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Così il cambiamento climatico ha fatto sviluppare le civiltà

cambiamenti climatici

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È interessante porre in relazione l’andamento delle temperature medie annuali nel periodo post-glaciale con alcune tappe significative dello sviluppo della civiltà umana. Esiste infatti una evidente correlazione tra i cambiamenti climatici, lo sviluppo e la scomparsa di molte civiltà. 

I dati climatici mostrano che, dopo la fine dell’ultima glaciazione, intorno all’anno 6250 a.C. le temperature medie annuali iniziarono a crescere e continuarono a crescere per un lunghissimo periodo, rimanendo per oltre 3000 anni al di sopra della temperatura media post-glaciale. Durante questo periodo, noto ai paleo-climatologi come “optimum climatico post-glaciale”, il progressivo miglioramento del clima rese abitabili anche le latitudini nordiche e, al contrario, rese gradualmente meno facile la sopravvivenza alle latitudini più meridionali, soggette a un progressivo processo di inaridimento e desertificazione. 

La prima puntata

Grazie all’optimum climatico, nei territori nordici si svilupparono le popolazioni, di ceppo indoeuropeo, che affiancarono progressivamente e sostituiranno in gran parte quelle di ceppo non indoeuropeo che in epoca precedente avevano colonizzato le latitudini mediterranee e mediorientali. 

Civiltà nordica

L’optimum climatico post-glaciale determinò l’impressionante sviluppo della civiltà del bronzo nordica, che irrompe nello scenario della civiltà umana in maniera improvvisa, nettamente più tardi delle civiltà mediterranee e mediorientali. In Danimarca, Svezia, Norvegia e Germania settentrionale si sviluppa una civiltà che appare fin dall’inizio del tutto autonoma rispetto alle civiltà già riconoscibili nei territori più meridionali.  

Così parlò dell’optimum climatico e della civiltà nordica Pia Laviosa Zambotti (1898-1965): “[È] l’epoca climatologicamente migliore che i paesi nordici abbiano mai conosciuto e che giustifica il quadro di elevata cultura allora raggiunto dalla Scandinavia (…) È nell’ambito di questo lungo e favorevolissimo periodo climatico che si sviluppa l’ascesa della cultura nordica con l’affermazione in linea progressiva delle civiltà di Maglemose, di Ertebölle, dei dolmen, delle tombe a corridoio e infine le ricche manifestazioni culturali dell’età del bronzo”. 

La realtà dell’optimum climatico è confermata da numerosi studi, e in particolare dallo studio dei pollini presenti nelle stratificazioni di terreno studiate dai paleontologi. L’evidenza scientifica mostra complessivamente che i ghiacciai continentali si erano ridotti a un’estensione molto minore di quella attuale e che il Mare Artico era libero dai ghiacci. Alle alte latitudini, la temperatura media estiva era più elevata di diversi gradi centigradi rispetto a quella attuale. In particolare, nell’area scandinava si erano stabilite condizioni climatiche tali da permettere lo sviluppo delle foreste di latifoglie e addirittura la coltivazione della vite. 

Tracollo climatico

Ma il periodo dell’optimum climatico ebbe improvvisamente fine intorno al 3000 a.C., quando le temperature medie annuali precipitarono di 1 °C nel breve volgere di pochi secoli. Questo periodo è noto ai climatologi come “tracollo climatico”. Scrisse in proposito Pia Laviosa Zambotti; “Quasi improvvisamente, la temperatura precipita: entriamo nella fase subatlantica con clima umido e freddo (…) Entriamo nel clima freddo del postglaciale, il quale, coincidendo nella fase massima con l’età del ferro, arginerà e condannerà all’abbandono tutte le più promettenti energie della cultura nordica”.

Stando ai dati climatici desumibili dalle carote di ghiaccio e dai sedimenti, il peggioramento del clima fu molto rapido: iniziò e si compì nell’arco temporale di pochi secoli, influendo in modo determinante sulla vita delle popolazioni, che furono costrette a spostarsi verso sud alla ricerca di condizioni climatiche meno estreme. Iniziò così la grande migrazione che portò le popolazioni di ceppo indoeuropeo a soppiantare gradualmente le popolazioni di origine non indoeuropea che popolavano l’Europa centro-meridionale, l’altopiano iranico e l’India. 

Fu questa grande migrazione a diffondere in Europa le popolazioni indoeuropee che la occupano tuttora.

Civiltà cretese

Il tracollo climatico fu seguito da un nuovo periodo di riscaldamento del clima che si manifestò a partire dal 2700 a.C. e culminò intorno al 1300 a.C.. Durante questo periodo di riscaldamento (detto “periodo caldo minoico”) nacque e si sviluppò nel Mediterraneo la civiltà cretese, chiamata dal suo scopritore, l’archeologo britannico Arthur Evans, “civiltà minoica”.

Le evidenze archeologiche inducono a ritenere che questa civiltà si sia ulteriormente sviluppata in seguito all’innesto di una popolazione di ceppo indoeuropeo proveniente dall’esterno – che parlava un dialetto greco e acquisì in loco la scrittura nota come “Lineare B”, decifrata da Michel Ventris nel 1953 –  su un substrato antropico di ceppo non indoeuropeo preesistente, che parlava una lingua sconosciuta e utilizzava la scrittura nota come “Lineare A”, tuttora non decifrata. 

La civiltà cretese fu dunque la prima civiltà indoeuropea a svilupparsi nel Mediterraneo, riuscendo a dare vita ad una rete commerciale marittima che raggiunse il Nord-Africa, la Fenicia (l’attuale Libano) e le coste del Mar Nero. Anche lo sviluppo di questa civiltà fu propiziato da un miglioramento del clima di cui si trova testimonianza nelle carote di ghiaccio e nei sedimenti marini.

Civiltà romana

Del resto, in un’epoca in cui l’uomo dipendeva totalmente dalla natura, è logico pensare che il clima dovesse avere un’influenza determinante sullo sviluppo delle attività umane e in definitiva della civiltà. Questa assunzione sembra confermata da quanto visto sullo sviluppo della civiltà nordica e sullo sviluppo della civiltà cretese. Ma altre conferme vengono dal confronto tra l’andamento della temperatura media annuale e lo sviluppo di civiltà molto diverse e molto distanti nel tempo, come quella romana e quella vichinga.

I dati ricavati dalle carote di ghiaccio e dai sedimenti marini mostrano che il periodo caldo minoico fu seguito da un periodo di raffreddamento del clima durante il quale le temperature medie annuali si mantennero comunque al di sopra della temperatura media post-glaciale. Intorno al 750 a.C. iniziò un nuovo periodo di riscaldamento che culminò intorno al 100 a.C. e che si esaurì intorno al 300 d.C., accompagnando la nascita e lo sviluppo della civiltà romana. Per questo motivo i climatologi chiamano questo periodo “periodo caldo romano”.

La civiltà romana emerge dalle popolazioni indoeuropee di ceppo latino e sabino che popolavano il Lazio centrale e che vivevano a stretto contatto con la popolazione non indoeuropea degli Etruschi. A partire dal VII secolo a.C. questa civiltà si stacca nettamente dal contesto locale, sotto la guida, secondo la tradizione, di quattro re latini e sabini e di tre re etruschi e, successivamente, con un proprio originale ordinamento di tipo repubblicano. Si deve probabilmente alle condizioni climatiche favorevoli se Roma riuscì ad imporsi e a dare vita, nell’arco di pochi secoli, all’impero che segnerà per sempre la storia del mondo.

Civiltà vichinga

Un ultimo esempio della stretta correlazione esistente tra le condizioni climatiche e lo sviluppo delle civiltà umane riguarda la nascita e la crescita della civiltà vichinga.

Come si è visto, il tracollo climatico verificatosi intorno al 3000 a.C. ebbe l’effetto di arrestare bruscamente lo sviluppo della civiltà nordica. Ma tra il 750 e il 1100 d.C. la temperatura tornò a livelli più elevati. I ghiacciai terrestri e marini tornarono a ritirarsi rendendo nuovamente abitabili le latitudini nordeuropee. Grazie alle nuove favorevoli condizioni climatiche, in queste aree, e in particolare sulle coste della Scandinavia e della Germania settentrionale, si sviluppò la civiltà vichinga, che ebbe i suoi caratteri salienti nella navigazione e nella pirateria.

Approfittando del fatto che il Baltico e l’Atlantico del nord erano tornati ad essere sgombri dai ghiacci, i Vichinghi riuscirono a raggiungere e a colonizzare l’Islanda e la Groenlandia, che all’epoca doveva essere libera dai ghiacci, visto che fu chiamata “Gruenland”, ovvero “terra verde. I Vichinghi giunsero anche a fondare almeno una colonia nel continente americano, sulla costa settentrionale dell’isola di Terranova, terra che essi chiamarono Vinland, come riferiscono le saghe nordiche. I resti della colonia vichinga di Vinland furono scoperti e riportati alla luce tra il 1960 e il 1968 dagli studiosi norvegesi Helge e Anne Stine Ingstad, che dimostrarono così come l’America fosse stata raggiunta dai Vichinghi quattro secoli prima di Colombo.

Ugo Spezia, 7 gennaio 2023

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