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Covid: la Cina si dava 10 e lode sulla prevenzione

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Qualche giorno fa, il Guardian ha rilanciato alcuni documenti al vaglio della Procura di Bergamo, che dimostrerebbe come, negli anni, l’Italia abbia “ingannato” l’Oms, autocertificando inesistenti progressi nello sviluppo di alcuni indicatori del sistema sanitario. Ma le cattive abitudini sono contagiose. E in effetti, a ben vedere, Roma non è stata l’unica a imbrodarsi. Anzi: c’è qualcuno che ha fatto persino di peggio… Ma prima di scendere nei dettagli, inquadriamo brevemente le coordinate del problema.

Italia, l’incognita dei dati

Nel 2005, l’Assemblea mondiale della sanità approva il nuovo Regolamento sanitario internazionale, che entra in vigore due anni dopo. Ciascun Paese s’impegna a maturare una serie di “capacità” idonee a fronteggiare scenari di crisi: in primis le epidemie, ma anche eventuali attacchi terroristici con armi chimiche. Ogni anno, poi, gli Stati avrebbero trasmesso all’Oms i risultati di un’autovalutazione, condotta sulla base di alcuni parametri di riferimento, che sono stati poi aggiornati nel 2018.

Cominciamo dal caso italiano. Salvo i tre anni di blackout, dal 2012 al 2015, il ministero della Sanità ha sempre certificato conquiste superiori alla media europea. Per dire: calcolata in percentuale, la media dei nostri indicatori, nel 2019, era pari all’86%, mentre la Germania si era data appena due punti in più. Ci consideravamo preparati al 100% sul piano della dotazione di laboratori, anche se, a inizio pandemia, avevamo solamente 31 strutture in grado di processare i tamponi. Quanto alle capacità di sorveglianza, ci assegnavamo un bel 90%: eppure, il tracciamento del Covid è saltato quasi subito.

Le bugie della Cina

Ma, come dicevamo sopra, qualcun altro è stato più “furbetto” di noi. Chi? Ma è ovvio: la Cina. La loro ultima autovalutazione prima della pandemia ha del clamoroso. Sapete che voto si sono dati alla voce relativa alla prevenzione della zoonosi, cioè il passaggio degli agenti patogeni dagli animali all’uomo? 100%. Sì, avete letto bene: il Paese in cui il coronavirus è passato dai pipistrelli di Wuhan agli esseri umani, si considerava pronto al 100% a scongiurare il pericolo di zoonosi.