Economia

Da ieri è scattata una piccola rivoluzione, sulle pensioni

È questa la riforma più importante fatta finora dal governo Meloni

Da ieri è scattata una piccola rivoluzione, all’insegna del mercato e della concorrenza. Vi va di vedere qual è? Più di 11 milioni di italiani sono iscritti alla previdenza complementare. Vale a dire, versano ogni mese un contributo (che si somma a quello versato dal proprio datore di lavoro), che viene investito sui mercati finanziari e servirà, quando si ritireranno dal lavoro, a costituire una “gamba aggiuntiva” della propria pensione. Quella che viene spesso chiamata “il secondo pilastro”, che si affianca alla pensione Inps, per essere chiari.

La massa di risorse al momento investite è di circa 276 miliardi. Ma chi le gestisce? Chi le investe sui mercati finanziari con l’obiettivo di farli crescere il più possibile, nel corso dei decenni, e dare così il beneficio maggiore al futuro pensionato?

La prima opzione è rappresentata dai cosiddetti “fondi negoziali”: fondi istituiti e gestiti da sindacati e associazioni imprenditoriali in ogni comparto. Una seconda opzione sono prodotti invece offerti dal mercato: banche, assicurazioni, società di gestione del risparmio. Che offrono liberamente i proprio prodotti a chiunque voglia aderire. Fino a ieri, un lavoratore era in pratica obbligato a rimanere in un fondo negoziale. Se avesse scelto l’opzione di mercato, infatti, non avrebbe potuto portarsi dietro il contributo versato dal datore di lavoro. O meglio, lo avrebbe potuto dare solo se espressamente previsto…dalle parti sociali stesse, che ovviamente non avevano alcun interesse a farlo perché avrebbe diminuito la massa di risorse da loro gestite.

Da ieri invece – sempre in conseguenza della riforma del TFR e della previdenza complementare (che ho più volte definito la riforma più importante fatta finora dal governo Meloni) – la libertà di scelta è totalmente garantita: i lavoratori possono scegliere liberamente a quale piano di previdenza complementare aderire – sia quello previsto dal proprio contratto collettivo, che uno offerto da banche e associazioni sul mercato – senza perdere alcun contributo. Possono, cioè “portarsi dietro” anche il contributo che versa il proprio datore di lavoro.

Così facendo, si realizza una vera concorrenza tra i fondi, che competeranno per offrire condizioni migliori e costi inferiori. E inoltre aumenta la probabilità che quei 276 miliardi vengano investiti nell’economia reale, rendendo piu forte e solido il nostro (asfittico) mercato dei capitali.

Come tutte le riforme che promuovono mercato, liberalizzazioni e concorrenza, questa riforma sta registrano la forte opposizione dei pochi che “ci perdono” ( = le parti sociali), e il silenzio spesso inconsapevole dei tantissimi che ci guadagnano ( = milioni di lavoratori che avranno più libertà di scelta e potenzialmente pensioni complementari più alte). E la politica? Tutta in silenzio. Beh, quasi tutta.

Luigi Marattin, 2 novembre 2026

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