Massimo D’Alema lega gli attacchi ricevuti negli anni al significato politico della propria figura. Intervistato da Borselli a Sette Vite, l’ex presidente del Consiglio risponde a una domanda sulle ragioni dell’ostilità nei suoi confronti, ricordata dalla conduttrice anche in riferimento agli ultimi anni. «Io sono stato preso a simbolo», afferma, proponendo una lettura che parte dalla sua appartenenza alla storia della sinistra.
D’Alema spiega di essere considerato una persona che rappresenta «una certa sinistra di matrice comunista», identificata da una parte del Paese come un nemico. Nella sua interpretazione, gli attacchi sono quindi legati anche a questa dimensione simbolica: la sua figura viene associata a una tradizione politica verso la quale, sostiene, permane una forte ostilità.
Il giudizio si allarga poi alla destra. D’Alema parla di una «destra becera», la cui matrice fascista, a suo avviso, non si è esaurita. Quando Borselli gli domanda se ritenga che il fascismo esista ancora, l’ex premier risponde affermando la presenza di una «cultura fascista» e richiamando la «persecuzione personale», che pone al centro della propria denuncia.
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