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La lotta alla pandemia

Covid? “Rimarrà fino alla sostituzione di certe classi d’età “. La rivelazione choc di Crisanti

Il virologo Andrea Crisanti sgancia una nuova bomba e segue la strategia del Regno Unito: i sani si immunizzano da sé

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«Cambiare paradigma». A dirlo non è un negazionista, bensì il campione dello screening di massa, già sostenitore dei lockdown, Andrea Crisanti. Il microbiologo, intervistato da Alessandro Rico sulla Verità, ribadisce che ormai, a morire, non sono tanto i no vax, quanto i fragili, vaccinati «anche con tre dosi. È gente sottoposta a terapie cortisoniche, a immunosoppressori, o sono anziani il cui sistema immunitario non funziona a dovere. Li puoi vaccinare quanto ti pare, ma non rispondono».

Il microbiologo, dunque, sostiene che a questo punto bisognerebbe proteggere solo questa categoria di pazienti, mentre gli altri dovrebbero essere lasciati finalmente liberi di vivere: «Dopo la vaccinazione, lasciamo circolare il virus, perché siamo più protetti e chi s’infetta avrà una specie di booster naturale».

È, in fondo, la strategia britannica, che Crisanti conosce bene: i sani devono immunizzarsi da sé. È anche il nocciolo della filosofia promossa dalla Great Barrington declaration: protezione mirata, anziché lockdown generalizzati. «Adesso ce lo possiamo permettere», riconosce il prof, che abbandona anche il feticcio dei tamponi a tappeto: «Non vale più la pena farli», spiega, «perché non consentono comunque di bloccare la trasmissione del virus», tramite l’individuazione precoce dei focolai. Omicron, infatti, viaggia troppo velocemente: «Il tracciamento, con questo indice di trasmissibilità, non ha senso. Il tampone deve farlo chi ha i sintomi» e chi deve «entrare in contatto con i fragili». Bocciato pure il ritorno delle mascherine: se uno le usa «solo sull’autobus, ma poi va al bar, al cinema, al teatro, a una festa, al ristorante, o a ballare, la mascherina lo protegge mezz’ora al giorno. L’impatto è zero. In questo momento», quindi, «bisogna cambiare paradigma: la priorità è proteggere i fragili. È questo il modo di convivere con il virus».

Nel ragionamento di Crisanti, però, c’è anche una nota tanto realistica quanto impressionante: l’esperto osserva che, purtroppo, i fragili, «che hanno dai 70-75 anni in su, con un’aspettativa di vita che in Italia arriva circa a 85 anni, nel tempo diminuiranno, finché non rimarranno solo le persone che hanno risposto bene al vaccino». In pratica, una forma di selezione naturale? «Una sostituzione per classi d’età», la chiama il prof. Quasi come a voler dire: protezione targettizata o quarte e quinte dosi (che tra l’altro, riconosce, non schermano dal contagio), comunque i più vulnerabili prima o poi avranno la peggio. La brutale tragedia della condizione umana.