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Covid, gli aiuti russi erano 007? Ecco cos’hanno (già) detto i servizi segreti

Oggi l’audizione al Copasir di Giuseppe Conte sulla missione “dalla Russia con amore”

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Oggi il Copasir sente Giuseppe Conte sulla vicenda della presunta “missione 007” dei russi in Italia, quando inviarono un centinaio di militari per aiutare la provincia di Bergamo. Operazione di intelligence? Ci hanno rubato chissà quali segreti? Si sono portati via informazioni importanti? Volevano “bonificare” gli uffici pubblici? Da giorni non si parla d’altro. Eppure il Copasir, cioè il Comitato parlamentare che controlla i nostri servizi segreti, ha già indagato su quei fatti. E solo un mese fa ha fatto uscire una relazione, che quasi tutti ignorano. Ecco cosa c’è scritto:

“L’attivismo della Russia si rivolge soprattutto all’acquisizione di informazioni di carattere politico-strategico, tecnologico e militare. Oggetto di particolare interesse sono i processi decisionali nei vari settori dell’azione politica tra cui gli affari esteri e quelli interni, la politica energetica, la politica economica e le dialettiche interne alla NATO e all’Unione europea. Le attività portate avanti in questi ambiti sono solitamente negabili e difficilmente attribuibili.

Secondo notizie di stampa, nel contingente militare russo inviato in supporto all’Italia nel contrasto all’emergenza sanitaria da COVID-19 nelle province di Bergamo e Brescia nel marzo/aprile del 2020, sarebbe stato presente personale dei servizi segreti russi. Tale vicenda è stata oggetto di una richiesta di informazioni al DIS e di richieste di chiarimenti durante le audizioni del Ministro della difesa e dei direttori dell’AISE e dell’AISI. Da quanto si è appreso, la missione russa si sarebbe svolta esclusivamente in abito sanitario con il compito di sanificare ospedali e residenze sanitarie assistenziali (RSA) e il convoglio si è mosso sempre scortato da mezzi militari italiani”.

In fondo i russi quando vogliono dare la caccia a informazioni militari e strategiche, usano gli “officer” accreditati all’ambasciata e coperto da immunità diplomatica. “Il Comitato – si legge ancora – ha approfondito la vicenda riguardante il capitano di fregata Walter Biot, in servizio presso lo Stato maggiore della Difesa, che ha trafugato documentazione classificata consegnandola all’officer del GRU (Servizio di intelligence militare), Dmitry Ostroukhov, in cambio di somme di denaro. La vicenda è un chiaro esempio del metodo di avvicinamento a soggetti appetibili operato dai servizi russi che è caratterizzato soprattutto nello status degli officer presenti nei vari Paesi occidentali, i quali sono tutti o quasi tutti coperti da status diplomatico e in genere tendono a infiltrare le istituzioni. Cercano anche aspetti economici, sebbene in termini forse un po’ più residuali rispetto ai cinesi, ma sono soprattutto orientati alla ricerca informativa nell’ambito istituzionale, grazie anche al loro status, che li porta ad avere delle frequentazioni pubbliche”.

Sulla natura di quella missione, il governo aveva fornito alcune informazioni grazie ad una interrogazione parlamentare. A concordare l’invio di aiuti fu l’allora presidente del Consiglio Conte in una telefonata diretta con Vladimir Putin, anche se poi i dettagli furono messi a punto dal ministro delle Difesa Lorenzo Guerini con l’omologo di Mosca, Shoygu. “I colloqui – si legge nella risposta del sottosegretario Emanuela Claudia Del Re – sono stati preceduti da contatti, a livello diplomatico, attraverso la nostra Ambasciata a Mosca e l’Ambasciata russa a Roma. D’intesa con Palazzo Chigi, il Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale, insieme a Difesa e Protezione civile, hanno avviato il coordinamento degli aiuti, la cui gestione è stata assicurata dalla Protezione civile”.

Quanto è durata la missione? “Il team sanitario russo è rimasto in Italia dal 22 marzo al 7 maggio 2020 e ha lavorato in sinergia con il personale della Difesa italiana e quello del Ministero della salute”. E ancora: “Il rientro in Russia dei componenti della delegazione è stato completato il 15 maggio e il flusso degli invii di aiuti è stato sospeso, di comune accordo con la controparte russa, in considerazione del progressivo miglioramento della situazione sanitaria nel nostro Paese e del contestuale peggioramento della situazione sanitaria in Russia”.

Quanti erano? “Il contingente russo era composto da 104 unità, nello specifico 32 operatori sanitari (tra medici e infermieri), 51 bonificatori e altro personale di assistenza e interpretariato a supporto”.

Come hanno operato? “Sono state costituite squadre miste con personale militare italiano del 7° Reggimento di Difesa (NBC) «Cremona» di Civitavecchia ed è stata avviata l’attività di sanificazione in alcune strutture e aree di Bergamo definite dalla Protezione civile, in coordinamento con regione e ASL Lombardia”.

Dove hanno lavorato? “Le attività di disinfezione e bonifica sono state dirette principalmente in favore delle residenze sanitarie assistenziali. Inoltre, il personale sanitario ha svolto attività presso il campo dell’Associazione nazionale degli alpini situato in prossimità dell’ospedale Giovanni XXIII di Bergamo. Al personale russo impegnato nell’attività di supporto è stato fornito vitto e alloggio presso strutture alberghiere nel bergamasco, con oneri a carico della Protezione civile regionale. È stata riservata un’area presso il 3° Reggimento sostegno aviazione esercito «Aquila» (aeroporto Orio al Serio – Bergamo), dove è stato allestito un campo con materiali e tende forniti dalla Protezione Civile regionale”.

Cosa ci hanno donato i russi? “Per quanto riguarda le donazioni ricevute, la Protezione civile ha riferito di aver ottenuto e distribuito sul territorio nazionale: 521.800 mascherine, 30 ventilatori polmonari, 1.000 tute protettive, 2 macchine per analisi di tamponi, 10.000 tamponi veloci e 100.000 tamponi normali”.

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