Covid, 3 tecniche di manipolizzazione di massa

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Non c’è alcun dubbio: un redivivo George Orwell, se potesse seguire le cronache del Coronavirus in questo 2020, troverebbe ogni giorno nuovi e fantasiosi esperimenti del suo newspeak, la neolingua da lui prefigurata in 1984. E badate bene: nella dimensione distopica immaginata da Orwell, questo nuovo linguaggio non doveva essere solo un mezzo espressivo, ma uno strumento per rendere pressoché impossibile qualunque altra forma di pensiero, qualsiasi altro approccio alla realtà, confinando ogni eventuale eresia nel recinto del tradimento o della follia. Ecco le ultime tre applicazioni, individuate fresche fresche dai giornali della scorsa settimana.

1. La prima ha a che fare con l’uso della parola “negativizzati” per indicare chi non sia più positivo, ad esempio dopo un ulteriore tampone di verifica. Se ci pensate bene, qui siamo dinanzi a un virtuosismo della manipolazione: per indicare un evento rassicurante, per descrivere cioè l’uscita da una situazione che poteva destare preoccupazione, si utilizza una parola che a sua volta inquieta, che porta con sé un alone cupo. Avete fatto caso che, per la ragione uguale e contraria, nessuno usi la parola “sano”?

2. La seconda ha a che fare, quando qualcuno risulta positivo al test, con la naturalezza con cui siamo tutti portati (ecco la nuova forma di pensiero imposta) a inviare auguri di pronta guarigione. Peccato che essere positivi non significhi essere malati, né dover necessariamente sviluppare una malattia o sopportare sintomi. Anzi: l’osservazione clinica ci dice che, in questa fase, circa 9 su 10 dei contagiati non hanno sintomi. Questo dovrebbe per un verso – naturalmente – farci valutare positivamente la precauzione di un breve isolamento domestico per queste persone (e per ciascuna di loro è indubbiamente una terribile scocciatura: non sono malati ma potrebbero rivelarsi contagiosi), ma per altro verso dovrebbe indurre un senso generale di sollievo. Diversamente da quanto accadde a marzo e ad aprile, con numeri impressionanti di decessi, ospedalizzazioni e ricoveri in terapia intensiva, stavolta queste tre voci rimangono fortunatamente con numeri bassissimi. Eppure, il pattern mentale in cui ci siamo infilati è quello dell’equivalenza logica tra “positivo” e “malato”.

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13 Commenti

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  1. Sono contento che finalmente si richiami alla memoria George Orwell che molti anni fa ha prefigurato in “1984” un sistema sociale con molti punti di contatto con quanto stiamo vivendo. Di lui si dovrebbe leggere o rileggere anche “La fattoria degli animali”, che ha descritto un universo dove tutti sono uguali, ma qualcuno lo è più degli altri. Libri da introdurre nell’insegnamento obbligatorio …!

  2. Quando attraverso la strada principale della mia città, alle 7.30 del mattino di una qualunque domenica, mi capita d’incontrare una mascherina che a 50 metri di distanza, con il marciapiedi libero decide di attraversare la strada per evitare un contatto ravvicinato di qualche metro…
    Il virus passerà, le fobie innescate dureranno molto più a lungo e saranno coltivate da nuovi fantasmi.
    L’uomo virtuoso di cui si è parlato nel corso del lockdown è solo un uomo impaurito. Niente a che vedere con un cittadino responsabile.

  3. Ho notato che anche Capezzone, più misurato ed equilibrato in trasmissione (raccomandava ieri cautela e buon senso ricordando che bisogna comunque ripartire ma sicuramente con i dovuti accorgimenti)
    cambia completamente tono e registro nel forum facendo paragoni davvero improbabili nientemeno con la distopia orwelliana.
    Perché?
    Ieri in diretta riconosceva che la situazione durante il lockdown era difficile, sarebbe stata difficile per qualsiasi governo (cito quasi testualmente) oggi qui a parlare di psicolinguaggio ed altre amenità senza fondamento.
    Perché?

    • Dipende dagli OSPITI.
      Ieri sera con Piller da una parte e il politologo Pasquino dall’altro, ha dovuto comportarsi da misurato e equilibrato altrimenti lo avrebbero BOCCIATO.

    • Credo perchè in tv non abbia il coraggio di dire ciò che va detto, probabilmente pena epurazione.
      Anche per questo la tv è solo controproducente, di regime, e va spenta.

      • Temo che racconta un sacco di chiacchiere a senso unico che non può sostenere se gli altri OSPITI sono di LIVELLO.
        Quindi se non ha il coraggio di sostenere le sue tesi è meglio quando sta in silenzio così impara.
        Se bisogna spegnere la TV, stasera guardati la partita invece di ….

        • Quanto scritto in questo articolo è corretto.
          Se il pollaio televisivo non consente ci comprenderlo, è un problema del pollaio, non dei concetti.
          Invece di?
          Calcio no grazie.

  4. Ci hanno fatto il lavaggio del cervello, anche con l’uso di termini terrorizzanti che agiscono tipo messaggi subliminali. Tutto è lecito per ossessionare le persone e tenerle al guinzaglio psicologico. Molti ancora ci cascano ma, fortunatamente, molti altri – spero, la maggioranza – hanno capito il giochino e si ribellano. Io sono una di questi ultimi, ormai non li ascolto nemmeno più, mi infastidiscono, soprattutto adesso che vedo che i vari virologi si candidano per ricoprire incarichi pubblici o politici…che schifo

  5. Spegnere la tv, buttare i giornali, e sottrarsi alla propaganda finchè è possibile farlo.
    Ormai è tutto così palese e dichiarato, che ci vuole qualche blocco mentale (emotivo) bello forte per non rendersene conto.

  6. Mi scusi dr Porro. Ma Lei e anche Capezzone essendo persone evidentemente molto ragionevoli , non sarebbe ora che iniziaste a mettere in dubbio anche questa storia delle morti? Stante la pressoché totale assenza di autopsie sui deceduti , nessuno può sapere esattamente quanti cittadini sono morti effettivamente DI coronavirus e non CON IL coronavirus! È apodittico!

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