Nessun piano segreto per fermare provvidenzialmente la corsa di Giorgia Meloni. Nessuno “scossone” per impedire alla coalizione di centrodestra di avere la meglio alle prossime Politiche e, conseguentemente, di eleggere il successore di Sergio Mattarella al Quirinale. Nessuna tessera di partito in tasca e nessuna predilezione per i partiti oggi all’opposizione. Solo una banalissima “chiacchierata in libertà tra amici” e tanta tanta amarezza per l’insensibilità dimostrata nell’occasione da certa stampa.
È questo quello che emerge dal racconto di Francesco Saverio Garofani, consigliere del Colle per gli affari del Consiglio Supremo di Difesa e da sempre uno degli uomini più vicini dell’attuale Capo dello Stato, reo, secondo la ricostruzione fornita nelle scorse ore dal quotidiano La Verità, di aver invocato un decisivo “sgambetto” per far cadere la premier. “Un anno e mezzo di tempo forse non basta per trovare qualcuno che batta il centrodestra: ci vorrebbe un provvidenziale scossone”, ha riferito Garofani ad alcuni amici nella “chiacchierata” incriminata di cui ha scritto sul suo giornale Maurizio Belpietro. Nonostante l’amara incredulità palesata nelle sue dichiarazioni, il consigliere del Colle con un passato da parlamentare Pd non si è premurato a smentire, ma soltanto a minimizzare, etichettando prontamente l’accaduto alla voce “semplice chiacchierata tra amici”.
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Ora, che si sia effettivamente trattato di un normalissimo scambio di opinioni è anche credibile, sebbene l’estrema complessità del delicato ruolo attualmente ricoperto imporrebbe quantomeno a Garofani di adoperare una maggiore accortezza nelle “libere chiacchierate tra amici”.
Ciò che invece dovrebbe far riflettere, pur accettando la logica della chiacchierata, sono i contenuti della medesima, che lasciano intravedere una scarsissima tolleranza delle dinamiche democratiche e della volontà popolare. Teorizzare il ricorso a strane manovre di palazzo da mettere in atto per ostacolare il cammino di Giorgia Meloni, e scongiurare così il rischio che una maggioranza di centrodestra possa scegliere il nome del successore di Sergio Mattarella, è sintomatico del fatto che dalle parti del Quirinale esista una certa propensione, già ampiamente consolidata, a correggere il corso democratico degli eventi. Che Garofani ne parli liberamente agli amici, anche in maniera disinteressata, anche semplicemente di fronte a un buon bicchiere di vino, non è dunque cosa illegittima né proibita, ma è senz’altro indicativo degli orientamenti ideologici e del perverso modo di concepire la democrazia degli uomini del Colle.
Salvatore Di Bartolo, 20 novembre 2025
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Immagine generata da AI tramite DALL·E di OpenAI


