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Il Sistema (in)visibile (Marcello Foa)

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Il Sistema (in)visibile di Marcello Foa (Guerini e Associati) è un libro che va assolutamente letto. Il nostro ex collega del Giornale con il quale abbiamo condiviso tante riunioni di redazione quando era capo della sezioni Esteri, cerca di spiegare «i condizionamenti e le logiche che colpiscono la nostra società». È l’ideale continuazione del suo precedente libro, con in mezzo però il Covid e i condizionamenti internazionali che ne sono seguiti. Fornisco soltanto uno spunto.

Vi ricorderete quel famoso intervento di Mario Draghi nel luglio 2021, quando in Parlamento disse: «Il green pass non è un arbitrio… non ti vaccini e poi muori. Oppure fai morire: non ti vaccini, ti ammali, contagi, qualcuno muore». Dichiarazioni che più o meno, senza essere dirette come quelle del presidente del Consiglio italiano, fecero un po’ tutti i leader mondiali. «Quella frase – scrive Foa – e in genere un’impostazione comunicativa radicale e ultimativa alimentavano la paura, che accentua disorientamento e inibisce la razionalità della maggior parte delle persone, fino a impedire, anche a individui estremamente qualificati e intelligenti, di osservare con oggettività la realtà».

Ebbene Marcello spiega nel suo libro (è questo il passo avanti) che tutto ciò è figlio di un’impostazione, di un condizionamento. Favolosa la citazione che l’ex presidente della Rai ci regala: «La gente crede soltanto a quel che le è stato inculcato, a dispetto dell’evidenza. I fatti non contano più, e conoscere la verità non ha più importanza, nemmeno mostrando le prove». Lo disse l’ex agente del Kgb, Bezmenov. Ma il Covid è solo un esempio. Foa sostiene, semplifico, che le democrazie del secolo scorso sono oggi in pericolo, per la forza di organismi sovranazionali (dalla Nato alla Swift) o le grandi corporation «che agiscono come una diga in montagna, che determina il flusso d’acqua nei fiumi e le cui turbine generano elettricità. In tempi normali nessuno presta attenzione al suo operato sebbene tutti ne siano dipendenti».

Non credo che la globalizzazione sia, come dice Giulio Tremonti, «il risultato di una mente collettiva, di un nucleo organizzato di uomini potenti e pensanti», semmai un ordine più spontaneo, come direbbero gli austriaci. Ma è difficile non vedere un rischio che segnala Foa: «Si è imposta una cultura politica che invoca meno Stato e una gestione più efficiente della cosa pubblica, che tuttavia si risolve in una forma particolare di privatizzazione dello Stato, che non può piacere ai veri liberali: perché non promuove una vera concorrenza, ma cedendo ai privati servizi essenziali tramite concorsi pilotati favorisce la sostituzione dei Monopoli pubblici con quelli privati».

Nicola Porro, Il Giornale 16 ottobre 2022