Cronaca

Così la violenza contro le donne sta diventando normalità

Dall’educazione dei giovani al ruolo della tv e dell’informazione: un appello forte contro il senso di impunità e ogni forma di legittimazione culturale degli abusi

violenza sulle donne Immagine generata da AI tramite GPT Image 1.5 di OpenAI
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Mi sia consentito esprimere la mia vivissima preoccupazione in merito al turpe dilagare degli abusi e delle violenze ai danni delle donne di tutte le età. Come donna e come educatrice avverto in me un profondo senso di smarrimento e di angoscia davanti a simili atti che vedono le donne violate nel fisico, nell’animo e nella dignità.

Il tema della violenza intercetta plurimi ambiti di intervento: innanzitutto si tratta di atti che negano completamente il valore del rispetto, della sacralità e della inviolabilità della persona; per questo occorre intervenire in modo deciso con i nostri giovani, perché siano educati al rispetto di se stessi e dell’altro, al rispetto e alla cura di sé, dell’altro, dei suoi beni, del creato, dell’ambiente che ci circonda.

Chi è impegnato in campo educativo sa perfettamente che spesso i nostri giovani crescono senza alcuna regola, in un senso di impunità dilagante che fa avvertire il bene come cosa scontata, dove la voce dell’adulto non ha alcun valore. In campo educativo dobbiamo fare molto, e in fretta, perché il percepire tutto come scontato crea il desiderio di possesso a tutti i costi e fa decadere qualsiasi forma di rispetto, per sé e per gli altri.

Chiaramente, poi, al dilagare del fenomeno concorre il senso di impunità dilagante, la certezza di non incorrere in sanzioni. È un tema, quello della violenza, che ha a che fare con la tenuta sociale dei territori e con la percezione del ruolo delle Forze dell’Ordine e del rispetto della Legge.

Le violenze, poi, spesso sono commesse all’interno delle mura domestiche: su questo fronte la responsabilità sociale, unita a quella individuale, può fare realmente la differenza, in positivo come in negativo. Proprio per questo motivo molto importanti sono state le iniziative come quelle delle scarpette rosse oppure del cosiddetto codice rosso: sia a livello legislativo sia a livello dell’informazione si è compresa l’urgenza di un intervento che sensibilizzasse i cittadini sul tema e la conseguente azione preventiva, con il coinvolgimento di attori, cantanti, giornalisti.

Ora dobbiamo continuare su questa linea di azione, nei diversi livelli e nei diversi contesti, perché non si crei né un senso di assuefazione, né un pericolosissimo fenomeno di emulazione, né, tantomeno, un fenomeno ancora più pericoloso, che è quello del voler minimizzare alcune esternazioni riguardanti la violenza, così come ho avuto modo di ascoltare da parte di taluni opinionisti, in merito alla triste vicenda di Garlasco, che riconducono le affermazioni di Andrea Sempio a esternazioni tipiche di una persona immatura: si tratta di affermazioni che legittimano la violenza stessa.

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Sempre, in tutti gli ambiti, la parola va usata con prudenza: il rischio della legittimazione della violenza è sempre presente e deve essere sempre scongiurato. Chi esprime posizioni che tendono a minimizzare la gravità della violenza non deve trovare spazio in dibattiti pubblici, perché la ricaduta di simili parole ha una portata terribile sulle nostre vite e concorre al dilagare del fenomeno.

Mi appello alle trasmissioni TV, agli autori, ai conduttori, ai giornalisti: la TV e l’informazione esercitano un ruolo educativo enorme nei confronti dei cittadini, soprattutto di quelli culturalmente più fragili. Tutti siamo chiamati alla responsabilità, tutti siamo chiamati ad essere corresponsabili del bene, proprio e altrui.

Suor Anna Monia Alfieri, 30 maggio 2026

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