik vive, non è un paradiso fiscale nascosto: è una scelta trasparente e legale. Centinaia di atleti di livello mondiale vivono lì per lo stesso motivo per cui tanti imprenditori e professionisti scelgono altre giurisdizioni: condizioni ideali per allenarsi unite a una tassazione certamente vantaggiosa.
Ma Sinner non ha scelto Montecarlo per fuggire dall’Italia; l’ha fatto per potersi preparare al meglio. Il clima, le strutture, la possibilità di lavorare senza l’assedio mediatico costante che avrebbe in Italia sono elementi tangibili e condivisibili. Un campione che passa otto-dieci mesi all’anno in giro per il mondo ha bisogno di un luogo dove recuperare fisicamente e mentalmente.
Trasformare questa necessità professionale in un’accusa di slealtà verso il Paese è un’operazione intellettualmente disonesta. Perché, se Sinner non vive in Italia, dovrebbe pagare le tasse in Italia? Botteri, con il suo passato da corrispondente da Pechino per la Rai, dovrebbe conoscere bene la differenza tra sistemi che impongono rigidamente dove vivere e sistemi liberali…
L’Italia non è la Cina, per fortuna. Qui in Occidente (almeno per ora) esiste la libertà di stabilirsi dove si ritiene più opportuno, purché nel rispetto delle leggi. Sinner dunque non deve chiedere il permesso a nessuno per vivere dove vuole.
Ancora più surreale è l’ossessione (tutta italiana) di fare i conti in tasca a chicchessia. I due dicono che Sinner guadagna più di 70 milioni l’anno come se fosse un affronto morale. Ma se Sinner genera ricchezza e ne beneficia massimizzando i suoi guadagni sono affaracci suoi. Il suo successo è frutto di talento, sacrifici e una dedizione maniacale. Peraltro Jannik proviene da una famiglia umilissima e ha un enorme rispetto per il denaro.
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Eppure, invece di celebrarlo, una certa sinistra mediatica preferisce esaltare lo spagnolo Alcaraz, usandolo come clava contro l’italiano accusato di essere un ipocrita fuggitivo: un confronto sterile e imbarazzante che non tenta nemmeno di celare l’invidia di chi lo sostiene.
Purtroppo questo atteggiamento rivela un problema culturale più profondo. In Italia troppo spesso il successo viene guardato con sospetto: invece di chiedersi come attrarre e trattenere talenti, si preferisce la predica moralistica. Sinner non ruba nulla a nessuno. Paga ciò che deve, dove deve. E porta in alto la bandiera italiana. Il resto è una questione privata. Cosa se ne fa di 70 milioni l’anno? Affaracci suoi!
Alessandro Bonelli, 23 luglio 2026
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