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Fine Covid mai?

Covid, Schillaci non faccia Speranza: va cambiato paradigma

Il ministro conferma la linea della “prudenza” sulla quarantena per i positivi al coronavirus

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In merito alle residue restrizioni legate ad una pandemia clinicamente quasi estinta, l’Italia stenta a voler seguire l’esempio della gran parte dei Paesi evoluti, molti dei quali da tempo sono usciti da un delirio sanitario che ha pervaso buona parte del mondo economicamente avanzato. In tal senso la sintesi migliore per sottolineare la differenza l’ha fatta di recente il quotidiano La Verità , con un titolo di apertura che riassume la questione: “Covid, all’estero si scusano. Qui si nega ancora l’evidenza.”

Ebbene, proprio in tal senso si inquadrano a mio avviso le titubanze e le incertezze, politicamente comprensibili in un Paese ancora intontito dalla grande manipolazione di massa subita per quasi tre anni, che stanno sempre più caratterizzando la normalizzazione promessa dal governo Meloni.
Normalizzazione che, a mio modestissimo parere, non può assolutamente prescindere da un totale cambio di paradigma nei riguardi del Sars-Cov-2, il quale consenta di non trattarlo più alla stregua della peste bubbonica, come è stato colpevolmente fatto dai precedenti governi, bensì valutandolo nella sua attuale, assai bassa patogenicità.

Per questo motivo, ancor più di ieri, occorre smetterla di prendere come parametro per giustificare il mantenimento di alcune misure, o addirittura per introdurne di altre, il livello dei contagi. Contagi che sono stati oggetto di una colossale mistificazione, denunciata pubblicamente da pochi, coraggiosi scienziati, spacciandoli per la malattia grave, se non addirittura per l’anticamera dell’obitorio.

Ebbene, interpellato sul promesso allentamento delle restrizioni vigenti, su tutte la sempre più incomprensibile quarantena dei positivi al tampone, questa l’ennesima gelata del ministro della Salute Schillaci: “Saranno adottate in base ai dati sull’andamento della pandemia che, ad oggi, sembrano migliorati ma restiamo prudenti perché la stagione fredda è appena agli inizi”.

Quindi, ciò significa che fino a quando dura il circo Barnum di un insensato tamponificio, che sul piano economico equivale all’antico pallino keynesiano di sostenere lo sviluppo facendo scavare buche per poi ricoprirle, il sistema resterà prigioniero di un demenziale regime sanitario che continua a voler contenere la diffusione di un virus saldamente installatosi nella comunità umana.
D’altro canto, anche il suo predecessore, Roberto Speranza, ha più volte abusato della prima delle virtù cardinali di dantesca memoria, la prudenza per l’appunto, onde mantenere nel Paese un regime di sorveglianza assolutamente anacronistico.

D’altro canto, così come è sempre accaduto in passato, nei mesi invernali l’aumento dei ricoveri dovuti alle complicazioni dei virus respiratori rappresenta un fatto normale. Quello che invece non è proprio normale è dover mantenere tutta una serie di obblighi che non hanno dimostrato alcun sostanziale beneficio rispetto a chi li ha da tempo aboliti o a chi non si è mai neppure lontanamente sognato di imporli.

Claudio Romiti, 13 novembre 2022