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Covid, la Lombardia accontenta il Pd: “Sanitari no vax lontani dai fragili”

no vax lombardia

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Debbo ammettere che la notizia mi ha letteralmente sconvolto. Senza alcun elemento scientifico a sostegno, martedì scorso, il Consiglio regionale della Lombardia ha approvato all’unanimità una mozione di Samuele Astuti, esponente del Pd, con la quale impegna la giunta a non reintegrare gli operatori sanitari no vax nei reparti con pazienti fragili.

Ora che non ci sia stato nemmeno un astenuto ad esprimere un dubbio in merito ad una misura così scandalosamente discriminatoria lascia veramente stupefatti, dando il senso di una orrenda compattezza politica che ci riporta alla mente alcune altrettanto orrende dittature del passato.  Dittature le quali, occorre ricordare, per raggiungere un simile unanimismo hanno dovuto compiere grandi delitti di massa, mentre nell’Italia del terzo millennio è stata sufficiente una pandemia a bassa letalità.

Nello specifico si tratta di una vergognosa manifestazione di talebanismo sanitario priva di alcuna razionalità, se non quella di voler punire attraverso una sorta di apartheid ospedaliero i sanitari che, per le più disparate ragioni, si sono coraggiosamente battuti in difesa delle loro e delle altrui prerogative costituzionali. Prerogative messe in forte discussione dall’imposizione di alcuni vaccini sperimentali, ancora oggi avvolti da troppi aloni di mistero.

Sul piano pratico, dato che persino i produttori di tali vaccini hanno esplicitamente dichiarato la loro inefficacia a bloccare i contagi, ponendo “democraticamente” tutti i soggetti sullo stesso piano, vaccinati e non vaccinati, la mozione stalinista della Lombardia non ha nulla che vedere con la tutela della salute dei fragili, mentre essa rappresenta un vergognoso atto di ritorsione nei confronti di quei medici e di quegli infermieri che hanno disobbedito al dogma sanitario ancora imperante. Perché di dogma si tratta, dal momento che non esiste alcuna evidenza che dimostri la maggior contagiosità di questi ultimi.

Dunque, l’odiosa discriminazione, la quale di fatto impedisce ai medici renitenti di onorare appieno il loro giuramento di Ippocrate, rappresenta una punizione esemplare nei riguardi degli eretici col camice bianco, rei di aver messo in discussione a loro spese una narrazione terrorizzante che, oggi come ieri, fa acqua da tutte le parti.

E mentre l’informazione mainstream, in maggioranza composta dagli ortodossi del progressismo a corrente alternata, si straccia le vesti per i presunti diritti costituzionali negati ai migranti irregolari, non credo che avrà molto da eccepire in merito all’ennesimo oltraggio in stile “Fattoria degli animali” subìto dai medici lombardi no-vax, che per il relativo Consiglio regionale sono assolutamente meno uguali degli altri medici.

Idem con patate per i massimi custodi della nostra Suprema legge, i quali da circa tre anni sembrano aver completamente abdicato al loro ruolo di garanzia, soprattutto nel tutelare i diritti completamente calpestati delle minoranze. Minoranze di liberi cittadini che, nel caso della pandemia, continuano ad essere trattati alla stregua degli untori manzoniani.

Claudio Romiti, 9 novembre 2022