Anche se l’argomento è già stato trattato in alcuni articoli apparsi sui media statunitensi, con il passare dei giorni e l’avanzare delle indagini il quadro di ciò che sono stati capaci i vertici del Partito Democratico Usa per far crollare il governo israeliano, democraticamente eletto e di un paese alleato, prende sempre più forma e rivela la sua drammaticità. Tutto questo è stato ribadito anche da Joseph Puder, chi vuole leggere l’articolo completo clicchi qui.
Puder mette subito in chiaro quello che in molti sapevano già, compreso chi scrive, ma che in pochi avevano il coraggio di dire. E cioè che la tolleranza e la mancata presa di distanza all’interno del Partito Democratico verso quei membri radicali, antiamericani e ferocemente anti-israeliani della Camera dei Rappresentanti, in particolare nei confronti del gruppetto delle pasionarie che si erano definite la “Squadra”, fin dai tempi della prima amministrazione Obama, davano il segno di quanto potesse essere tossica la deriva che i democratici stavano prendendo.
Ma non è tutto perché nel suo articolo Joseph Puder oltre al gruppetto di spericolate composto da Alexandria Ocasio-Cortez (Democratica dello Stato di New York), Ilhan Omar (Democratica del Minnesota), Ayanna Pressley (Democratica del Massachusetts) e Rashida Tlaib (Democratica del Michigan), attacca anche nomi di altissimo livello a cominciare dal team Biden-Harris che con tutte le sue forze non ha perso occasione per indebolire il governo israeliano stanziando fondi per detronizzare il primo ministro democraticamente eletto di Israele, Benjamin Netanyahu.
Con il proseguo delle indagini le prove di questa interferenza nella politica di uno Stato alleato stanno diventando dei macigni che peseranno sul riassetto del Partito Democratico. La speranza è che oltre a dover rispondere davanti ai giudici ci sia un cambio della classe dirigente. Non ne va solo dell’alleanza con l’unico vero amico che gli Usa hanno in Medioriente, ma del futuro della stessa democrazia americana e, considerando lo stato in cui si trovano attualmente le democrazie occidentali, quelle europee in particolare, il problema diventa ancora più grave.
Cari amici che amate la democrazia e la libertà non so se ve ne siete accorti, ma le cose si stanno mettendo male davvero. Tutto è partito dai primi risultati della Commissione Giustizia della Camera dei Rappresentanti degli Stati Uniti che ha certificato che sostenendo economicamente le manifestazioni contro la riforma giudiziaria, che il governo israeliano è stato costretto a sospendere a causa dei fatti del 7 ottobre 2023,l’amministrazione Biden-Harris ha finanziato anche le manifestazioni dei Kaplanisti che in un crescendo sono diventate anche violente.
E tutto questo per bloccare quelle riforme giudiziarie avviate dal ministro della Giustizia Yariv Levin, per correggere gli abusi dell’Alta Corte. Anche in Israele, come nel resto del mondo libero, Italia e Francia in particolare, il problema della magistratura politicizzata che applica le leggi sentendosi al di sopra della legge è molto grave e deve in qualche modo essere risolto.
Il memorandum intitolato “Il finanziamento da parte dell’amministrazione Biden-Harris alle organizzazioni non governative anti-Netanyah” accusa l’amministrazione di aver utilizzato impropriamente i fondi dei contribuenti attraverso l’Agenzia statunitense per lo sviluppo internazionale (USAID), il Dipartimento di Stato e altre agenzie federali.
Le stesse finite nel mirino di Donald Trump non appena insediato alla Casa Bianca. Fondi federali sono stati utilizzati direttamente e indirettamente per sostenere organizzazioni israeliane e di altro tipo anti-Netanyahu, nonché gruppi terroristici. Infatti tra i beneficiari della USAID sono elencate anche la Islamic Relief Agency (collegata al precursore di Al-Qaeda di Osama bin Laden), la Jammal Trust Bank del Libano (finanziatrice di Hezbollah) e anche organizzazioni con sede a Gaza, tra cui Bayader e Unlimited Friends Association (UFA) che hanno legami diretti con importanti figure di Hamas. Durante un audit governativo è stato dimostrato che USAID non poteva giustificare più di 142 miliardi di dollari in finanziamenti.
Avete capito bene, 142 miliardi di dollari, mica bruscolini, che non si sa che fine abbiano fatto. Mi ritorna subito in mente un episodio che mi è stato raccontato da un amico dissidente iraniano: secondo lui un paio di aerei carichi di contanti ben imballati provenienti dagli Usa erano atterrati a Teheran. In quel momento la notizia sembrava fantascienza o fantapolitica, fate un po’ voi, ora però, alla luce di ciò che sta emergendo dalle indagini ciò che allora sembrava incredibile diventa verosimile.
Oltre al problema della magistratura, Israele ha in comune con le altre democrazie occidentali anche quello dell’informazione. Infatti la maggioranza dei media israeliani che hanno linee editoriali sdraiate a sinistra e sono noti per la loro ostilità al governo di Netanyahu, hanno evitare di dare risalto, in molti casi non l’hanno passata neanche per dovere di cronaca, a questa grave ingerenza negli affari interni di Israele da parte delle amministrazioni Obama e Biden-Harris.
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Cosa che assume un quadro ancora più difficile da sopportare perché nel promemoria pubblicato dalla Commissione Giustizia è stato rilevato che l’amministrazione Biden ha finanziato attività illegittime attraverso gruppi intermediari tra cui diversi tentativi di paralizzare Israele. Chi vive nello Stato Ebraico ricorda perfettamente la chiusura improvvisa e senza il preavviso obbligatorio per legge, voluta dai sindacati, di sinistra anche loro, degli aeroporti e dei porti.
A questo va aggiunta la richiesta di personaggi politici del passato, molti di loro con la fedina penale macchiata, che invitavano alla disobbedienza agli ordini di chiamata dell’IDF per il servizio di riserva.
Passo che ha travalicato il codice penale militare. Tutti i nodi stanno venendo al pettine e l’augurio è che ciò che ha sdoganato Obama venga rimesso in magazzino insieme al suo Nobel per la pace che verrà e alle sue primavere arabe che tanto male hanno fatto agli equilibri della regione.
Perché anche se Netanyahu si è astenuto dall’accusare la Casa Bianca di aver oltrepassato una linea rossa e di aver palesemente interferito negli affari interni di Israele per non entrare in conflitto con Washington, la linea di non ritorno sulla quale ci sono ancora Hamas, Hezbollah, l’Iran e gli esagitati europei che vogliono lo stato palestinese dal fiume al mare, di fatto la cancellazione di Israele, potrebbe portare a conseguenze estreme che nessuno, almeno chi ancora ha un minimo di buon senso, vorrebbe mai vedere.
Michael Sfaradi, 31 luglio 2025
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Immagine generata da AI tramite DALL·E di OpenAI


