Da ieri, dopo settimane di trattative, Stati Uniti e Unione europea hanno stabilito un nuovo accordo sui dazi, fissando una tariffa unica del 15% per la maggior parte delle esportazioni europee verso gli USA. La premier italiana Giorgia Meloni, subito dopo l’intesa, ha spiegato che l’accordo “è giuridicamente non vincolante, di massima”, quindi nei prossimi giorni si dovranno definire meglio i dettagli e le varie esenzioni settoriali. L’intesa coinvolge settori chiave come auto, semiconduttori, farmaci e parte dell’agroalimentare, toccando scambi commerciali che valgono circa 1.400 miliardi di euro ogni anno.
La posizione di Giorgia Meloni: “C’è ancora da battersi”
Nelle ore successive all’annuncio dell’accordo, Meloni ha dichiarato: “Bisognerà studiare i dettagli dell’accordo, bisognerà lavorare ancora sull’accordo perché quello sottoscritto ieri è di massima, giuridicamente non vincolante, quindi nei dettagli bisogna ancora andare, c’è ancora da battersi”. La premier ha rimarcato come sia necessario capire quali saranno le possibili esenzioni, specie per i prodotti agricoli, precisando: “Non so a che cosa ci si riferisca quando si parla di investimenti, acquisto di gas”. Meloni non aveva ancora avuto modo di confrontarsi con la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, né con il mondo produttivo italiano, ma ha annunciato incontri nelle ore successive per approfondire la questione.
Cosa c’è nell’intesa: aliquota, esenzioni e settori critici
L’accordo prevede che la maggior parte delle merci UE verso gli USA verrà colpita da un dazio del 15%, sostituendo il rischio di una tariffa al 30% minacciata nelle settimane precedenti. Si è evitato così un aumento ancora più gravoso che avrebbe colpito pesantemente le aziende esportatrici, in particolare italiane. Nella spiegazione dell’accordo, Ursula von der Leyen ha specificato che la percentuale del 15% include molti settori – tra cui auto, farmaci e semiconduttori – mentre alcuni prodotti agricoli restano ancora da definire. Le esenzioni complete toccheranno invece aerei civili, robotica avanzata e alcune forniture high-tech. Per i metalli, come acciaio e alluminio, restano dazi del 50%.
Le reazioni politiche in Italia e all’estero
Mentre Meloni ha sottolineato la necessità di andare avanti con il dialogo e di affinare i dettagli, la firma dell’accordo non ha convinto tutti. Giuseppe Conte, leader del Movimento Cinque Stelle, ha giudicato l’intesa una “Caporetto economica” per l’Italia. Elly Schlein del Pd ha parlato di “fallimentare accondiscendenza” verso Washington, e Carlo Calenda di Azione l’ha definita “una capitolazione dell’Europa”. Critiche sono arrivate anche dalla Francia: il ministro Benjamin Haddad ha definito l’intesa “squilibrata”, mentre Laurent Saint-Martin, ministro per il Commercio estero, ha detto che l’Europa deve andare oltre questa prima fase, chiedendo che la questione non si chiuda qui.
Impatto per il Made in Italy e misure a sostegno dei settori colpiti
Per molte aziende italiane il dazio al 15% rappresenta un forte aumento rispetto al livello precedente (4,8% in media), ma meno della soglia annunciata dagli USA nel caso di mancato accordo. Settori come la moda, il vino, l’olio extravergine e la componentistica auto sono tra i più interessati. Su alcuni prodotti come il vino, l’impatto finale resta da chiarire, in attesa di capire se rientreranno tra le esenzioni. Giorgia Meloni, insieme ai vicepremier Antonio Tajani e Matteo Salvini, ha espresso la volontà di attivare misure di sostegno sia a livello nazionale che europeo per sostenere le categorie più colpite. Il piano prevederà anche semplificazioni burocratiche e misure per rafforzare la competitività delle imprese italiane ed europee.
Borse e scenari economici dopo l’accordo
Dopo l’intesa, le principali Borse europee hanno aperto in rialzo: a Milano il Ftse Mib ha registrato un +0,74%, mentre Francoforte e Parigi hanno chiuso la giornata rispettivamente a +0,96% e +1,18%. In Asia le reazioni sono state più fredde: Tokyo ha chiuso in calo dello 0,95% dopo la notizia sui dazi. Resta comunque una certa incertezza tra produttori e mercati, soprattutto per l’assenza di dettagli definitivi sui prodotti che avranno dazi, sulle esenzioni e sulle agevolazioni previste sia per l’export che per i produttori locali.
I prossimi passi verso l’attuazione dell’accordo
Il nuovo schema sui dazi necessita ancora dell’approvazione formale da parte dei 27 Stati membri UE nei prossimi giorni. Intanto il governo italiano avvierà consultazioni con associazioni di categoria e imprese per valutare le ricadute specifiche per il tessuto produttivo nazionale. La discussione, sia in ambito nazionale che europeo, continuerà per affinare l’accordo, con attenzione particolare ai settori più fragili e alla volatilità dei mercati. I dettagli definitivi saranno chiariti nelle settimane successive, a partire dai prossimi incontri tra le parti.
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