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Cuba, incubo comunista: l’inflazione corre alle stelle

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Miguel Díaz-Canel cuba

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Cuba chiude il 2022 con la terza inflazione più alta del mondo

Cuba saluta l’anno 2022 tra i tre paesi con la più alta inflazione al mondo, secondo l’analisi condotta dall’economista americano Steve H. Hanke, della prestigiosa Johns Hopkins University. Con un’inflazione del 175%, Cuba si assesta nella terza posizione mondiale. Il Venezuela è arrivato ad occupare il secondo posto che l’isola aveva pochi mesi fa, quando a dicembre i tassi di inflazione del Paese sudamericano hanno raggiunto il 289%, secondo i calcoli di Hanke basati sui dati raccolti il 1° dicembre. Lo Zimbabwe continua ad essere al primo posto nell’inflazione mondiale, con il 394%.

A Cuba non c’è carta per le nuove tessere annonarie. Ieri infatti il Ministero del Commercio Interno cubano (MINCIN) ha reso noto che “a causa di limitazioni finanziarie del settore che hanno causato ritardi nell’importazione delle materie prime per la produzione dei libretti di fornitura 2023, non è stato possibile in diverse province la consegna tempestiva della tessera”. Niente “libretas nuevo” dunque ad Artemisa, Mayabeque, Matanzas, Villa Clara, Cienfuegos, Sancti Spíritus, Ciego de Ávila, Camagüey, Las Tunas, Holguín, Granma, Guantánamo e Isla de la Juventud, per la mancanza di carta per stamparle.

“Maduro, supereroe di Natale” 

“Questo non è il culto della personalità di un altro dittatore, non è un monumento a Franco o un busto del dittatore nordcoreano. Maduro vuole segnare le distanze con il suo predecessore, è il primo presidente post-Chavez e ha bisogno di togliersi il peso dell’eredità dell’ex presidente. Ha bisogno di segnare il suo tempo rivoluzionario. Maduro è un megalomane, vuole essere adorato, ma ha bisogno di liberarsi di un padre politico che a questo punto è un peso pesante perché viene paragonato a lui, viene giudicato”, spiega a El Mundo (vedi foto allegata) il sociologo Gianni Finco, uno dei grandi esperti venezuelani nello studio della narrativa rivoluzionaria.

Questa strategia di allontanamento è una scommessa decisa dei consiglieri cubani di Maduro, gli stessi che hanno imposto il culto semi-religioso di Hugo Chávez durante la sua malattia e morte, con la costruzione di un mito elevato all’altezza di un semidio. A capo del processo c’era lo stesso Maduro (che domani sarà da Lula) con le sue invocazioni all’uccellino che cinguettava i messaggi dall’aldilà.

Paolo Manzo, 1° gennaio 2022


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