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Le omissioni cinesi

Covid, spuntano “prove” sulla tesi proibita: “Non è naturale”

L’inchiesta choc dei Repubblicani americani sulle origini della pandemia da Covid: “Ci sono prove sostanziali”

laboratorio covid

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La bocciatura della linea Speranza, da parte del governo Meloni, è ormai chiara. Dopo l’eliminazione del bollettino giornaliero ed il reintegro del personale sanitario non vaccinato, il prossimo obiettivo del centrodestra è il perseguimento della “chiarezza su quanto avvenuto durante la gestione della crisi pandemica”. Insomma, in poche parole: una commissione d’inchiesta sul periodo sanitario emergenziale in Italia.

Commissione d’inchiesta

Il primo indiziato, ovviamente, è l’ex ministro Speranza, che si troverebbe al centro del polverone sul lato del mancato aggiornamento pandemico; del dossier dell’Oms, stilato da Francesco Zambon, poi prontamente ritirato; delle attività delle decine di task force istituite dal governo Conte II. La durata della commissione d’inchiesta sarebbe di 18 mesi, e tra i firmatari balza all’occhio non solo la Lega, ma soprattutto il partito di Matteo Renzi, Italia Viva, che al momento dello scoppio della pandemia risultava essere una delle forze sostenitrici dell’esecutivo giallorosso.

Inchiesta americana

Eppure, sembra che anche dall’altra parte dell’Oceano Atlantico, negli Stati Uniti, si voglia approfondire retroattivamente, in particolare sulle vere origini della pandemia da Covid-19. Secondo i membri repubblicani della Commissione sanitaria del Senato, vi sarebbero “prove sostanziali” sul fatto che il virus sia derivato da un’accidentale fuoriuscita dal laboratorio di Wuhan. “Sembra ragionevole concludere che la pandemia Covid-19 sia stata, molto probabilmente, il risultato di un incidente legato alla ricerca”, hanno affermato i membri del Gop.

L’indagine è stata anche ripresa dal quotidiano britannico conservatore, il Daily Mail, secondo cui vi sarebbero “sei incidenti legati alla ricerca che hanno coinvolto il Covid presso laboratori di biosicurezza in Cina, Taiwan e Singapore”. Donald Trump fu il primo a definire il Covid un “virus cinese” e fu anche tra i primi a sollevare l’ipotesi – ai tempi un vero e proprio tabù – della sua uscita dal laboratorio della città di Wuhan. Fin dall’inizio, le viro-star italiane ed americane, si ricordi anche il virologo Fauci, liquidarono la teoria come puro “complottismo”; ad oggi, però, è la stessa Oms a non aver escluso l’ipotesi di un virus modificato artificialmente, e sfuggito per errore umano.

Omissioni cinesi

A ciò, ricordiamo, si aggiungono le continue omissioni della Cina, la quale non ha mai condiviso tutti i dati sul coronavirus con l’Organizzazione Mondiale di Sanità. Fu lo stesso capo delle investigazioni dell’Oms sull’origine del Sars-Cov-2, nel rapporto stilato a marzo 2021, a sollevare la teoria proibita, secondo cui il paziente zero sarebbe un sanitario del laboratorio di Wuhan, che lavorava a stretto contatto con i pipistrelli.

Lo scenario trova riscontro anche nelle parole del professore ed economista, Jeffrey Sachs, inserito due volte dal Time tra i cento personaggi più influenti del mondo. “A mio avviso, si tratta di un errore della biotecnologia, non di un incidente di percorso naturale“, ha affermato Sachs, dopo l’esamina di una sequenza di otto aminoacidi sulla proteina spike del virus con quella trovata nelle cellule che rivestono le vie respiratorie umane. “Non lo sappiamo per certo, ma ci sono prove sufficienti che dovrebbero essere esaminate e non sono oggetto di indagine, non negli Stati Uniti, né da nessuna parte”. Da poche ore, però, l’indagine conclamata poche settimane fa ha avuto ufficialmente inizio.

Matteo Milanesi, 30 ottobre 2022