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Credito d’imposta: come aiutare gli italiani senza aumentare il debito

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Aumento dei rendimenti titoli di Stato, crollo dei mercati finanziari, aumento dei costi energia, riduzione della domanda interna, fallimento delle piccole e medie imprese, conseguente crisi bancaria, recessione economica, riduzione delle entrate fiscali, aumento debito pubblico e costo interessi. Non so se la lista sia completa, comunque c’è già abbastanza per rendersi conto dell’urgenza di un piano finanziario a sostegno dell’economia reale.

Si dirà, tutto dipende dalla guerra e dalle sanzioni e che bisogna prendere una decisione comune a livello europeo. Noi diciamo invece che bisognerebbe fare come in Europa ha fatto la Germania: nel 2020 ha creato dal nulla 820 miliardi di euro con le sue banche pubbliche per sostenere le imprese, il 29 settembre 2022 ha annunciato uno “scudo di difesa economica contro le conseguenze della guerra di aggressione della Russia” da 200 miliardi di euro, in barba a tutti i vincoli di Maastricht e dei successivi Trattati. Qualcuno obietterà che la Germania ha un debito pubblico inferiore al nostro, quindi se lo può permettere. Noi invece non possiamo.

Trascurando qui il fatto che la Germania non calcola nel debito pubblico quello dei Länder e della sua banca pubblica più importante, la Kreditanstalt für Wiederaufbau (KfW), si possono utilizzare nuovi strumenti per reperire risorse finanziarie, senza aumentare il debito pubblico e senza chiedere soldi in prestito ai mercati finanziari o all’Unione Europea. Uno di questi strumenti è sicuramente il credito d’imposta cedibile del Superbonus 110%, che ha permesso di finanziare l’edilizia privata senza aumentare il debito pubblico. Mario Draghi ha cercato in tutti i modi di boicottare il Superbonus, che aveva generato vantaggi per cittadini, imprese, banche e Stato, producendo un aumento del Pil che non si vedeva da anni ed un tesoretto quest’anno che nessuno aveva previsto. Nomisma ha certificato che a fronte di un credito d’imposta concesso di circa 40 miliardi di euro, l’economia generata in Italia è pari a più di 120 miliardi di euro, con un moltiplicatore economico superiore a 3, quindi il gettito fiscale nei primi anni è sicuramente superiore al mancato gettito futuro.

Dobbiamo però eliminare le difficoltà di circolazione dei crediti d’imposta che sono state introdotte da Mario Draghi, giustificate malamente con presunte frodi, costo per lo Stato ed un aumento dell’inflazione. Tutto questo è stato smentito dall’Agenzia delle Entrate (le frodi nel Superbonus sono solo il 3%), da Nomisma e da Luiss Business School e OpenEconomics (nel loro studio sul Superbonus lo Stato ci guadagna) e dal fatto incontrovertibile che l’inflazione è maggiore in Germania; quindi, non può essere causata in Italia dal Superbonus.

Il credito d’imposta dovrebbe a nostro avviso tornare alla sua versione originaria del DL Rilancio n.34/2020, quando era cedibile a tutti illimitate volte, magari migliorato rendendolo riportabile negli anni successivi, se non si ha capienza, e con un incremento annuo, per evitare lo sconto quando viene ceduto. In questo modo diventa un vero e proprio strumento di pagamento fiscale, che nel Superbonus è stato utilizzato solo per “pagare” i lavori dei privati e degli enti pubblici come gli Istituti Autonomi Case Popolari (IACP), ma nulla vieta che possano essere utilizzati per qualsiasi altro appalto pubblico e/o per aumentare gli investimenti dello Stato anche in altri settori dell’economia, ad esempio la produzione di energia rinnovabile, l’innovazione tecnologica delle imprese, incentivi nell’agricoltura o nel turismo, ecc. Il vantaggio è che in questo modo si possono fare nuovi investimenti senza aumentare il debito pubblico, perché le norme europee considerano il credito d’imposta cedibile solo un mancato gettito futuro, che però sarà ampiamente compensato dalle entrate fiscali dei primi anni.

Ma abbiamo altri due problemi da risolvere:

1. il calo del credito bancario alle imprese, che negli ultimi anni è stato di 250 miliardi di euro;

2. l’aumento dei rendimenti sui titoli di stato ed i possibili ricatti dei mercati finanziari.

Per aumentare il credito bancario alle imprese, si potrebbe utilizzare il Medio Credito Centrale, che ha già acquisito Banca Popolare di Bari e potrebbe acquisire anche Monte dei Paschi di Siena, in modo da avere filiali su tutto il territorio nazionale e riuscire a finanziare le piccole e medie imprese in difficoltà. Infatti, tutte le banche, anche quelle pubbliche come la KfW tedesca, sono in grado di creare denaro dal nulla quando fanno i prestiti, e possono addirittura ricevere prestiti dalla BCE a tasso negativo.

Infine, per risolvere il problema dell’emissione di nuovo debito pubblico in scadenza ogni anno, senza essere ricattati dai mercati finanziari, è necessario che lo Stato tuteli ed incoraggi il risparmio privato degli italiani. Non dimentichiamo che gli italiani hanno complessivamente una ricchezza finanziaria superiore a 5 mila miliardi di euro, prevalentemente investita sui mercati stranieri. La soluzione che noi vorremmo discutere è quella di creare conti di risparmio elettronici collegati al Ministero del Tesoro, dove depositando i soldi si ha il capitale garantito e non soggetto al bail-in, un buon rendimento pari a circa i BTP a 10 anni e la possibilità di effettuare direttamente pagamenti senza la necessità di disinvestire. Anche questa soluzione è compatibile con i Trattati Europei, perché la funzione istituzionale di emissione e gestione del nostro debito pubblico è di competenza esclusiva del Dipartimento del Tesoro.

Ricapitolando possiamo finanziare la nostra economia come sta facendo la Germania, utilizzando tre nuovi strumenti che non aumentano il nostro debito con l’estero e sono compatibili con i Trattati Europei:

1. Crediti d’imposta cedibili per finanziare la spesa pubblica senza aumentare il debito pubblico;

2. Banca pubblica MCC+BPB+MPS, per finanziare le imprese in difficoltà a tassi agevolati;

3. Conti di risparmio per riportare il debito pubblico in mano alle famiglie italiane, in modo da tutelare ed incoraggiare il loro risparmio, al contempo evitando i ricatti dei mercati finanziari.

Con questi strumenti si potrebbe realizzare un Piano di rinascita economica da 1000 miliardi, come viene messo bene in evidenza in una petizione online. C’è un modo per sostenere famiglie ed imprese in difficoltà e per effettuare gli investimenti necessari a risolvere tutte le nostre emergenze e realizzare finalmente un benessere equo e sostenibile. Ora lo sapete. Qui il grafico riassuntivo.

Paolo Becchi e Fabio Conditi, 8 ottobre 2022