Cosa rappresenta davvero Garofani (e perché resterà al suo posto)

La nomina di Sergio Mattarella, la tradizione infranta e lo scontro con Fratelli d'Italia. Cosa c'è dietro

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garofani

Chiariamo una volta per tutte un concetto per quanti non lo avessero ancora adeguatamente compreso: Francesco Saverio Garofani non è un consigliere qualunque del Colle e la sua nomina al vertice del Consiglio Supremo di Difesa non è un evento affatto casuale. Per comprendere veramente a fondo quale sia attualmente il peso e l’importanza strategica di quello che è da sempre uno degli uomini in assoluto più vicini all’attuale Capo dello Stato può essere utile analizzare modalità e tempistiche con cui è avvenuta la sua nomina alla guida della segreteria dell’organo costituzionale preposto alla difesa e alla sicurezza della nazione.

Partiamo con l’analizzare le modalità, curiosamente, ma non casualmente inedite: Garofani è il primo civile ad occupare la poltrona di segretario del Consiglio Supremo di Difesa, e pur di nominarlo Sergio Mattarella ha scelto di infrangere una tradizione ampiamente consolidata che voleva il ruolo affidato a un militare, attirando di conseguenza a sé la funesta ira dei generali inaspettatamente scavalcati dall’ex parlamentare dem. Ancor più curiose, a ben guardare, sono le tempistiche con cui la nomina in questione è maturata. Garofani viene posto a capo della segreteria del Consiglio Supremo il 24 febbraio 2022, proprio in concomitanza con l’invasione russa dell’Ucraina e il conseguente ritorno delle ostilità nel vecchio continente.

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Solo un caso? Con ogni probabilità no. Non si è trattato di una semplice coincidenza, bensì del provvidenziale tentativo operato dal Quirinale di politicizzare l’organo di difesa nazionale per evitare che lo stesso potesse deviare rispetto alla naturale posizione da assumere in quel preciso frangente. Quale? Chiaramente una posizione marcatamente euroatlantica che garantisse un pieno e totale sostegno alla causa ucraina, senza deviazioni, dubbi o tentennamenti vari. La nomina di Francesco Saverio Garofani, già consigliere di Mattarella dal marzo 2018, allorquando l’ex parlamentare dem traslocò direttamente dai banchi della Camera dei deputati alle sale del Quirinale, andrebbe pertanto interpretata come una garanzia di affidabilità per il Colle che, con l’ex deputato Pd, ha inteso tutelarsi preventivamente dall’eventuale rischio di futuri “sbandamenti” in seno alla spinosa questione russo-ucraina.

Da quel momento, dunque, Garofani non assume semplicemente la carica di segretario del Consiglio Supremo di Difesa, ma diviene de facto il garante degli interessi euroamericani in Italia nell’ambito della gestione della complessa partita russo-ucraina. Proprio per questa ragione, è alquanto verosimile che, nonostante tutto, Francesco Saverio Garofani rimarrà ancora a lungo ben saldo al suo posto, a perorare la causa per cui era stato individuato e scelto nel febbraio 2022 dall’attuale Capo dello Stato.

Salvatore Di Bartolo, 23 novembre 2025

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