Nel nostro mondo odierno, spesso funestato da tragiche notizie di incidenti, guerre, discussioni inutili, ci sono ricorrenze annuali fisse che portano un po‘ di normalità e routine. Una di queste è il tradizionale Forum Economico Mondiale (World Economic Forum, WEF), che si terrà dal 19 al 23 gennaio a Davos.
In una settimana molti leaders mondiali si fermeranno a riflettere su temi globali, quasi a voler tirare un sospiro e guardare veramente a come poter migliorare il mondo. Il Forum esiste dal 1971 (quest’anno sarà infatti la 56esima edizione) ed è la piattaforma che “connette i leaders per dare un senso alle sfide globali e far progredire il mondo insieme“.
Come si evince dal relativo sito internet, quest’anno il messaggio fondamentale scelto come motivo conduttore del meeting, è “uno spirito di dialogo“. Per sviluppare l’argomento, il programma del Forum è articolato su 5 temi globali fondamentali, presentati in forma di domande a cui i leaders presenti dovranno rispondere per trovare soluzioni comuni.
1) Come possiamo cooperare in un mondo più conteso? Le grandi potenze sono sempre più in competizione e questo sta rimodellando le aree di influenza globali e le stabilità locali, rendendo le società di molti paesi sempre maggiormente polarizzate. Le norme vengono sempre più contestate, le alleanze cambiano e la fiducia reciproca è sempre più messa in discussione. Le organizzazioni e le aziende devono adattarsi velocemente in questo mondo dove i cambiamenti sono velocissimi.
2) Come possiamo sbloccare nuove fonti di crescita? Le crescenti tensioni nel mondo e la forte incertezza politica condizionano pesantemente l’economia, rendendo gli scenari mondiali spesso imprevedibili. La crescita globale è prevista solo al 3,1% nel 2026. Il commercio, motore tradizionale di crescita, dovrebbe espandersi solo dello 0,9% a causa di regole sempre messe in discussione. L’inflazione di fondo rimane elevata, anche se quella complessiva è ridotta, ma il rapporto debito/PIL ha raggiunto il livello record del 95%. Per crescere le economie dovranno saper reagire sempre più velocemente a shock a breve termine, e anche sfruttare l’innovazione per aumentare la produttività a lungo termine.
3) Come possiamo investire al meglio nelle persone? Fondamentale sarà investire nella riqualificazione e nell’aggiornamento professionale per creare una forza lavoro resiliente nel contesto economico burrascoso in cui ci troviamo. Si stima che il 22% degli attuali posti di lavoro nel mondo cambierà nei prossimi 5 anni. Nelle economie emergenti ci sarà un surplus di manodopera di circa 800 milioni di giovani che entreranno in età lavorativa. La resilienza riguarda anche il tema della salute: oggi 4,5 miliardi di persone sono prive di accesso ai servizi sanitari essenziali: in questo settore viene stimato un deficit di finanziamento di 10,5 miliardi di dollari all’anno.
4) Come possiamo implementare l’innovazione su larga scala e in modo responsabile? L’intelligenza artificiale (AI) sta rimodellando il modo in cui le industrie operano e creano valore e contribuirà con oltre 15.000 miliardi di dollari al PIL globale entro il 2030. Quasi il 90% delle aziende si aspettano un cambio del business da parte dell’AI nel breve termine Oltre ad una corretta implementazione e governance, saranno necessari investimenti sostenuti in tecnologie all’avanguardia nei campi della biotecnologia, informatica quantistica, spazio, semiconduttori e sensori. Le nuove tecnologie, la modernizzazione delle reti e l’accesso all’innovazione saranno fondamentali per soddisfare il sempre più alto fabbisogno mondiale di energia.
5) Come possiamo costruire la prosperità entro i limiti planetari? Infrastrutture, sistemi alimentari ed ecosistemi naturali sono tutti correlati e collegati al clima. La perdita di natura ha un impatto sul 75% del territorio terrestre e comporta rischi significativi. Tuttavia la transizione verso modelli di business diversi potrebbe sbloccare investimenti per 10.000 miliardi di dollari all’anno entro il 2030. Ecosistemi resilienti sosterranno la crescita economica tutelando l’ambiente. Il Forum propone la discussione su sistemi di produzione e consumo rigenerativi, circolari e inclusivi per garantire e sostenere la crescita nei limiti planetari.
La partecipazione al Forum quest’anno sarà massiccia: sono attesi oltre 2.500 leaders del mondo economico, politico, scientifico e culturale provenienti da 130 paesi. Tra essi ci saranno quasi 400 politici, di cui circa 65 tra capi di stato e di governo (inclusi 6 leaders del G7), oltre a appresentanti di alto rango di organizzazioni internazionali. Inoltre saranno a Davos circa 850 dei principali CEOs mondiali e un centinaio di leaders nei campi dell’innovazione e tecnologia.
In particolare, la delegazione statunitense, guidata da Trump in persona, sarà imponente e includerà, secondo la NZZ, anche il ministro degli esteri Marco Rubio, quello delle finanze Scott Bessent, dell’economia Howard Lutnik o dell’energia Chris Wright. Ci sarà anche l’inviato speciale USA per il Medio Oriente Steve Witkoff e l’immancabile cognato del presidente Jared Kusher.
Il Consiglio federale svizzero (cioè il governo svizzero), per garantire la sicurezza dei partecipanti ha stimato una spesa aggiuntiva di circa 9 milioni di franchi. In un comunicato viene addirittura specificato molto precisamente che le spese saranno finanziate per il 50% dal WEF stesso, per il 25% dalla Confederazione, per il 21,67% dal cantone dei Grigioni e per il 3,33% dal Comune di Davos (di cui 100.000 franchi dal comune limitrofo di Klosters).
Anche se il programma del Forum prevede discussioni ad ampio raggio su economia, innovazione e tecnologia, speriamo che il leitmotiv del meeting, il dialogo, la faccia veramente da padrone. E che, magari, a margine degli argomenti ufficiali, si possa veramente progredire e trovare soluzioni su crisi di drammatica attualità sicuramente ben più urgenti e decisive per il mondo: Russia-Ucraina, Gaza, Iran, Groenlandia…
Andrea Gebbia, 17 gennaio 2026
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Immagine generata da AI tramite DALL·E di OpenAI


