La nona edizione de La Ripartenza, l’evento ideato da Nicola Porro, vicedirettore del Giornale, si è conclusa con l’intervista al ministro della Difesa Guido Crosetto. Dalla sicurezza nazionale al contesto geopolitico internazionale, passando per gli investimenti nel settore della difesa, l’esponente di Fratelli d’Italia ha acceso i riflettori sui dossier più importanti.
Appuntamento cruciale è stata la Conferenza per la ricostruzione dell’Ucraina, che Crosetto ha definito «coltivare una speranza», un segnale positivo «che la guerra possa finire» e che «l’Europa stia cercando un ruolo diverso». Ha poi osservato come all’interno dell’Unione europea esistano sensibilità differenti rispetto alla minaccia rappresentata dalla Russia: «C’è una parte di Paesi, non quelli lontani dalla Russia, che pensa che tutto potrà tornare come prima. Quelli dell’Est no».
Come esempio ha citato la Svezia, che da paese neutrale è entrato nella Nato per timore di un’espansione del conflitto: «Hanno paura più di tutti. Ora programmano la costruzione di un cimitero che possa ospitare il 5% della popolazione». Un segnale, secondo Crosetto, che «una parte dell’Europa ha paura, e i loro parlamenti ne sono convinti all’unanimità».
Il ministro ha sottolineato che la pace si regge su un equilibrio, in cui «so che se ti attacco, mi faccio male e viceversa», affermando che «serve costruire dialoghi di pace», ma che la deterrenza resta una componente essenziale. Parlando della crisi in Medio Oriente, Crosetto ha rivendicato il ruolo dell’Italia negli aiuti umanitari: «Il primo Paese a portare aiuto alla popolazione palestinese è stata l’Italia. Abbiamo mandato la nave Vulcano in Egitto e ricoverato i feriti palestinesi. Dobbiamo essere orgogliosi che in un momento in cui altri pensano solo alla guerra, c’è un Paese che cerca di portare sollievo».
Sul tema della spesa militare, ha chiarito che «la difesa è una cosa che costa cara», ma necessaria in un mondo dove «la forza è tornata a essere un metodo di dialogo». Secondo Crosetto, i riferimenti internazionali si stanno spostando: «Non sono più i Paesi con grandi democrazie, ma quelli che hanno forza, petrolio o tecnologia».
Ha poi posto l’accento sulla crescente competizione globale sulle risorse strategiche, in particolare le terre rare, sottolineando che «la grande guerra che nessuno vede è quella tra Cina e Usa» e che «la guerra futura in Africa verrà combattuta per le materie prime». In questo contesto, secondo Crosetto, anche i conflitti tradizionali continueranno a svolgere un ruolo.
Riguardo agli investimenti, ha spiegato che «il 65% della spesa va in stipendi, pensioni e servizi intermedi», e solo una parte è destinata agli armamenti. Ha sottolineato l’importanza di investire in «ricerca e innovazione» e ha definito irrealistici alcuni numeri circolati nel dibattito politico: «Quelle cifre (400 miliardi in 10 anni) non le regge il bilancio».
Sulla leva obbligatoria, ha osservato che «può servire per educare le nuove generazioni», ma ha ribadito che «la Difesa è una cosa da professionisti». Ha citato la Germania, che sta sperimentando forme di servizio volontario di un anno, e ha auspicato un rafforzamento del comparto professionale anche in Italia.
In conclusione, Crosetto ha invitato a non polarizzare il dibattito politico su alcuni temi fondamentali: «Si faccia polemica su tutto, ma su alcuni temi come la Difesa no. La Difesa è il presupposto della democrazia, tutto il resto è una declinazione». E ha infine ribadito: «Le forze armate non hanno colore politico. Lo Stato e chi lo serve ha un compito difficilissimo».
Franco Lodige, 12 luglio 2025
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